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Archive for agosto 2017

Ho già scritto in passato della presenza di numerose sorgenti di acqua buona nel comune de Le Piastre e Cireglio. Vedi link.

IL SASSO DI CIREGLIO

Sono tornato per percorrere il sentiero che conduce al Sasso di Cireglio, uno zoccolo roccioso che permette di vedere la vallata sottostante fino a Pistoia.

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L’itinerario è descritto benino da questa mappa che viene data gratuitamente in qualsiasi bar del paese.

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Il percorso è evidente in colore rosso nella foto.

quando si arriva alle Piastre da Pistoia prendere l’unica strada che sale a destra (la strada non si chiama più né via Montanina né via della Chiesa, come erroneamente indicato dalle istruzioni sopra). Ad un bivio la strada asfaltata curva decisamente a sinistra, prendere invece la sterrata che prosegue dritto. Camminare nel bosco per un quarto d’ora e infine si arriva ad un quadrivio: qui prendere la strada a destra ritrovando evidenti cartelli dopo qualche metro che indicano le varie deviazioni del percorso S1.

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Seguendo la direzione Sasso di Cireglio stare attenti a non perdere i segni bianco-rossi del CAI agli incroci (numerosi).

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Nel mese di agosto ho potuto vedere scoiattoli già all’opera nella ricerca delle prime nocciole, serpenti, falchi.

LE GHIACCIAIE DEL RENO

Tornando al quadrivio si imbocca il sentiero indicato dal cartello in foto.

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Si scende al fiume che pullula di girini nella stagione estiva. Si segue il bel sentiero attrezzato con ponticelli in legno che a sinistra riconduce a Le Piastre.

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Questo percorso fa parte di un ecomuseo all’aperto che mostra l’antica cultura della conservazione del ghiaccio e i lavori fatti dall’uomo per regimare le acque. Peccato che la pace del boschetto sia rovinata dal rombo delle auto che passano a pochi metri lungo il fondovalle.

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Un articolo preso da WeForest a cui faccio annualmente una donazione

A post taken from WeForest:

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Just doing ‘less harm’ won’t get us there: we need a paradigm shift to tackle global warming.

Reducing carbon emissions and reducing deforestation (the second leading contributor of carbon emissions worldwide after the burning of fossil fuels) are essential and urgent: yet, they won’t suffice. The excess carbon is already stored in the oceans and will be released in the next decades, no matter what we do.

This is where our climate paradigm needs to shift.

Scientists are warning us: we need to drastically reduce the excess carbon in the atmosphere, and we need to do it now.
What’s more, we know how to do it. The New York Declaration on Forests (NYDF) in 2014 came up with a global commitment to mitigate global warming through large-scale forest protection and restoration. This can buy us decades on our race against global warming until a low carbon economy is available for all.  Why wait?

“How is the New York Declaration on Forests relevant to us as a company?”

3 years ago, before the Paris Climate Accord (COP21), world leaders got together at the UN Secretary-General’s Climate Summit in New York to announce what is now called the New York Declaration on Forests (NYDF). This non-legally binding political declaration grew out of dialogue amongst governments, companies and civil society to endorse a global timeline to cut natural forest loss in half by 2020, and to stop all deforestation by 2030. It also calls for restoring 350 million hectares of degraded forests and croplands,  an area larger than India. This ambitious – but achievable – target would enable us to absorb between 4.5 and 8.8 billion tons of carbon pollution every year – about as much as the current emissions of the United States.

So far, a total of 190 bodies have signed up to the NYDF: 40 governments, 20 sub-national governments, 57 multi-national companies, 16 groups representing indigenous communities, and 58 NGOs.  Those 57 companies who have already endorsed the NYDF have made a political statement. They want to be part of the change process. They want to be on the right side of history. They believe they can play their own significant part in global efforts to influence the UNFCCC process. We believe that joining this NY Declaration does give companies more visibility and credibility.

