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Archive for marzo 2011

E quale sarebbe il cibo non vero?, sorge spontaneo domandarsi, di fronte ad una banalità del genere.

Per chi legge questo libro in cerca del cibo da mangiare la risposta è: il cibo vero è quello che anche la nostra bisnonna saprebbe riconoscere. Quello che farebbe gola anche ad un nostro progenitore lontano, un aborigeno o un antenato cacciatore-raccogliotre. Il cibo verde, soprattutto. Il cibo naturale, di stagione, magari autoprodotto nell’orto davanti casa.

Ecco svelato subito, come lui fa già dalla prima riga del libro, il finale al lettore. Magari tutti gli scrittori fossero così!

Ma ovviamente non è finita qui.

Michael Pollan, già autore del libro Il dilemma dell’onnivoro (ascoltatelo, se volete, anche in Food Inc., un documentario-denuncia sull’industria alimentare), struttura un ampio e documentato discorso che va ben oltre una semplice analisi della qualità degli alimenti presenti oggi nei nostri supermercati. Il suo saggio va anzi nella direzione opposta: smonta le basi scientifiche del nutrizionismo a colpi di buon senso, insegnamenti della storia e ironia.

L’autore da un lato rende evidente, con molti esempi, quanto la scienza alimentare sia ancora lontana dal conoscere i segreti di una “dieta bilanciata” e, anzi, avanza a tentoni nel misterioso universo degli alimenti, che sempre più svela come la semplificazione della metodica scientifica nel decidere cosa è giusto o no mangiare sia fonte di disordine alimentare e malattia, piuttosto che di benessere. Dall’altro svela piano piano, orientandosi in una cronistoria di truffe, interessi in gioco e manipolazioni culturali, come non si tratta affatto di scienza alimentare, quella che detta le regole all’opinione pubblica e agli organi governativi sulle politiche alimentari, ma piuttosto della solita macchina economica.

Perché “no” al nutrizionismo?

Perché è un’arma nelle mani dell’industria alimentare. Le persone hanno una fiducia cieca in quello che dicono i medici, ma oggi in molti Paesi i medici e gli esperti dell’alimentazione non sono più liberi dagli interessi e dal profitto, ma venditori, manager. E il cibo prodotto non è più vero cibo, ma prodotti trasformati.

L’aver abbandonato la cucina tradizionale per correre dietro all’innovazione ha fatto dimenticare alle nostre generazioni i tempi in cui era la mamma a darci da mangiare, non la Kellogg’s.

Un esempio? I prodotti vegetariani a base di SOIA. Bistecche di soia, latte di soia, tofu… Il fatto che la soia sia stata consumata dalle popolazioni che la coltivavano sempre fermentata, mai cruda né tantomeno trasformata alla maniera occidentale, non dovrebbe farci essere forse molto scettici sugli effetti deleteri che questo superalimento mangiato secondo metodologie recentemente introdotte sul mercato a scopi commerciali, prive di riscontro storico e probabilmente dannose provocano, a lungo termine, sul corpo umano? E che dire della origine OGM della soia commerciale? (dare un’occhiata ai link che mettono in luce gli aspetti antinutrizionali e antiriproduttivi della soia: Salute Olistica, Pura Salute, Russian scientists’ studies)

Il nutrizionismo ha deformato negli anni la cultura della gente, creando disordine alimentare e mescolando le diete e gli alimenti di paesi diversi, appartenenti a climi differenti, generando ad esempio la credenza che a renderci più sani non siano tanto le cose che mangiamo, quanto i nutrienti che le compongono. Nel mondo immaginato dai nutrizionisti, ricorda Pollan, anziché perdere tempo a sbucciare la frutta, basterebbe assumere una quantità equivalente di vitamina C. Ma accade invece che gli stessi nutrizionisti mettano improvvisamente al bando le componenti della dieta che fino a poche settimane prima avevano presentato come irrinunciabili, e che per paradosso gli Stati Uniti, il Paese più ossessionato di qualsiasi altro dal terrore di mangiare qualcosa che fa male, si siano dati il modello alimentare più malsano e patogeno fin qui conosciuto.

La scienza “del lampione” : il limite del riduzionismo.

