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Archive for aprile 2011

I grandi effetti dei piccoli cambiamenti

Il libro è una efficace analisi dei comportamenti umani che entrano in gioco durante le epidemie sociali. Cosa sono le epidemie sociali? Sono quei fenomeni di diffusione di idee, comportamenti, prodotti, messaggi, che si trasmettono con il passaparola e che raggiungono una soglia (il punto critico) oltre la quale il loro modo di diffondersi si impenna in maniera esponenziale.

A ben vedere i comportamenti della società, o per lo meno una parte interessante di essi, non sono merito di “tanta gente di buona volontà”, né di un impegno diffuso e graduale. A questo piuttosto si arriva dopo, una volta diffusasi la novità, una volta fatta breccia nell’opinione pubblica. Ma cosa innesca per la prima volta la diffusione di una idea che cambia radicalmente una moda, un costume? Risposta: poche persone speciali, che sono i Venditori, i Connettori e gli Esperti di mercato.

I Venditori sono dei persuasori nati.

I Connettori son persone con socievolezza superiore alla media.

Gli Esperti di mercato sono persone a cui piace accumulare (e scambiarsi) informazioni.

Quando un piccolo gruppo attivo conta con questi tre tipi di persone, può avere molte più chances di successo nella diffusione dell’idea nuova e da quel momento in poi la sua diffusione, in men che non si dica, è affidata al passaparola secondo connotati che assomigliano molto ad un vero e proprio contagio epidemico.

Analizzando vari casi concreti di diffusione epidemica quali: influenza virale, tasso di suicidi, tasso di crimini urbani, diffusione di una nuova marca di scarpe, si riconoscono (l’autore crede di riconoscere) tre fattori comuni:

  1. Legge dei pochi
  2. Fattore presa
  3. Potere del contesto

La legge dei pochi può essere enunciata cosi: in un dato processo o sistema, alcuni individui hanno più importanza di altri.

Per capirlo ancora meglio si può ricordare il principio caro agli economisti dell’80 su 20: l’idea che, in una generica situazione, l’80 per cento del lavoro viene svolto dal 20 per cento delle persone.

Il fattore presa è invece un concetto di comunicazione o, se vogliamo, di marketing: quando si afferma che un messaggio possiede un fattore presa, intendiamo che è dotato di qualcosa che gli conferisce la capacità di attecchire, di avere un impatto, a tal punto che chi lo riceve non lo dimenticherà ma anzi ne verrà coinvolto.

Il potere del contesto è l’intuizione secondo cui gli esseri umani somo molto più sensibili ai dettagli ambientali di quello che si crede, e che questi dettagli, erroneamente considerati secondari, possono modificare drasticamente il modo di reagire e comportarsi delle persone ad uno stesso stimolo.

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Risparmio idrico.

Per risparmiare sull’elettricità: lampadine di nuova generazione e luci LED! Per risparmiare sul gas: caldaie di nuova generazione a condensazione! E il risparmio idrico? Beh, è un casino se si vive in un appartamento in affitto e senza balconi. Addio raccolta acqua piovana, addio lavori di rifacimento dell’impianto, addio recupero acque grigie per l’irrigazione, addio fitodepurazione, addio wc a secco.

Spulciando su internet si pescano migliaia di decaloghi del risparmio idrico che aiutano a vagliare tutte le possibilità in casa per ridurre i consumi. Ne riporto due: quello di Legambiente e un pdf scaricabile della Federparchi.

Andando per esclusione ed ispirazione, l’unica che mi è venuta è stata la raccolta dell’acqua grigia direttamente dai lavandini per uso gabinetto e irrigazione piante. Risparmio: 1 metro cubo al mese a persona. Da sei m3 a persona a mese siamo scesi a cinque.

Altra idea: sostituzione del meccanismo di scarico con quello a doppio flusso. Risparmio? Difficile misurarlo dalla bolletta. Poco comunque, molto meno di quello che dicono i decaloghi: la cifra di 20.000 litri all’anno, cioè 20 m3 non è realista. Nel nostro caso, sarà perché in casa siamo già accorti al consumo d’acqua, il massimo che risparmiamo così è 6 m3 all’anno.

Difetti: questo prodotto è in plastica, costa piu di 20Euro (equivalente al risparmio di 3-6 mesi) e si rompe facilmente.

Io l’ho modificato affinché una delle due leve scarichi solo finquando si mantiene premuto il pultante. Così è più gestibile.


Sapone per il corpo.

