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Posts Tagged ‘transizione’

Il Transition Training (TT) è un corso intensivo di due giorni in cui sotto la guida di uno o più facilitatori si imparano, in modo esperienziale, molti modi di:

1 Progettare il cambiamento nella comunità partendo dal basso, subito, con le persone che ci sono e senza aspettare i politici (in una parola, Transizione);

2 Immaginare il futuro post-carbon e cominciare a lavorare insieme per arrivarci consapevolmente;

3 Gestire un gruppo e la leadership in maniera partecipata;

4 Comunicare;

5 Lavorare giocando;

E molto altro ancora.

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Tutto quello che riguarda il TT è ben spiegato nei blog e nelle community varie del Movimento di Transizione (vedi i link in basso).

Il meglio del Transition Training è, tuttavia, ben altro. E’ quello che non sta scritto in rete, nei manuali, nei video sulla transizione. Il succo non è certo concentrato negli spezzoni di presentazioni di slide reperibili online.

Il succo è la non misurabile esperienza di scambio, sensazioni, commozioni, relazioni, umanità e vita che un gruppo di venti persone può innescare.

Un gruppo di venti persone in due giorni può gettare le fondamenta di amicizie durature, può sviscerare i più profondi problemi sedimentati, può mettersi in gioco e mettere in discussione tutto quanto fatto fino a quel momento nella vita. Ma questa serie a dir poco incredibile di eventi straordinari possono aver luogo solo se i partecipanti si convincono di trovarsi in una stanza magica, una stanza dove non contano i titoli onorifici, ma come ci si sente, non contano le aggressioni verbali ma conta dire al compagno che siede a fianco cosa si spera per il futuro e si provi, per gioco e con strumenti nuovi e che ci riconnettono, a progettarne uno desiderabile. Due giorni bastano a convincerci che quel gioco è proprio ciò che vogliamo fare da grandi.

Per me è stato così, due giorni fa, a Mestre.

 

2015-02-21_021_m

La frase del giorno: non gruppi ma flussi ;)

Risorse

– Articolo sul sito ufficiale.

– Per fare un Transition Training il calendario è a questo link (in aggiornamento).

– Il sito di alcuni dei Facilitatori.

– FILM del 2013 sulla Transizione nel mondo | Transizione 2.0 (attivare i sottotitoli in Italiano)

 

 

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Quelli che operano egoisticamente per dei risultati sono dei miserabili. – Sri Krishna

 

Credo che la giustizia produca giustizia e l’ingiustizia, ingiustizia. – R. W. Emerson

 

Le persone costruiscono la strada camminando. – Antonio Machado

 

Ben tre citazioni mi ci vogliono, stavolta, di autori che parlano molto meglio di me, per introdurre quanto segue.

“Erase una vez” il Biologico

La storia della nascita del “Biologico” moderno è raccontata in diversi libri guida come Il dilemma dell’onnivoro, ecc. (assemblatevi anche voi la vostra biblioteca domestica).

Partendo dalle fonti è bene sapere che il Bio di oggi è figlio di una ribellione culturale che si oppose al riduzionismo di J. von Liebig, autore di libri che gettarono le basi dell’agricoltura industriale moderna intorno al 1840-50. Nel secolo successivo la Rivoluzione Verde (pseudonimo per indicare il sistema monocoltura-fertilizzanti-pesticidi inaugurato negli USA a partire dagli anni ’40) sposò del tutto il riduzionismo di Liebig come una naturale prosecuzione della logica dualistica Uomo-natura, Bene-male, Giusto-sbagliato dell’uomo occidentale moderno, e che aveva appena dato il meglio di se nella Seconda Guerra Mondiale. Insomma a farla breve si produsse all’epoca una grande frittata di cervelli dei maschi dominanti d’Occidente.

Al riduzionismo e alla sconnessione, proposta da Liebig, come chiavi per comprendere e dominare i processi biochimici (compresa la separazione dei nutrienti per le piante) più di ogni altro autore contemporaneo Albert Howard oppose l’idea di interconnessione.

Esempio – Noi in questo momento siamo in internet (interconnessi) e funzioniamo molto meglio così, come civiltà, usando l’interconnessione: ci informiamo di più e meglio, agiamo in peer-to-peer. Democrazia diretta. Intelligenza collettiva, ecc. ecc. Ciò è un esempio di come l’interconnessione è per noi una cosa seria: la chiave della vita, per tutti i viventi, come aveva intuito Howard.

Un’altra cosa evidente è che funzionando interconnessi, creiamo realtà molto più complesse di quelle che vengono create da persone disconnesse (si pensi ad esempio alle gerarchie militari o clericali o aziendali, prototipi di società nella società, e alla loro ridicola semplificazione organizzativa: idea (di uno solo)-comando-esecuzione del comando). Le società complesse invece si auto-organizzano continuamente con il feedback (ecco come diventano così complesse e resilienti); Le società gerarchiche non possono farlo: ai livelli inferiori non è dato dire la propria.