La scienza, corrotta o meno dal profitto dell’industria alimentare, fa un errore cruciale: crede di poter studiare i nutrienti senza tener conto dell’alimento, l’alimento senza tener conto della dieta e, infine, la dieta senza tener conto dello stile di vita. Ognuna di queste cose è invece collegata a tutte le altre, ma ostinandosi a spezzettare il cibo per analizzarlo al microscopio, la scienza non potrà mai arrivare alla piena comprensione di tutte le infinite connessioni tra noi, l’ambiente e gli alimenti e del motivo per cui prima non davano luogo a tante patologie come oggi.

Una buona parte del libro si interessa infatti di mettere in chiaro come è la dieta occidentale quella accompagnata dal maggior numero di malattie che in popoli indigeni, come ad esempio gli aborigeni australiani, non esistono affato. Tra queste malattie occidentali dell’alimentazione, conquista tutta nostra e del nostro felice secolo di progresso, compaiono a livello ormai epidemico il diabete, l’obesità, la sindrome metabolica, i disturbi cardiovascolari, carie, appendicite, infarto e varie forme di cancro.

Volendo dirlo in maniera breve, il riduzionismo della scienza porta a difetti di nutrizione e, quindi, alla malattia, perché “costruisce” diete sbilanciate in quanto basate su un calcolo di nutrienti invece che sugli alimenti veri. Ma, come giustificano gli scienziati: mica possiamo finanziare una ricerca scientifica sul broccolo!

Regole della nutrizione corretta secondo M.P.

1. Non mangiate nulla che la vostra bisnonna non riconoscerebbe come cibo.

2. Non mangiate nulla che non può andare a male.

3. Evitate i cibi che contengono ingredienti sconosciuti, dai nomi impronunciabili, oppure più di 5 ingredienti.

4. Evitate i prodotti pubblicizzati ed etichettati come “salutari”.

5. Evitate i supermercati.

6. (Provate ad) acquistare dai produttori. In altre parole: stringete la mano di chi vi nutre.

7. Preferite i vegetali, in particolare le verdure a foglia.

8. Siete quello che mangia l’animale mangiato da voi!

9.  Acquistate un freezer e quando trovate buoni prodotti (es. da allevatori biologici) fatene scorta.

10. Mangiate cibo cresciuto su terreno sano.

11. Mangiate cibo selvatico, quando ne avete la possibilità.

12. Considerate i cibi (e la cucina) NON tradizionale con scetticismo (vedi esempio della soia).

13. Bevete un bicchiere di vino durante i pasti.

14. Pagate di più (per ciò che vi sembra migliore!) e compensate la spesa mangiando di meno.

15. Mangiate a tavola e, se possibile, non mangiate da soli.

16. Non mangiate di corsa.

17. Date retta al vostro stomaco (non alla porzione gigante che sta nel piatto!)

18. Cucinate il vostro cibo.

19. Se potete, coltivate il vostro orto.

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Non sarà che il petrolio ha qualche cosa a che fare con la crisi economica? JUSTIN LAHART del Wall Street Journal si fa cogliere dal dubbio.

 

Haha!

Esilarante questo post di Cristiano Bottone di Transition italia, lo trovate qui integralmente.

 

 

 

 

 

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Comunicazione empatica, pedagogia, educazione

In famiglia quale comunicazione?, Rosenberg

La scoperta del bambino, Montessori

Il bambino in famiglia, Montessori

Educazione del bambino e preparazione degli educatori, Steiner

Le parole sono finestre [oppure muri], Rosenberg

 

Medicina e pediatria

Bambini super-vaccinati, Serravalle

L’agricoltore e il Ginecologo, Odent

Abbracciamolo subito, Odent

Parto e Nascita senza violenza, Braibanti

Il parto in casa istruzioni per l’uso, Malvagna

 

Sistemi complessi, psicologia, sociologia per il cambiamento e la connessione

La ferita dell’altro, Bruni

Il punto critico, Gladwell

La rete della vita, Capra

La saggezza della folla, Surowiecki

 

Monetarismo e sistema economico-finanziario

Il paese dell’utopia, Auriti [1]

Giustizia sociale, Giacomo Barnes [1]

Modern Money Mechanics, FED (Federal Reserve Bank of Chicago) [1]

Bankenstein, Saba

Euroschiavi, Della Luna, Miclavez

La terza America, Paul

The web of debt, Brown

 