Ho seguito insieme a mia moglie un corso di saponificazione organizzato dal consorzio civico per il riciclo e la gesitone ambientale, una buona inziativa sponsorizzata dal comune. Abbiamo imparato a fare diversi tipi di sapone, saponetta classica, sapone per il corpo, sapone per il viso e sapone per la lavatrice.

Per ora ho messo in pratica una delle ricette ottenendo la classica saponetta per le mani. Il metodo è quello a freddo. Un ingrediente veramente speciale.. lo dico?… è il sale: fa venire il sapone di colore bianco! (ricetta di Ciudad Real)


Sapone per i piatti, piccolo Vademecum

Ho imparato innanzitutto a lavare con il sapone solo quello che è unto veramente. E ripenso a prima quanto sprecavo! Il fatto è che la nostra è la cultura della fretta. L’acqua diluisce e sgrassa quasi ogni cosa: zucchero, miele, uova, latte, caffè, amido, sughi vari non oliati. Praticamente solo pesce, fritture, carni e grasso rimane da trattare!

Primo accorgimento perciò: separo le pentole unte da tutto il resto. Il “resto” spesso costituisce più della metà della montagna iniziale. Via con una sciacquata perciò bicchieri, roba della colazione, tazze, tazzine varie e coltelli usati per la frutta.

Secondo accorgimento: eliminare dalla propria cucina i contenitori di plastica, impossibili da sgrassare! Tra l’altro le plastiche sono cancerogene. Il Pyrex o l’Arcopal ne prenderanno il posto.

Il mio sapone per i piatti preferito è l’acqua della pasta. Sgrassa meglio di qualsiasi sapone chimico, è già tiepida al momento dell’uso e non attacca la pelle (è amido), non ha bisogno necessariamente di risciacquo. Insomma, cosa vuoi di più dalla vita?

Al secondo posto c’è la limonata calda. Mezzo limone spremuto basta per due persone. Lascio il tutto in ammollo, poi sgrasso con una spugna abrasiva normale ma ancora meglio con lo stesso mezzo limone usato al rovescio. In tutto questo l’acqua deve essere sempre calda: sia al lavaggio che al risciacquo.

Il risciacquo ho imparato a non farlo con l’acqua corrente: riempio una tinozza e sciacquo tutto lì. Consiglio di aggiungere quello che rimane della scorza di limone: fa venire i piatti profumati.

Il terzo metodo per lavare è acqua calda e basta! Non mi credete? Scaldarla fino a 40° e poi provare a sgrassare con una spugna abrasiva: si possono lavare in questo modo però solo i grassi vegetali (quelli animali puzzano troppo per limitarsi a usare acqua). Se l’acqua è dura (calcarea) non sgrasserà. Provare ad aggiungere bicarbonato di sodio. Il bicarbonato è alcalino quindi non va usato insieme al limone altrimenti si perde qualsiasi efficacia. Intendo dire: il metodo 3 e il metodo 2 non possono usarsi insieme.

Io con questo metodo lavo bene solo ceramica e vetro.

Piccola classifica in ordine crescente di tenacia dei materiali e il miglior modo per sgrasssarli:

1- Vetro, ceramica   –> acqua calda con bicarbonato, oppure limonata calda

2- Metallo, teflon (antiaderente)         –> acqua della pasta

3- Plastica             –> acqua della pasta e mooolto olio di gomito!

Il legno (es. cucchiaie, forchettoni, taglieri) è una cosa a parte: una spugna imbevuta di acqua della pasta va benissimo, senza lasciarli in ammollo col resto. Evito qualsiasi contatto con saponi chimici data la porosità del legno.

Ultima cosa, con il limone si dovrebbero usare i guanti (il limone contiene acido citrico al 5%) e inoltre credo che non funzioni così bene con acqua dura (cioè calcarea). Provare.


Pulizie domestiche, magico bicarbonato di sodio

La regola che mi sto dando è:

Per sgrassare usare aceto (o limone),

Per scrostare usare il bicarbonato di sodio.