 

 

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Acquacheta

Venti agosto duemiladiciassette. Tié.

Oggi racconto com’è possibile da Firenze in circa un’ora andare nel parco delle Foreste Casentinesi a trascorrere una giornata nella Natura, fare rifornimento di acqua e comprare prodotti buoni.

Per prima cosa saltare in macchina e arrivare a San Benedetto in Alpe (io ho fatto l’itinerario: Autostrada uscita Firenze-Sud, dopodiché Rufina, Dicomano, San Godenzo, su strada SS67)

Arrivati a San Benedetto in Alpe lasciare la macchina e imboccare il sentiero che indica Acquacheta, che sta vicino il Centro Visite dove una ragazza abbastanza bona può darvi indicazioni sulla visita alle cascate e vendervi una mappa alquanto fica dei sentieri CAI del Parco delle Foreste Casentinesi al prezzo di €10. Io l’ho comprata.

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Il sentiero dell’Acquacheta è un sentiero che si inoltra in bei boschi di faggio, acero, castagno, nocciolo, noce e ontàno e che sale fino a circa 600 metri fino a raggiungere una radura chiamata il Romito, creata dai monaci dell’Abbazia Benedettina (ne rimangono solo dei resti purtroppo non conservati). La cascata citata da Dante fu creata da questi monaci che intervennero nella deviazione di un fiume (l’Acquacheta appunto) creando un salto di circa 70 metri (nei mesi autunnali forse è possibile vederla ancora).

Il telefono del Centro Visite, nel caso voleste telefonare per sapere se la cascata c’è o è in secca lo riporto di seguito: 349 7667400

Esco dal centro visite e mi metto a camminare volenteroso e voglioso di natura e di cascate.

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Il sentiero è comunque bello, anche senza cascata se non fosse per i turisti che ad ogni spiazzo si fermano banchettando e lasciando scottex cacate lattine e altri residui nel sottobosco.

Allora mi sono prodigato nella raccolta dei rifiuti facendo il mio dovere di scout e lasciando il posto un pochino più pulito di come lo avevo trovato e riempiendo una busta di residui.

La quale busta non sapevo dove buttare senonché al ritorno, all’uscita del sentiero ho trovato un signore dalla barba bianca che appena mi ha visto mi ha subito urlato di buttare il sacchetto nel vicino cassonetto. Qualche uovo messo in bella mostra in un cestino di vimini, quelle uova su cui non c’è etichetta né niente, ma a detta sua sono delle sue galline che sono le migliori del mondo.

Così ho tirato dritto e sceso all’incrocio del paese ho trovato invece qualcosa di molto più interessante: una bottega di vendita diretta di prodotti biologici: uova freschissime appena cacate dalle galline biologiche e formaggi e carne di lonza (proprio come la chiamava il sommo poeta!) e formaggi, vino miele insaccati ricotta marmellate e ragù pronti, tutto ma dico tutto biologico.

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E allora ho aperto il portafoglio e ho speso ventisei euro di BIO perché di fronte a questo po’ po’ di roba tutta certificata non si bada a spese.

Ok ora che ho scritto tutto e che l’ho pure condito con le foto esemplificative non rimane altro che andare a letto e pregare di non scrivere più un articolo quando sono ubriaco del vino BIO altrimenti mi comprometto definitivamente… ‘Notte a tutti.

Ah, dimenticavo, avevo portato le taniche per fare rifornimento di acqua nella piazza del paese ma invece questo è quello che ho letto su un cartello

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Ho pensato: ma come, un posto che scoppia di acqua viene rifornito dalle autobotti? Andiamo bene andiamo. Ah, già, dimenticavo che ormai è tutto secco, persino la cascata di 70 metri. Vabbè pazienza.