Agricoltura, permacultura, agroecologia, alimentazione, autoproduzione

Monocolture della mente, Shiva

L’economia dei contadini, Lapucci

La Transizione Agroalimentare, Post Carbon Institute, 2009

The Living Soil – Ethylene Oxygen Cycle, Alan Smith, 1977

Manuale orto sinergico (scaricabile qui)

Permacultura, Holmgren

In difesa del cibo, Pollan

Il dilemma dell’onnivoro, Pollan

Fementations in world Food Processing, K. H. Steinkraus, Ph.D [3]

Permacultura per tutti, Whitefiled

Breviario di resistenza alimentare, Pollan

Alle radici dell’agricoltura, Manenti, Sala

Il suolo un patrimonio da salvare, Bourguignon

Coltivare col cippato, Coquet

La rivoluzione del filo di paglia, Fukuoka

La fattoria biologica, Fukuoka

Wild fermentation, Sandor Ellix Katz

Gaia’s Garden, Hemenway

Costruire con le balle di paglia, Jones

Introduzione alla permacultura, Mollison, Reny Mia Slay

Perma-coltura, Mollison, Holmgren

Permaculture: A Designer’s Manual, Mollison

How to make a forest garden, Whitefield

Guida pratica alla permacultura, Holzer

Manifesto del terzo paesaggio, Clément

Autocostruzione dei pannelli fotovoltaici, Sciamanna

L’acqua pura e semplice, Consigli

La rivoluzione di dio della natura e dell’uomo, Fukuoka

The art of fermentation, Sandor Ellix Katz

Nuvole e sciacquoni, Conte

 

Economia e consumo, studi climatologici ed ecologici dell’ecosistema, globalizzazione e geopolitica, pensiero ecologico, cambiamento di paradigma, Transizione

Il valore delle cose, Patel

Moltitudine inarrestabile, Hawken

La decrescita felice, Pallante

La felicità sostenibile, Pallante

Capitalismo naturale, Hawken, Lovins

Piano B 3.0, Lester Brown

Confessioni di un sicario dell’economia, Perkins

La giungla, Sinclair

Ecocidio, Rifkin

Manuale pratico della transizione, Hopkins

Cibo locale, Hopkins, Pinkerton

Terra Madre, Petrini

La transizione agroalimentare, Post Carbon Institute [2]

La terza rivoluzione industriale, Rifkin

La civiltà dell’empatia, Rifkin

I nuovi limiti dello sviluppo, Meadows, Randers

No logo, Klein

Pensare come le montagne, Ermani, Pignatta

Scenari dopo la crescita, Asher Miller, Rob Hopkins [2]

La fine del cibo, Roberts

I nuovi contadini, Jan D. van der Ploeg

 

Manuali e guide di agricoltura, botanica, orticoltura, allevamento

Guida agli alberi e arbusti d’Europa, Polunin, Zanichelli

Il mio orto biologico, Accorsi, Beldì

Il mio frutteto biologico, Accorsi, Beldì

Manuale pratico di agricoltura biodinamica, Masson

Piante spontanee in cucina, Michieli

L’orto e il frutteto secondo natura, Seymour

Apicoltura tecnica e pratica, Alessandro Pistoia

La vita delle api la vita delle termiti la vita delle formiche, Maeterlinck

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Come e quando hai incontrato l’agricoltura naturale?
E’ iniziato tutto 25 anni fa. Sembrerà strano, ma debbo ringraziare una grave malattia che mi ha costretto a cambiare radicalmente vita. Sono guarito grazie all’alimentazione naturale, facendo l’esperienza diretta di come sia possibile vivere in piena salute purché vi sia armonia con la natura. Un discorso che ovviamente vale non solo per l’uomo, ma anche per le piante e gli animali. In quegli anni è stato per me fondamentale la lettura de La rivoluzione del filo di paglia di Masanobu Fukuoka, un giapponese che 70 anni fa, dopo aver lavorato a lungo come fitopatologo nell’ambiente dell’agricoltura convenzionale, ha avuto una metanoia, una illuminazione come dicono in oriente, tracciando le basi dell’agricoltura naturale intesa più che come metodo colturale, come vero e proprio cammino spirituale.
Dopo aver letto il libro, sono andato in Giappone con un biglietto di sola andata, per lavorare insieme a Fukuoka, un uomo fuori dal comune che ha dedicato l’intera sua esistenza a ricreare quello che io chiamo il “paradiso” in terra.

