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Archive for the ‘TUTTI I POST’ Category

Quando nel 2014 persi il lavoro da impiegato e poco dopo dovetti difendermi dal divorzio imposto dall’ex-coniuge, mi ritrovai a fare i conti con una situazione che non avevo mai vissuto prima di quel momento: la povertà.

I tentativi di inserimento lavorativo non producevano i frutti sperati.

Mi accorgevo che mandare un CV dalla posizione di disoccupato non sortiva gli stessi effetti di mandarlo da occupato, sebbene i miei skill fossero gli stessi. Cominciai a chiedermi i motivi per cui il mio CV professionale che fino a quel momento aveva fatto invidia ai miei colleghi era diventato di colpo di serie b.

Veniva palesemente scartato.

L’onestà non è una virtù nell’ambiente lavorativo italiano, ambiente verso cui giocoforza stavo indirizzando le mie ricerche tentando invano di rimanere vicino a mia figlia.

Nessun manager o HR mi parlava in maniera chiara in modo da permettermi di capire quali skill avrei dovuto reintegrare nel mio profilo per reindirizzarmi al meglio al mondo lavorativo.

Conseguenza di questo, dovevo ampliare gli sforzi differenziando l’offerta.

Pensavo che se era difficile trovare una posizione lavorativa adatta a me, se quindi la ricerca chiedeva più tempo del previsto, potevo nel frattempo fare tre cose:

1) formarmi in altri settori, acquisire cioè skill in altre discipline sperando di ampliare lo spettro di opportunità lavorative;

2) far diventare le mie passioni un lavoro, tentando di investire cioè nei miei naturali talenti;

3) terzo e non ultimo, dare vita a qualche start-up, un campo, quello dell’imprenditoria, che non mi si confaceva e a cui non ero culturalmente preparato, ma che dovevo tentare.

Quindi a partire da subito nella giornata di 24 ore dovevo inserire in qualche modo, nonostante tutti i casini in cui ero finito, il tempo per:

– fare dei corsi, online, offline, pratici, teorici, insomma fare formazione;

– farmi venire delle idee per investire pochi soldi e avere un ritorno, aprire un’attività di vendita, di produzione di qualcosa, decidere quanti risparmi investire, insomma dare vita ad una attività imprenditoriale (lavoro questo, più che pratico, diciamo di progetto e concettuale, almeno inizialmente);

– strutturare il mio hobby del disegno in un percorso lineare che mi permettesse in breve tempo di lavorare come un artista “professionista”.

I corsi

Cominciai a seguire corsi di pittura e disegno in vari contesti formali (accademia di Como) e non formali (corsi per adulti organizzati da varie entità più o meno riconosciute: associazioni, dicasteri, ministeri, scuole, professionisti del settore ecc.)

Mi procurai tutto il materiale (3000 euro di investimento in un anno) e la notte la passavo a dipingere, srotolando il cellophan sul pavimento per non far macchiare il parquet (pensare che vivevo in una casa col parquet!) e poi ripulendo tutto entro la mattina seguente.

Studiavo grafica digitale online, partecipavo a gruppi di artisti su Facebook e cercavo materiale audiovisivo di buona qualità per quello che mi interessava imparare. Mi esercitavo, cercavo collaborazioni, cercavo visibilità, contattavo maestri, professori, corniciai, fornitori, sponsor…

Start-uppare

Poi dovevo pensare a qualche start-up. Le idee che mi vennero in successione furono negli anni:

  • produzione di funghi utilizzando la posa del caffè.

 

Era una idea non nuova ma sembrava essere redditizia in qualsiasi situazione climatica, dall’Inghilterra all’Australia e soprattutto bastava un luogo chiuso e abbastanza ampio come una officina, un appartamento vuoto o cose simili per iniziare l’attività.

Alcuni amici sembravano interessati ed erano agronomi, quindi avrei avuto la collaborazione di esperti, inoltre un imprenditore di Como si disse interessato ad ascoltare la proposta.

L’investimento era importante all’inizio ma successivamente le spese sarebbero state ridotte al solo ricambio di tanto in tanto dei materiali.

Tuttavia in un secondo momento le persone che inizialmente si sentivano coinvolte abbandonarono l’idea e così anche per me, preso da mille calcoli ma sostanzialmente ipotetici, non avendo esperienza di gestione aziendale, non avendo soldi sufficienti, venne il momento di accantonare il progetto.