Il bocarbonato è ormai onnipresente in casa per una moltitudine di usi. Giornalmente lo utilizzo:

1- per scrostare i pezzi del bagno (come se fosse la polvere di CIF);

2- lavare il pavimento dei bagni (non sono ingrassati ma incrostati, quindi ok);

3- deodorante per le ascelle (elimina gli odori di sudore);

4- bucato delle magliette sudate (ma non macchiate), stesso motivo di sopra;

5- lavare le verdure e la frutta;

6- nella lavatrice e nella lavastoviglie come anticalcare;

7- nel frigo, nella scarpiera  e sotto il lavandino come antiodore;

8- come digestivo aggiungendolo ad un po’ di limone (viene fuori il citrato di sodio);

9- come lievito quando facciamo i biscotti duri (li chiamano cantuccini?);

10- come dentifricio 2 volte a settimana (usato di più potrebbe essere abrasivo sullo smalto);

11- nel pediluvio e nella vasca per il bagno (questo l’ha provato solo mia moglie).

Ammazza, undici usi.. Utile no? A questo link è disponibile una guida (sponsorizzata ma veritiera) per approfondire.

Last but not least: comprare quello generico invece che quello di marca: io lo pago 2 euro al chilo.

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Pane, Pasta, Pizza.

La cucina vive una nuova vita da quando io e mia moglie abbiamo concordato di dedicare la domenica alla pasta fatta in casa!

La mattina preparo la ricotta (l’ho fatta sin dal primo momento con il procedimento spiegato su Wiki). Poi mia moglie prepara la massa della pasta che lasciamo asciugare nel retrocucina, coperta da un panno. A mezzogiorno è il momento di lavorarla e fare la forma che ci piace di più, con l’uso di strumenti semplici, come il piano di legno tramandatoci dalla famiglia, o la macchina della pasta (chi non se la ricorda!).

Con la pasta acida di Saviana faccio il pane due volte la settimana. Ho usato per un po’ di tempo il “metodo austriaco” per la preparazione. Con questo metodo la massa viene lasciata liquida, ciò mi dava problemi di lievitazione nella cottura con il debole forno elettrico di casa. Credo che il motivo sia il glutine poco tenace. Sono passato quindi al metodo tradizionale della doppia lievitazione. Nell’impasto del pane mi piace aggiungere tutto quello che avanza della cucina del giorno prima (riso, legumi, pezzi di formaggio), così prendo due piccioni con una fava: ottengo un pane più ricco ed evito di buttare cibo. Il pane con le noci d’inverno è buonissimo!

Usiamo lo stesso crescito anche per fare la pizza.

Fermentazioni.

Seguendo il libro ispiratore di Sandor, preparo ogni settimana le fermentazioni che più ci piacciono: yogurt, crauti, verdure miste, formaggio, idromele.

Una fermentazione di verdure miste sperimentale: destinazione finale sott’olio.

A sinistra: yogurt; a destra: l’idromele preparato alla maniera etiope del “T’ej”.

Alimenti biologici.

Secondo l’idea di spostare il bilancio a vantaggio della salute, tutto quello che non produciamo lo acquistiamo tramite l’ordine settimanale della cassetta di ortaggi e frutta di produttori biologici.

Orto in casa.

Nei vasi dietro le finestre facciamo crescere erbe aromatiche da cucina.

 

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L’invenzione del KiteGen non sta avendo la giusta risonanza, ma ha tutti gli elementi per permettere una svolta radicale al problema energetico del genere umano. Sembrerà uno scherzo ai più: ma di cosa parliamo, di un “aquilone” che produce energia? Non è un aquilone e non è solo energia, ma energia rinnovabile.

Vi invito a prendere atto della realtà che propone l’ingegnere Massimo Ippolito, guardando (anzi ammirando, bravissimi Cristiano e Nicolò) il bel documentario-intervista appena postato dai transizionisti.

Video 1

Video 2

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Viviamo a suburbia, io e mia moglie, e da poco sto riprendendo le abitudini come quella di fare sport la mattina prima di imbarcarmi sulla navetta che mi porta in azienda. Fin qui tutto bene. Ma ieri mattina correndo lungo il marciapiede che costeggia una schiera di villette unifamiliari (tutte con prato inglese comunitario antistante la porta d’ingresso) mi accorgo che ci sono dei gelsi per terra. A ben vedere mi accorgo infine che tantissimi di quegli alberi frondosi sotto cui passavo da due anni facendo jogging la mattina sono gelsi!

Ora sono fruttificati e cadono a chili per terra, calpestati dai pedoni.

Il servizio di giardinaggio pulisce con zelo i marciapiedi, perché questi frutti scomodi sporcano parecchio, contenendo molto zucchero, e si appiccicano sotto le scarpe.