Quanti ettari coltivi e cosa produci?
Tornato in Grecia dal Giappone, ho deciso di fare il contadino. Così ho acquistato un terreno coltivato per 40 anni secondo i criteri dell’agricoltura convenzionale. Per due anni ho evitato qualsiasi tipo di intervento, in questo modo sono arrivato a quello che io chiamo “punto zero”, cioè la ricostruzione dell’equilibrio ecologico. A distanza di 16 anni, quel pezzo di terra si è trasformato in un piccolo paradiso dove ortaggi, cereali, piante di sovescio, alberi di frutta ed essenze forestali crescono insieme in armonia. Quando c’è questa armonia non c’è nessun bisogno di lavorare il terreno, né di usare concimi chimici o diserbanti; non c’è bisogno di effettuare trattamenti chimici per risolvere i problemi delle malattie e degli attacchi parassitari. Oggi, nel mio frutteto si trovano più di cento varietà differenti, le piante conservano la loro forma naturale ed io non devo effettuare la potatura perché quando una pianta ha una forma naturale riceve la luce e l’aria in modo uniforme e in questo modo non si sviluppano le malattie. In Grecia c’è un proverbio che dice “la casa che vede il sole, non vede il medico”. Penso che la stessa cosa accada anche in agricoltura.

Fare a meno della potatura non crea problemi nella raccoltà?
In genere, quando un albero conserva la sua forma naturale, si sviluppa  molto in altezza e questo può rappresentare un problema per la raccolta, ma questo non mi preoccupa. Una volta che un albero ha dato 100 chili di ciliegie, lasciarne sui rami 10 per gli uccelli fa parte del ciclo naturale. Nel mio orto coltivo mediamente 15 varietà diverse di ortaggi che crescono sotto gli alberi senza nessun particolare intervento da parte mia. Mi limito a riseminare ogni trequattro anni. In questo modo riesco ad avere una produzione di ortaggi salutari e gustosi. La mia frutta e verdura è priva di difetti. Non c’è bisogno di nessun lavoro di selezione, è sufficiente preparare le cassette e spedirle. Non è necessario nessun altro tipo di lavoro. Non utilizzo nessuna tecnologia. Vendo i miei prodotti a prezzi standard, un euro e mezzo per tutta la frutta, senza differenza tra i vari tipi, né tra le varietà precoci rispetto a quelle tardive. Per me è importante che i prezzi di vendita della frutta siano molto bassi, perché credo che la salute sia un diritto di tutti e non solo dei più abbienti.

Puoi spiegare meglio su cosa si basa l’agricoltura naturale?
Come ho appena detto non è soltanto un metodo di coltivazione, ma uno stile di vita, un cammino spirituale che ognuno può percorrere a suo modo. È insieme filosofia, spiritualità e scienza. Più concretamente, l’agricoltura naturale si basa su cinque principi: non lavorare la terra, non usare concimi chimici o composti preparati, non usare pesticidi, non usare diserbanti, non potare.

Prima hai parlato di paradiso in terra…
Sì, quello che volevo dire è che oggi l’uomo soffre, soffre mentalmente ed anche fisicamente. Questa sofferenza nasce dalla separatezza. L’uomo oggi vive profondamente separato dalla Natura e l’unico modo per risolvere tutti i suoi problemi è rimettere al centro della sua vita la Natura. Leggendo un altro libro di Fukuoka: La Rivoluzione di Dio, Uomo e Natura, ho capito che non basta acquistare un pezzo di terreno, creare in proprio una piccola Utopia e lì vivere felici.
Non si può vivere felici in un’isola e disinteressarsi del resto del pianeta. Ecco perché Fukuoka si è sempre operato per rinverdire le aree desertificate, perché è necessario ricreare il paradiso in questa terra. E così, seguendo il suo esempio, dal 1993, insieme ad altre persone, do il mio contributo al miglioramento del pianeta, seminando palline d’argilla al cui interno sono situati dei semi.