  • Creare un’attività di produzione agricola di piccolissima scala nei pressi di Lugano, per poi vendere nei mercati agricoli prodotti di qualità

Quest’idea nacque da alcuni colloqui con altri produttori e da ricerche di mercato svolte sul campo andando a raccogliere testimonianze dalle persone che frequentavano il mercatino agricolo di Lugano.

L’idea era partire con la gestione di terreni altrui per avviare una produzione in maniera cooperativa tra proprietario (che mi avrebbe dovuto dare in gestione il terreno) e il sottoscritto.

C’era un terreno tra Lugano e Pregassona che sembrava abbandonato e presi contatti con dei vicini che erano entusiasti dell’idea, ma il problema era la mancanza di competenze.

Non potevo certo contare sulle mie (poche) esperienze e conoscenze teoriche, né avevo vita facile nel conciliare questo progetto con la vita familiare dell’epoca.

Quindi anche questa idea finì.

  • partecipare ad un progetto imprenditoriale comune

Andai a fare visita a tre realtà agricolo-turistiche in Piemonte, Lombardia (Vicino Bergamo) e la terza nei pressi di Vicenza.

Rimasi ospite in tutti i casi per qualche giorno, per conoscere il progetto, il proprietario, la realtà lavorativa e le condizioni di partecipazione.

Non funzionando nessuna di queste idee (chiedevano troppi soldi per partecipare, qualche decina di migliaia di euro gli sembrava del tutto insufficiente) ho cercato altro e ho scoperto che in Lombardia-Veneto sono bravi a vendere prodotti benefici per la salute a base di una medicina universale poco conosciuta: l’ulivo.

  • Diventare venditore free-lance

Ho lavorato come venditore autorizzato di Olife per un periodo, scoprendo che era richiesto un impegno economico non indifferente per le mie tasche per entrare nel business come partner.

La rete di conoscenze che avevo non sono state sufficienti a far decollare l’attività.

Per tirarmi su ho pensato: vendere non è mai stata la mia vocazione.

Il materiale promozionale giace ancora lì, in un angolo della stanza.

 

Anni recenti

Ho cambiato nel frattempo residenza varie volte, sono andato a vivere in situazioni via via meno stabili, ma nel frattempo ho concretizzato qualcosa dal punto di vista della formazione extracurricolare.

Ho preso l’abilitazione ufficiale di guida turistica nazionale in Italia, ragion per cui ho visto come aperta la porta della start-up in questo campo: mi serviva solo capire come girava questo mercato e buttarmici dentro.

Nel frattempo ho preso anche l’abilitazione come conducente NCC di autovetture per trasporto turistico.

Mi sono concentrato dapprima nella presenza online della mia figura di guida turistica.

La mia formazione nei tempi morti continuava. Ho acquisito conoscenze di SEO per costruire e posizionare al meglio il sito web. Ho acquisito conoscenze linguistiche, prendendo una certificazione di livello C1 in Spagnolo e investendo in un corso annuale di Francese.

Fare la guida turistica

La prima botta nel nuovo mondo del turismo è stata che le agenzie turistiche per cui avevo cominciato a lavorare erano abituate ad uno sfruttamento selvaggio delle guide. Ciò è figlio in Italia della mancanza di una struttura sindacale e di categoria per le guide.

E’ un paradosso, in un Paese che si regge sul turismo, ma questa è la reale situazione.

L’ho scoperto sporcandomi le mani in prima persona.

Ho dovuto quindi abbandonare alcune agenzie per ché troppo spietate e dedicarmi a creare il prima possibile un canale di contatto diretto con i clienti.

Facile a dirsi: non sapevo da dove cominciare.

Altra sorpresa: appena ho messo online il sito, invece di accogliere positivamente i feedback eccellenti che stavo ricevendo dai clienti, le agenzie mi hanno subito scartato per, a loro dire, il problema del “conflitto di interessi”.

E’ da ridere: il mercato delle agenzie è vero che è pressappoco sovrapponibile con quello delle guide turistiche, ma è ovvio che sia così. Le guide lavorano anche con le agenzie di tanto in tanto, ma lo fanno rispettando un codice deontologico che prevede sempre di pubblicizzare il brand del datore di lavoro e non proprio.

D’altra parte vi immaginate un professionista che una volta accettato un incarico ed ultimato un lavoro per un cliente, viene rifiutato da tutti gli altri clienti sulla piazza perché timorosi dello spionaggio industriale? E’ proprio per questo che il lavoro è regolamentato e controllato da leggi apposite.