Siamo a suburbia. Generazioni di paesaggisti sono state istruite secondo il modello del “verde ornamentale“, secondo cui possono giocare come vogliono con alberi alternandoli a siepi, laghetti, creando “zone margine” che disegnano il paesaggio dei giardini pubblici con l’intento di riprodurre la “bellezza naturale” in zone suburbane ai piedi della cittá.

Ma queste zone verdi impiantate con pale meccaniche e con il prato srotolato come un tappeto e rasato all’inglese non è “la campagna”, bensì un sottoprodotto dell’edilizia. Sotto i prati ci sono metropolitane e cemento e per finire, non sempre ma spesso, le piante vengono scelte per il loro significato estetico e in bella mostra, come fosse una scultura vivente, possono finire i gelsi, i limoni, o magari gli ulivi come quelli che ho sotto casa mia. E i frutti vengono spalati a quintali e buttati.

Chiedo agli architetti che leggono di dare il loro contributo al movimento del recupero mentale della societá.

Intendo portare il mio aiuto a chi vuole uscire da questa follia.

E ora.. Andiamo dal fruttivendolo và, che mi serve un chilo di frutta.

PS.

Queste impressioni le ho scritte qualche tempo fa (tutti sanno che non è ancora tempo di gelsi). Ma quest’anno si ripropone la stessa storia di sempre, in questo periodo con le arance.

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Ovvero: Siamo tutti uno“.

Impiccateci! Noi non ce ne andremo.

Finché vivrò non lascerò mai la mia terra.

Sono alcune risposte del popolo di fronte alla forza dei bulldozer, di fronte alla minaccia armata della Compagnia.

Mine, storia di una montagna sacra è un film (in italiano, di 12 minuti) che narra la strenua battaglia dei Dongria Kondh contro un gigante minerario, la Vedanta, interessato a sventrare il loro territorio incontaminato per l’estrazione della bauxite. Dal film emerge la risolutezza ben maggiore del popolo Dongria a mantenere le radici salde alla Terra, con la quale vive da tempo immemorabile un rapporto di rispetto e adorazione.
La voce del popolo Dongria ha ricevuto l’attenzione di Survival, una ONG che dal 1969 è attiva nella promozione di campagne di sostegno ai popoli indigeni minacciati dai soprusi delle compagnie industriali. Survival ha realizzato per loro il film. La loro voce, trasmessa dalle immagini e le interviste del film è chiara, si rivolge a noi spettatori: Aiutateci! Abbiamo bisogno del vostro appoggio.
Sempre, quando si ascoltano questi richiami, si percepisce un fremito sulla schiena: è la Terra che invoca aiuto, non è semplicemente “gente indigente”. non sono solo uomini, è l’ecosistema di cui tutti abbiamo bisogno per assicurare un futuro ai nostri figli che invoca aiuto contro la mano dell’industria dell’economia di mercato.
Quante storie simili purtroppo dobbiamo sentire in questi anni. E mentre alcuni di noi (sempre più di noi) hanno capito il messaggio e si affannano nel dialogo costruttivo, nell’avvio di centri di transizione per sviluppare piani di decrescita energetica, nello sforzo morale di cambiare la società eccetera, mentre tutto questo accade, là oltre il mare, le foreste vergini che restano vengono sventrate. Ma ci sono sempre i mezzi di per fare qualcosa se lo vogliamo.

La donazione

Quante ONG, associazioni di volontari e ONLUS può sostenere ciascuno di noi? Beh, non è importante la quantità, sarà la somma che fa il totale, ma è importante che ognuno di noi lo facccia. Per esempio: farsi un piccolo elenco di associazioni a noi care a cui versare questa piccola somma con cadenza regolare. Mensilmente. Il mio piccolo elenco comprende Emergency, Kiva, AAF, Wiki, ma c’è da considerare anche Survival. Ora che lo so..

L’obiezione

“Non serve a niente che la gente faccia tutto ciò: i Poteri Costituiti spazzano via tutto in un lampo, quando intervengono con la forza.”

Non proprio, se la donazione viene accompagnata ad altre azioni che facciano parte di in un vero cambio di stile di vita.

Immaginatevelo: staccare i pezzi del puzzle dell’economia del business as usual e usarli per comporre il mosaico della società sostenibile, che soppianterà il vecchio mondo industriale in declino, e che si sta già oggi configurando grazie all’azione collettiva di tutti noi, impegnati nelle transizioni locali, nelle disobbedienze civili, nel recupero delle tradizioni e dei prodotti biologici, nella costruizone di microcrediti. Contro tale consapevolezza dal basso in azione, non c’è Vedanta che tenga.