Può dirci qualcosa di più sulla pratica di «seminare» le palline d’argilla?
Anche i bambini possono contribuire alla creazione di un piccolo paradiso giocando con queste biglie di argilla, al cui interno sono inseriti semi di ortaggi, alberi da frutta, specie forestali, cereali e piante da sovescio che arricchiscono il terreno e creano fertilità. Una parte di questi semi sono raccolti direttamente dai volontari che partecipano all’azione, ma chiunque mangi pesche, ciliegie, albicocche, qualsiasi tipo di frutta, può lasciarne asciugare i semi ed offrirli alla gente che semina sulle montagne.
Ogni anno, a settembre, ci incontriamo in Grecia per diffondere questi semi nelle aree desertificate e sulle montagne spoglie con l’aiuto di volontari, molti dei quali provenienti anche dall’estero. Le palline vengono preparate con la betoniera o manualmente e seminate prima che cominci la stagione delle piogge, quindi in autunno (settembre-ottobre) e primavera (marzo-aprile). Il nostro lavoro si limita a diffondere le palline d’argilla, la Natura penserà a fare il resto. Con le piogge, alcuni semi germogliano altri no, alcune piante muoiono altre sopravvivono e piano piano comincia a cambiare la vegetazione del luogo.
Le palline sono realizzate con la stessa argilla utilizzata per le tegole o i mattoni. Ad essa si possono aggiungere anche altri materiali come cotone o segatura, per creare palline più resistenti e  eggere. Non c’è niente di scientifico nel nostro lavoro. Non si tratta di usare la mente per scegliere con oculatezza i semi, ci limitiamo a raccogliere tutte le varietà presenti in natura, preparare le palline e seminarle.

E quali sono i risultati concreti?
Nel 1998, sulle pendici di una montagna nei pressi di Atene dove era scoppiato un grande incendio, abbiamo effettuato una grande semina, alla quale ha partecipato anche Fukuoka. Dopo quattro mesi, la montagna era piena di piante e fiori. In poco tempo si era ricreata una foresta seminando solo palline, senza irrigare, né zappare e senza ricorre a particolari tecnologie.
Il problema più grande che dobbiamo affrontare quando seminiamo sulle montagne della Grecia o di altri paesi del Mediterraneo è quello di proteggere le piantine appena nate dagli animali selvatici e dal bestiame portato al pascolo. Questo perché la gente è indifferente e sembra non capire che se la Natura muore, anche l’uomo muore; se la Natura s’impoverisce, anche l’uomo diventa più povero. Quando invece la Natura è ricca, anche l’uomo diventa più ricco. Quando si comprenderà questa semplice legge, tutto cambierà. Con questo non voglio dire che il problema è cambiare il mondo. Bisogna innanzitutto cambiare se stessi. Bisogna cambiare mentalità e capire che servire la Natura, vuol dire servire la nostra Madre e servire la nostra Madre vuol dire servire l’umanità.
E questo non è un lavoro che si può fare da soli, né in tre o quattro persone che vanno in cima a una montagna e si mettono a disseminare le palline d’argilla. Chiunque può seminare e raccogliere semi per offrirli alla Natura, che poi fa il resto del lavoro.

Qual è la differenza tra agricoltura naturale e convenzionale?
La principale differenza rispetto all’agricoltura convenzionale e alla stessa agricoltura biologica è che l’agricoltura naturale parte da una visione olistica, globale. Fertilità del suolo, erosione, irrigazione, attacchi arassitari e malattie delle piante vengono considerati nella loro globalità, non separatamente. Per l’agricoltura naturale, la maggior parte dei problemi legati alla coltivazione delle piante possono essere risolti consociando varietà diverse.
Più varietà di piante ci sono nel terreno, tanto più il terreno diventa fertile. Più varietà di piante e di animali ci sono, tanto maggiore sarà l’armonia, l’equilibrio ecologico.
Quando c’è quest’armonia, non occorre effettuare trattamenti chimici e la stessa fertilità del terreno si accresce ogni anno spontaneamente.

Secondo te, l’agricoltura naturale può risolvere il problema della fame nel mondo?
Attualmente Fukuoka sta sperimentando la coltivazione in successione di due cereali. Viene prima seminato il cereale invernale (orzo, segale, grano o avena) e poi, due settimane prima della raccolta, si semina nello stesso campo il riso. In questo modo si riescono ad ottenere 6 tonnellate di cereale invernale e da 10 a 12 tonnellate di riso a ettaro.
Tutto questo «giocando» con le palline di argilla, senza trattori, aratri, falci o altri strumenti, senza nessuna tecnologia o conoscenza scientifica particolare.
Fukuoka ha selezionato varietà di riso che possono dare da 250 fino a 400 chicchi; questo vuol dire che la resa può essere due volte quella ottenuta attualmente con l’agricoltura convenzionale.