La logica che ingenuamente mi aspettavo trainasse il settore era: la torta è grande, ce n’è per tutti. Invece no. Nella pratica, a Firenze, funziona diversamente. Sorpresa, Emmanuele, sorpresa.

Le agenzie di Firenze mi hanno risposto che volevano evitare di lavorare con guide che avevano contemporaneamente da promuovere un “proprio lavoro”.

L’ambiente tanto chiuso mentalmente mi ha reso la vita ancora più difficile perché da quel momento ho potuto contare “solo” sul lavoro procacciato per conto mio, ho dovuto in pratica chiudere con le agenzie, il che per una persona appena entrata in quell’ambiente lavorativo significa: niente guadagno per i primi anni.

Come trovare i soldi per vivere ,allora?

Intanto avevo fatto un numero di corsi di pittura e disegno sufficienti per avere le basi, avevo costruito l’attività di artista indipendente online, per lo meno, pensavo, ero presente con un sito e sui social. Era un inizio.

Arte?

Avevo prodotto delle opere che ritenevo accettabili e così partecipando a delle selezioni e concorsi, ero stato selezionato. Una bella soddisfazione.

Anche qui il mondo dell’arte mi si apriva piano piano e capivo ora quali e quante spese e mi si presentavano annualmente e, soprattutto, su quanti guadagni potevo contare con la vendita di opere d’arte: troppo pochi. Quasi zero.

Ho veduto in youtube una opportunità per avere più visibilità e, in un secondo momento, essere visto e raggiunto da più clienti.

Da allora ho prodotto e fatto produrre video per presentare l’attività di guida turistica.

Il paradosso sta nel fatto che inizialmente si dovrebbe avere dei clienti per poter avere dei clienti.

Cioè: si dovrebbe lavorare con dei clienti per poter creare materiale video mentre si lavora, documentandolo in maniera attraente in modo da usare questo portfolio come pubblicità da pubblicare sul sito.

Quelli che meglio di tutti riescono in questo, più bravi di me, fanno “diventare se stessi un brand”.

Produrre video permetterebbe sia di

– pubblicizzare il prodotto da vendere,

– sia di farlo pubblicizzare gratis da chi già mi ha conosciuto ed è rimasto soddisfatto, secondo un effetto esponenziale di passaparola,

– sia di propormi come insegnante di tecnica di pittura, quindi non solo arrivare al mercato degli acquirenti di opere d’arte, ma anche a coloro che aspirano a diventare loro stessi artisti.

In questi anni sono migrato, senza rendermene conto, da un’idea di lavoro da trovare, verso un’idea di lavoro da inventare. Infatti poco a poco le mie idee imprenditoriali andavano a incanalarsi sempre più spesso nella forma:

learn → show → teach

Cioè:

LEARN – segui dei corsi, prendi un titolo, una qualifica, insomma impara un mestiere

SHOW – fallo vedere al mondo, mostra le opere che crei, mostrati mentre svolgi un tour, mentre fai il tuo lavoro. Promuoviti.

TEACH – proponiti come tutor per coloro che aspirano a fare lo stesso. Creati, cioè, dei clienti stabili.

Come potete leggere sopra, senza accorgermene sono entrato nella logica di mercato di oggi.

Questo modello, come tutti quelli nati negli ultimi 80 anni negli Stati Uniti, coinvolge e rivoluziona il mondo del lavoro di altre culture. Più che rendere liberi e creare opportunità (?), rende la vita sempre più complessa a chi cerca di sopravvivere. Impone ritmi e richiede risorse talvolta difficili da reperire.

Perché una cosa è applicare il flusso L-S-T al tipo di cultura tipica degli States, un’altra cosa è applicarla all’Italia.

Non funziona allo stesso modo.

Senza rendermene conto sono piano piano migrato all’idea che i miei datori di lavoro dovrebbero essere grandi aziende della comunicazione digitale (Youtube, TripAdvisor, Google, Apple, Linkedin, Facebook, WordPress) che anziché pagare loro me, inizialmente si fanno pagare da me.

Questo fino a che il mio brand non sale ad un livello di notorietà che permette di essere ambito da un pubblico sufficientemente vasto, da quel momento in poi io riceverei da loro i soldi per ospitare pubblicità.