Ebbene, Liebig, proponendo il metodo riduzionista (mannaggia a Cartesio!) come approccio per lo studio dei processi biologici,  cioè separando gli elementi e i processi, e studiando tali processi nel mondo vegetale, giunse ad un semplificativo schema di funzionamento della pianta: ha bisogno, diceva, per crescere, di acqua, luce e tre elementi, azoto, fosforo e potassio.

E’ un’infelice conseguenza degli approcci semplicistici quella di arrivare a conclusioni semplicistiche.

Detto questo, Howard è ben considerato il primo che in Occidente, in epoca moderna e in quel contesto (al momento propizio, direi) gettò le basi di quello che poi si strutturò come metodo agricolo Biologico. E’ facile accorgersi che non è un metodo (come l’ottusità della legislazione ci porterebbe semplicisticamente condurre a pensare) ma un approcio alla vita, al rapporto con tutti gli altri viventi e, in ultima analisi, alle piante ed animali della nostra fattoria, che poi si regolamenta, purtroppo, con una mera serie di leggi e contratti.

La storia continua. Si dovrebbe raccontare che, entrati nel secolo 1900, ci furono poi altre figure importanti che proseguirono l’eredità culturale di Howard e andarono avanti nello studio della natura vista come un tutt’uno con l’uomo, nonché della fattoria vista come organismo vivente, ma io qui volevo focalizzarmi sugli aspetti sociali del biologico.

Il movimento biologico annoverò fin da subito una schiera di agricoltori che intendevano non piegarsi al modello economico dominante, che volevano condurre la fattoria nel rispetto della natura, cercando di preservare intatti i cicli biochimici e le interconnessioni tra terreno, vegetali e animali. Nel frattempo, dal lato clienti, la consapevolezza portò in USA alla nascita di progetti popolari in cui le persone partecipavano direttamente al finanziamento di tali realtà agricole di controtendenza (andare contro l’agroindustria e il Governo significava avere vita non facile, economicamente). Nacquero così le CSA (Community Supported Agricolture), che erano in pratica filiere di mercato chiuse su se stesse: i cittadini finanziavano le fattorie presso cui veniva coltivato il cibo che poi essi stessi mangiavano. Questo per poter avere nel piatto, ovviamente, cibo bio. Il tutto poteva prevedere in genere anche una sorta di condizione promiscua in cui si poteva pagare in natura, cioè supportando lavorativamente i produttori.

Mercato vs Comunità

La CSA è molto più lungimirante dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidali) italiani o delle cooperative di soli acquirenti come ConProBio (Svizzera) o CortoCircuito (Italia): nel restare produttori indipendenti infatti si ha l’indubbio vantaggio di poter produrre come si vuole cosa si vuole (basta farlo di nascosto). Per contro non si ha vita facile, nel Mercato, stretti tra GDO (Grande Distribuzione) e fornitori, che insieme agiscono simultaneamente con effetto incudine-martello riducendo gli utili al minimo per l’agricoltore. Inoltre nel GAS non si supera l’eterna dualità, l’eterna contraddizione concorrenziale tra compratore e venditore: il primo vuole comprare sempre la merce al prezzo più basso possibile, il secondo venderla al prezzo più alto. Si rimane, quindi, nemici sotto lo stesso tetto, in un rapporto di dipendenza-conflitto mai risolto, che è l‘essenza del Mercato [2]. Nella CSA invece si supera questa dicotomia e si pratica la Common (la Comunità)[1]. Gli agricoltori faranno in tal caso davvero parte della famiglia, condivideranno le scelte produttive e i metodi agricoli con i futuri loro acquirenti. Ci sarà insomma più trasparenza.

zap

E veniamo finalmente al motivo del post.

L’unico esempio che conosco in Italia di CSA “all’americana” è Arvaia, il cui blog seguo da tempo. E’ una CSA di Bologna, che in questi giorni ha traguardato un obiettivo organizzativo non da poco, che è appunto quello del finanziamento integrale da parte dei soci-consumatori.

E’ possibile cercare di farsi un’idea del progetto sul loro sito e, se state in zona, partecipare.

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In bocca al lupo ragazzi!

 

 Riferimenti

[1] Per saperne di più sulle Commons e altre forme non competitive:

Il valore delle cose, Raj Patel

[2] Sul tema GDO, fornitori e prezzi di mercato:

La fine del cibo, Roberts

 

 

 

 

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Due video per gustarsi e ispirarsi con la Transizione di Totnes. Bellissimi entrambi.