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In breve:

L’esistenza dell’uomo all’interno del Sistema dei prezzi è transitoria poiché non fornisce la strategia per una sopravvivenza a lungo termine. Offre solo una chance all’uomo per ottenere un veloce profitto ed andare avanti. È necessario assumere un concetto nuovo ed un nuova schema economico per il futuro affinché la nicchia ecologica dell’uomo sia adeguata al futuro.

L’ecologia dell’uomo, “The ecology of man” nell’articolo originale, è un discorso che presenta in maniera chiara il problema del cambio di rotta necessario all’economia moderna per ritornare ad una impronta ecologica unitaria e sperare di continuare a vivere sul Pianeta senza subire forti contraccolpi.

Quando scoprii questo report, qualche mese fa su Scribd, me ne appropriai come chi trova per caso una moneta antica (l’articolo è del 1948!) e tornato a casa la mette in un cassetto, dubbioso su se un giorno scoprirà che è fasulla o su che utile ne potrà trarre.

Oggi scopro che il sito di Transition italia ha pubblicato un post proprio su quel resoconto, dettagliandolo di una retrospettiva che ne avvalora la qualità delle conclusioni nonché la sua profetica lungimiranza (lo dice una persona che non va appresso ai “profeti”).

Consiglio perciò di leggerlo. A questo link è disponibile una traduzione in italiano.

Siccome in questo periodo interessa a molti il “manuale pratico” di qualsiasi cosa, anche di come salvare la propria parte di mondo, ecco qui le conclusioni, in forma didascalica, dell’articolo:

CONCLUSIONI

Conservare l’acqua dolce del Continente e far sì che torni nel terreno in modo tale da ripristinare il livello della falda freatica e mantenerla ad un livello ottimale.

Ridare al terreno la fertilità che gli è stata sottratta nel processo di crescita di piante ed animali. Questo principalmente implica che la fertilità non debba mai allontanarsi dall’area del terreno. Non possiamo dipendere a tempo indeterminato da scarse risorse di fertilizzanti minerali per compensare l’impoverimento della fertilità naturale.

Fare attenzione all’uso delle risorse minerali non rinnovabili del Continente. Minerali e materiali reperibili in abbondanza dovrebbero essere utilizzati ogni volta che sia possibile al posto di quelli che siano scarsi; e materiali riciclabili utilizzati al posto dei non rinnovabili. Pertanto dovrà essere istituito un programma per il massimo utilizzo e il massimo recupero. Non possiamo permetterci, per esempio, di gettare in discarica 48 miliardi di lattine di metallo e 26 miliardi di bottiglie all’anno creando montagne di spazzatura nel paese, e neppure utilizzare in modo eccessivo il piombo come ingrediente base delle vernici. Questo programma può essere messo in atto, ma non all’interno del Sistema dei Prezzi (leggi sempre Economia di Mercato ndr).

Puntare ad un utilizzo equilibrato dell’energia. Non possiamo pensare ancora a lungo ai combustibili fossili come fonte primaria, ma adottare un nuovo modello energetico che ottenga la maggior parte dell’energia da fonti rinnovabili ed una minima quantità da risorse non rinnovabili. Il Sistema del Prezzo, dall’altra parte, si rifiuta di affrontare il problema, ma punta all’esaurimento delle nostre limitate risorse al massimo ritmo che possa portare un buon ritorno sulla via del profitto.

Impostare un programma di pianificazione demografica che mantenga la popolazione all’interno di una larga disponibilità di cibo, acqua, risorse minerali ed energetiche.

Ditemi se questo non sembra un decalogo di Al Gore o del Wwf!

Trovate l’articolo anche sul Cambiamento (parte 1 e parte 2).

Nota: Howard Scott, lo studioso a cui fa riferimento l’articolo, era un ingegnere che lavorò negli anni ’30 al progetto di Technocracy, una società dedita alla progettazione multidisciplinare e sostenibile del futuro, come diremmo meglio oggi, e che allora era invece per lo più etichettata in malo modo, visto anche il periodo storico funesto nel quale navigava. Un fattore centrale che contribuì al dissenso della società negli anni successivi fu che “Il sistema economico basato sui prezzi (diretto verso il collasso secondo gli studi di Technocracy) non era collassato e le predizioni sulla sua fine divenivano sempre più vaghe”.. Oggi la storia sembra invece confermare tutto, solo con qualche anno di “ritardo”..  Amaramente ironico no?

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