Quindi esiste un punto critico: se non sono abbastanza famoso nei social il mio brand vale poco, se invece le mie “azioni” salgono di valore, allora le grandi aziende digitali mi considerano attraente e, finalmente, potrei vedere il colore di qualche soldino. Sempre che non muoio di fame prima.

Rimangono altre alternative, una di queste è la partecipazione in Italia al vecchio concorso pubblico, insieme ad altri 100 mila disoccupati, per ottenere il posto fisso.

Andare all’estero: la cura per tutti i mali

Andare all’estero per cercare nuove opportunità?

Prima considerazione:

All’estero le cose non funzionano in maniera totalmente differente, siamo tutti nella stessa barca.

Si presentano le difficoltà non tanto linguistiche, ma logistiche ed economiche.

Sarei, inizialmente, in svantaggio, cercando affannosamente di guadagnarmi un posto. E’ possibile, certo, però occorre tempo.

Non perdo la speranza. Come diceva Gramsci: La ragione è pessimista, la volontà è ottimista. Vado avanti, finché ho benzina.

Ciau

Riferimenti

L’attività artistica sta qui https://emmanuelecammarano.com

L’attività di guida turistica sta qui https://landmarksinflorence.it

L’attività di ingegneria sta qui https://www.linkedin.com/in/emmanuele-cammarano-engineer/

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All-focus

Esiste un buon mercato domenicale a Olmi (frazione di Quarrata) raggiungibile facilmente da Pistoia.

Molti produttori locali biologici, contadini, pasticcieri, fornai, viticoltori e produttori di olio, allevatori e produttori di cosmetici e indumenti naturali.

Le uova che ho trovato sono le migliori e io di mercati ne ho girati molti… Ottimi prezzi.

Pane (col sale, comediocomanda!) lievitato e cotto a dovere, integrale e semintegrale. Schiacciata casereccia, frutta e verdura di stagione.

Viene promossa anche un’iniziativa da una azienda produttrice di lavanda in occasione della festa di San Giovanni:

All-focus

Più informazioni le trovate nelle immagini.

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Questo fine settimana ho percorso un tratto del Cammino di San Bartolomeo con il gruppo CAI Scandicci.

csb-logo

Il tratto originale del Cammino, nel pezzo che va da Cutigliano a Popiglio, è al seguente link.

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E’ possibile contattare l’associazione Gruppo di studi Alta Val di Lima di Cutigliano per ottenere informazioni sul Cammino e per acquistare la guida che indica bene tutto il percorso del Cammino. Noi abbiamo effettuato una deviazione (vedi link sotto)

valle lune – 2 settembre – percorso  e toccato tra le varie tappe anche il ponte sospeso di Mammiano e il ponte a schiena d’asino di Castruccio.

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Controinformazione oggi è un parola nobile, non più un eufemismo.

Un esempio è Altreconomia, rivista mensile di reportage, giornalismo d’inchiesta, politica internazionale e società.

altreconomia

Due articoli, nei numeri di agosto e settembre, che potrebbero interessarvi

COS’E’ SUCCESSO DOPO IL TERREMOTO DEL 2016?

altreconomia.it/terremoto-reportage

terremoto

il 24 agosto 2016 un terremoto ha devastato l’area lungo la Valle del Tronto, tra i comuni di Accumoli, Arquata del Tronto, Amatrice e le sue sessantanove frazioni. Da allora quasi nulla è cambiato.

FERMATE I SOLDATI ROBOT

Nel numero di settembre la copertina è dedicata alla guerra disumana dei droni, i velivoli militari telecomandati che hanno rivoluzionato i conflitti, stravolto il mercato e contribuito alla destabilizzazione internazionale. Un’inchiesta sulla scia dell’appello “Fermate i soldati-robot” lanciato all’Onu da 116 fondatori di aziende di robotica e intelligenza artificiale.

Leggi articolo precedente su questo blog.

droni

 

 

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Ho già scritto in passato della presenza di numerose sorgenti di acqua buona nel comune de Le Piastre e Cireglio. Vedi link.

IL SASSO DI CIREGLIO

Sono tornato per percorrere il sentiero che conduce al Sasso di Cireglio, uno zoccolo roccioso che permette di vedere la vallata sottostante fino a Pistoia.

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L’itinerario è descritto benino da questa mappa che viene data gratuitamente in qualsiasi bar del paese.