Aprile 2012 a TEDx

http://youtu.be/dYHLv5z4RBw

apr2012

Ottobre 2014 a Bologna

http://youtu.be/9rgExIu8tR0

ott2014

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Comunicazione empatica, pedagogia, educazione

In famiglia quale comunicazione?, Rosenberg

La scoperta del bambino, Montessori

Il bambino in famiglia, Montessori

Educazione del bambino e preparazione degli educatori, Steiner

Le parole sono finestre [oppure muri], Rosenberg

 

Medicina e pediatria

Bambini super-vaccinati, Serravalle

L’agricoltore e il Ginecologo, Odent

Abbracciamolo subito, Odent

Parto e Nascita senza violenza, Braibanti

Il parto in casa istruzioni per l’uso, Malvagna

 

Sistemi complessi, psicologia, sociologia per il cambiamento e la connessione

La ferita dell’altro, Bruni

Il punto critico, Gladwell

La rete della vita, Capra

La saggezza della folla, Surowiecki

 

Monetarismo e sistema economico-finanziario

Il paese dell’utopia, Auriti [1]

Giustizia sociale, Giacomo Barnes [1]

Modern Money Mechanics, FED (Federal Reserve Bank of Chicago) [1]

Bankenstein, Saba

Euroschiavi, Della Luna, Miclavez

La terza America, Paul

The web of debt, Brown

 

Agricoltura, permacultura, agroecologia, alimentazione, autoproduzione

Monocolture della mente, Shiva

L’economia dei contadini, Lapucci

La Transizione Agroalimentare, Post Carbon Institute, 2009

The Living Soil – Ethylene Oxygen Cycle, Alan Smith, 1977

Manuale orto sinergico (scaricabile qui)

Permacultura, Holmgren

In difesa del cibo, Pollan

Il dilemma dell’onnivoro, Pollan

Fementations in world Food Processing, K. H. Steinkraus, Ph.D [3]

Permacultura per tutti, Whitefiled

Breviario di resistenza alimentare, Pollan

Alle radici dell’agricoltura, Manenti, Sala

Il suolo un patrimonio da salvare, Bourguignon

Coltivare col cippato, Coquet

La rivoluzione del filo di paglia, Fukuoka

La fattoria biologica, Fukuoka

Wild fermentation, Sandor Ellix Katz

Gaia’s Garden, Hemenway

Costruire con le balle di paglia, Jones

Introduzione alla permacultura, Mollison, Reny Mia Slay

Perma-coltura, Mollison, Holmgren

Permaculture: A Designer’s Manual, Mollison

How to make a forest garden, Whitefield

Guida pratica alla permacultura, Holzer

Manifesto del terzo paesaggio, Clément

Autocostruzione dei pannelli fotovoltaici, Sciamanna

L’acqua pura e semplice, Consigli

La rivoluzione di dio della natura e dell’uomo, Fukuoka

The art of fermentation, Sandor Ellix Katz

Nuvole e sciacquoni, Conte

 

Economia e consumo, studi climatologici ed ecologici dell’ecosistema, globalizzazione e geopolitica, pensiero ecologico, cambiamento di paradigma, Transizione

Il valore delle cose, Patel

Moltitudine inarrestabile, Hawken

La decrescita felice, Pallante

La felicità sostenibile, Pallante

Capitalismo naturale, Hawken, Lovins

Piano B 3.0, Lester Brown

Confessioni di un sicario dell’economia, Perkins

La giungla, Sinclair

Ecocidio, Rifkin

Manuale pratico della transizione, Hopkins

Cibo locale, Hopkins, Pinkerton

Terra Madre, Petrini

La transizione agroalimentare, Post Carbon Institute [2]

La terza rivoluzione industriale, Rifkin

La civiltà dell’empatia, Rifkin

I nuovi limiti dello sviluppo, Meadows, Randers

No logo, Klein

Pensare come le montagne, Ermani, Pignatta

Scenari dopo la crescita, Asher Miller, Rob Hopkins [2]

La fine del cibo, Roberts

I nuovi contadini, Jan D. van der Ploeg

 

Manuali e guide di agricoltura, botanica, orticoltura, allevamento

Guida agli alberi e arbusti d’Europa, Polunin, Zanichelli

Il mio orto biologico, Accorsi, Beldì

Il mio frutteto biologico, Accorsi, Beldì

Manuale pratico di agricoltura biodinamica, Masson

Piante spontanee in cucina, Michieli

L’orto e il frutteto secondo natura, Seymour

Apicoltura tecnica e pratica, Alessandro Pistoia

La vita delle api la vita delle termiti la vita delle formiche, Maeterlinck

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L’intervento di Davide Bochicchio nel sito de Il giornale del cibo è scritto molto bene, e da un contributo importante a tutti i gruppi di transizione delle altre città in cammino verso una alimentazione sostenibile, ma anche a quelle persone scollegate dai gruppi di transizione, non facenti parte della rete Transition Italia, che però volessero cominciare a cambiare modo di mangiare e il proprio stile di vita. Come dice Mollison per dare coraggio a chi crede che le cose da migliorare siano troppo grandi: “comincia dalla porta di casa!”.

L’articolo è secondo me anche una buona lettura ai giovani permacultori, che magari volendo iniziare il proprio percorso di apprendimento attivo, e trovandosi di fronte allo scoglio iniziale della mancanza di struttura lavorativa trovano nell’attività del gruppo di transizione alimentare di Monteveglio buona ispirazione.

Il gruppo infatti agisce in maniera ben  equilibrata: idee messe in campo da tutti, secondo il principio della partecipazione diretta alla soluzione, coinvolgimento, e soprattutto feedback, cioè reiteranzione. Cioè ancora riesame delle proposte ad ogni grado di avanzamento, che loro hanno enumerato con il rinnovo delle versioni. Ora sono alla 1.4

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