 

 

 

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Sto seguendo con molta passione i progressi tecnologici delle aziende fondate e dirette da Elon Musk, un genio che in pochi anni ha rivoluzionato il mercato dell’automobile, delle energie rinnovabili e dei viaggi spaziali producendo e mettendo in funzione una serie di innovazioni incredibili. Per chi non lo conosce si guardi gli innumerevoli video biografici e le interviste messe a disposizione da TED, da YouTube ecc.

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Elon Musk sta vendendo nel mondo una autovettura elettrica straordinaria, la Tesla, che ci proietta nel futuro delle automobili a zero emissioni, autopilotate e con ricarica elettrica gratuita distribuita in tutto il territorio per mezzo di una rete di postazioni fisse. Il costo, dopo il terzo modello appena inaugurato, è già sceso a livello di una normale berlina commerciale come Audi e Mercedes ed è destinato a scendere ulteriormente grazie alla concorrenza che Elon Musk non rifiuta di avere (pensate che rende disponibili i dettagli tecnologici della sua auto non brevettando nulla, è dunque tutto accessibile ai concorrenti).

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Nel frattempo ha anche dato avvio ad un’altra azienda, The Boring Company, che si occupa di creare la prima rete sotterranea di veicoli elettrici per smaltire il traffico nelle città.

Come se non bastasse ha investito nel creare con un’altra azienda, SolarCity, una serie di prodotti come tegole solari, accumulatori di carica elettrica ecc, che servono a creare la famosa smartgrid, la famosa energia prodotta e condivisa da tutti in casa nostra, che tanto è stata sognata ma mai messa in pratica dai governi. Anche se lui non nega la resistenza dei governi il suo pensiero è: nel frattempo io faccio la mia parte dando un impulso alla tecnologia e rendendo i prodotti e le soluzioni rinnovabili alla portata di tutti, dopodiché sarà più facile per tutti la transizione al nuovo modello sostenibile.

Una ulteriore impresa di Elon Musk, Space X, si occupa di creare navi spaziali autopilotate e riutilizzabili, già ora hanno prodotto razzi che hanno con successo portato a termine missioni multiple, lasciando sbigottiti persino gli scienziati della NASA. In questo c’è davvero dell’incredibile: il salto in avanti che Elon Musk sta facendo nel ramo dell’esplorazione spaziale è tanto grande che entro pochi anni egli stesso ha annunciato che partirà il primo viaggio umano verso Marte per costruire una città permanente di terraformanti. Il progetto è quello di produrre il carburante che serve per il rientro utilizzando le risorse di Marte, oltreché installare convertitori atmosferici per iniziare a facilitare la formazione di vita vegetale.

E’ incredibile vedere in quanti pochi anni Elon ha creato e messo in moto tutto ciò, investendo centinaia di milioni di dollari in progetti tanto rischiosi e innovativi.

Giocare col fuoco

Quello che mi rimane da obiettare nel mio piccolo dopo una carrellata di tante spettacolari innovazioni tecnologiche, è che purtroppo il mio punto di vista non mi permette di vedere nulla di buono in tutto ciò.

Mi sono reso conto da qualche anno che l’uomo farebbe bene ad arrestare il suo impeto se non vuole autodistruggersi visto che in fin dei conti appare chiaramente ancora molto arretrato e barbaro, a fronte della tecnologia con cui sta giocando.

Le tecnologie spaziali stanno infatti portando semplicemente a spostare il campo di battaglia delle sue guerre tribali da una quota all’altra. Infatti guardate sotto che offerte di lavoro si vedono su internet per gli ingegneri: cercasi “progettista di armi spaziali”. Non sto scherzando purtroppo.

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Così come l’annuncio che riguarda l’ “ingegnere aerodinamico di sistemi di difesa” non è altro che il tecnico che deve, con l’ausilio di software specialistici, calcolare la forma ottima della prua dei missili balistici, dei proiettili e delle testate nucleari.

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Ok Marte… E la Terra?