Qual è lo scopo della tua visita in Italia?
Non sono qui solo per parlare di agricoltura naturale. Sono molto preoccupato per la grave emergenza ambientale e per il fatto che noi tentiamo di risolvere i nostri problemi usando la stessa mente che poi li ha creati. Einstein era solito dire che la mente che crea i problemi non può risolverli.
Abbiamo bisogno di una nuova vitalità, di un nuovo  approccio olistico, in grado di mettere insieme le conoscenze di filosofia, spiritualità e scienza.
C’è un criterio molto semplice per capire veramente se tutto questo sviluppo, tutto questo progresso, ha un senso. Ognuno si deve chiedere: «C’è gioia nella mia vita?». Per me la vera gioia, la vera bontà, la vera bellezza, esistono solo in Natura. Il ritorno alla Natura è l’unica strada che l’uomo dovrebbe seguire. Per secoli abbiamo devastato il pianeta, ora abbiamo il dovere nei confronti dei nostri figli e nipoti di salvaguardare la Terra.
Per fare questo c’è bisogno della conoscenza intuitiva dei bambini e di quella delle donne, perché è proprio la saggezza della donna che oggi manca.

Qual è il tuo progetto di vita?
Il mio obiettivo principale non è quello di mettere su una fattoria naturale, per crearmi un piccolo paradiso privato. Il mio più grande desiderio è quello di provare, insieme ad altre persone, a rinverdire le aree desertiche e le montagne spoglie della Grecia, dell’Italia e di altri paesi mediterranei. Questo perché sono convinto, come sostiene Fukuoka, che: «La pioggia non cade dal cielo, ma sale dal suolo. Non è l’evaporazione dell’acqua dai fiumi, dai laghi o dal mare a creare le nuvole, ma sono le foglie delle piante. Quanto più foglie ci sono e quanto più grandi sono gli alberi, tanta più pioggia ci sarà».

Articolo tratto da Terra Nuova – Luglio/Agosto 2005


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Inoltro un elenco per quanto possibile aggiornato delle scuole che hanno al momento un calendario attivo per l’anno 2011 sui corsi di permacultura e pratiche sostenibili di differente tipologia.

  • Corsi vari a disposizione dei WWOOFer

 

E’ boom… !

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Linco qui di seguito un articolo uscito su Il Cambiamento che mette in allarme i consumatori all’approssimarsi di un contraccolpo sui prezzi degli alimenti a livello mondiale.

Naturalmente per chi conosce l’argomento niente di nuovo. Solo conferme nel darsi daffare insieme per costruire soluzioni e nuove basi economiche alle comunità locali.

L’avanzamento della contrazione porta via via a questa scelta inevitabile a cui tutte le persone informate, più o meno sensibili, vanno incontro: fare qualcosa in concreto o basarsi sulla relativa sicurezza che dà lo scalare posizioni nella gerarchia del business as usual e il guadagnare posizioni economicamente “forti”?

A parte che la seconda opzione non è una semplice scelta ma, per la maggior parte di noi, una mera chimera. Ma qui non si tratta di un gratta e vinci. L’emergenza c’è e lo “smoothing” dato dall’inerzia del mercato, l’ombrello di apparente sicurezza della mano invisibile di Adam Smith non faccia da cortina alla consapevolezza, la responsabilità tarda ad arrivare. Si cerchi invece una transizione, un passaggio graduale, ma progressivo, verso una situazione sostenibile.

Con grande affetto, a tutte le generazioni, più o meno coinvolte.

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Patrizia Gentilini di Medici per L’Ambiente lancia un appello perché hanno bisogno di fondi, hanno bisogno di andare avanti nel loro lavoro che è indispensabile per l’informazione di tutti noi sui danni attuali dell’incenerimento e lo stile di vita alla salute.

L’invito è di fare una donazione al:

conto corrente n° 33178
Intestato a Associazione Medici per l’Ambiente
ABI 05390 CAB 14100
IBAN    IT80X0539014100000000033178
Banca Etruria – Sede Centrale, Corso Italia 179 – Arezzo

Se siete nuovi e non conoscete ISDE, sotto trovate un video intervista a Patrizia, e con le riprese ad uno degli incontri fatti a Monteveglio, città in Transizione.

Intervista alla Dott.ssa Patrizia Gentilini from Alessandro on Vimeo.

Saluti.

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