Andare su Marte a cosa serve se mostriamo chiaramente dei limiti nella gestione del nostro pianeta? Lo stiamo distruggendo e siamo artefici in questo medesimo istante di una enorme estinzione di massa (la sesta dalla formazione della vita sulla terra, hanno dichiarato gli scienziati che se ne occupano) che sta portando ad una tasso di scomparsa dell’ordine di centinaia di specie animali al giorno. E neanche sembra comparire ai primi posti delle “major issues” (i problemi più importanti) nell’agenda mondiale delle nazioni industrializzate. Eppure l’estinzione di massa della vita sulla terra riguarda anche noi, che dipendiamo dal mondo vivente attorno.

Egualmente vedo i limiti nella situazione geopolitica mondiale: attualmente ci sono un centinaio di conflitti documentati in corso su quattro dei cinque continenti della terra. Sono tutti conflitti non necessari, legati a disuguaglianza sociale, appropriazione delle risorse, pretese territoriali, operazioni di propaganda politica, tutte operazioni insomma che marcano il limite culturale profondo di una specie umana ancora estremamente immatura.

Quello che insomma ci vorrebbe oggi è un salto evolutivo, impossibile se non passano migliaia di anni, tale da convertirci in un animale totalmente differente, pacifico e collaborativo, una umanità custode.

Invece il potere rimane redistribuito in maniera estremamente iniqua e l’umanità, quella che comanda, è rimasta culturalmente legata a vecchie ideologie aristocratiche di esplorazione → conquista → potere → possesso.

Potremmo mai permetterci di perdere il nostro pianeta? No, non ci è consentito, ma lo stiamo facendo.

Infine mi si faccia aggiungere un pensiero che riguarda la tecnologia. Essa sembra essere una bella cosa, ma purtroppo per fare ogni singolo passo in avanti, peraltro non necessario, abbiamo bisogno di perseverare con la nostra industria e continuare a inquinare, esaurire risorse non rinnovabili e incrementare ulteriormente l’impronta. A che pro serve tutto questo se quando avremo costruito lo smartphone modello cento ci ritroveremo con una terra invivibile?

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O quasi.

mobike

E’ da un paio di giorni che scendo di casa, sblocco la prima bicicletta libera che mi capita a tiro con un segnale elettronico inviato dal mio smartphone, e mi faccio 5 km fino al centro di Firenze. Lascio la bici nel primo spazio libero che capita e me ne vado. Non è futuro ma è possibile anche sotto casa vostra visto che mobike, un progetto diffusosi in tutto il mondo, sta portando le sue bici ovunque per il noleggio istantaneo in città al costo di 60 centesimi di euro all’ora. Praticamente gratis.

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Si scarica una App con la quale è possibile cercare sulla mappa la bicicletta più vicina e il gioco è fatto. Le biciclette sono costruite per essere agevoli in città, sono a misura unica e sono attrezzate di portapacchi anteriore.

Lascio a casa la mia macchina e risparmio anche rispetto a qualsiasi abbonamento mensile dell’autobus (che costa €35 a Firenze, mentre invece un mese di utilizzo equivalente della bicicletta di mobike mi costa meno di €15).

Si evita di emettere CO2 e si evita di doversi confrontare quotidianamente con gli autisti dei bus e con le loro pregevoli idee: stamattina 15 agosto 2017 ad esempio dopo aver atteso alla fermata il bus numero 29 che è arrivato alle 7:56 alla fermata Baracca-Gori, l’autista avrebbe dovuto mettere la freccia per fermarsi, invece ha rallentato, ha sfilato davanti il marciapiede e invece di aprire le porte ha riaccelerato e se n’è scappato. E’ in teoria possibile denunciare un comportamento del genere alle autorità ma il problema è che nulla si riesce a ottenere. Una perdita di tempo. E allora sono contento di dare una mano a togliere di mezzo il personale dell’Ataf abbattendo gli introiti provenienti dai biglietti e passando alle biciclette mobike.

 

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