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Il percorso è evidente in colore rosso nella foto.

quando si arriva alle Piastre da Pistoia prendere l’unica strada che sale a destra (la strada non si chiama più né via Montanina né via della Chiesa, come erroneamente indicato dalle istruzioni sopra). Ad un bivio la strada asfaltata curva decisamente a sinistra, prendere invece la sterrata che prosegue dritto. Camminare nel bosco per un quarto d’ora e infine si arriva ad un quadrivio: qui prendere la strada a destra ritrovando evidenti cartelli dopo qualche metro che indicano le varie deviazioni del percorso S1.

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Seguendo la direzione Sasso di Cireglio stare attenti a non perdere i segni bianco-rossi del CAI agli incroci (numerosi).

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Nel mese di agosto ho potuto vedere scoiattoli già all’opera nella ricerca delle prime nocciole, serpenti, falchi.

LE GHIACCIAIE DEL RENO

Tornando al quadrivio si imbocca il sentiero indicato dal cartello in foto.

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Si scende al fiume che pullula di girini nella stagione estiva. Si segue il bel sentiero attrezzato con ponticelli in legno che a sinistra riconduce a Le Piastre.

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Questo percorso fa parte di un ecomuseo all’aperto che mostra l’antica cultura della conservazione del ghiaccio e i lavori fatti dall’uomo per regimare le acque. Peccato che la pace del boschetto sia rovinata dal rombo delle auto che passano a pochi metri lungo il fondovalle.

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Un articolo preso da WeForest a cui faccio annualmente una donazione

A post taken from WeForest:

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Just doing ‘less harm’ won’t get us there: we need a paradigm shift to tackle global warming.

Reducing carbon emissions and reducing deforestation (the second leading contributor of carbon emissions worldwide after the burning of fossil fuels) are essential and urgent: yet, they won’t suffice. The excess carbon is already stored in the oceans and will be released in the next decades, no matter what we do.

This is where our climate paradigm needs to shift.

Scientists are warning us: we need to drastically reduce the excess carbon in the atmosphere, and we need to do it now.
What’s more, we know how to do it. The New York Declaration on Forests (NYDF) in 2014 came up with a global commitment to mitigate global warming through large-scale forest protection and restoration. This can buy us decades on our race against global warming until a low carbon economy is available for all.  Why wait?

“How is the New York Declaration on Forests relevant to us as a company?”

3 years ago, before the Paris Climate Accord (COP21), world leaders got together at the UN Secretary-General’s Climate Summit in New York to announce what is now called the New York Declaration on Forests (NYDF). This non-legally binding political declaration grew out of dialogue amongst governments, companies and civil society to endorse a global timeline to cut natural forest loss in half by 2020, and to stop all deforestation by 2030. It also calls for restoring 350 million hectares of degraded forests and croplands,  an area larger than India. This ambitious – but achievable – target would enable us to absorb between 4.5 and 8.8 billion tons of carbon pollution every year – about as much as the current emissions of the United States.

So far, a total of 190 bodies have signed up to the NYDF: 40 governments, 20 sub-national governments, 57 multi-national companies, 16 groups representing indigenous communities, and 58 NGOs.  Those 57 companies who have already endorsed the NYDF have made a political statement. They want to be part of the change process. They want to be on the right side of history. They believe they can play their own significant part in global efforts to influence the UNFCCC process. We believe that joining this NY Declaration does give companies more visibility and credibility.

 

 

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Acquacheta

Venti agosto duemiladiciassette. Tié.

Oggi racconto com’è possibile da Firenze in circa un’ora andare nel parco delle Foreste Casentinesi a trascorrere una giornata nella Natura, fare rifornimento di acqua e comprare prodotti buoni.

Per prima cosa saltare in macchina e arrivare a San Benedetto in Alpe (io ho fatto l’itinerario: Autostrada uscita Firenze-Sud, dopodiché Rufina, Dicomano, San Godenzo, su strada SS67)

Arrivati a San Benedetto in Alpe lasciare la macchina e imboccare il sentiero che indica Acquacheta, che sta vicino il Centro Visite dove una ragazza abbastanza bona può darvi indicazioni sulla visita alle cascate e vendervi una mappa alquanto fica dei sentieri CAI del Parco delle Foreste Casentinesi al prezzo di €10. Io l’ho comprata.

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Il sentiero dell’Acquacheta è un sentiero che si inoltra in bei boschi di faggio, acero, castagno, nocciolo, noce e ontàno e che sale fino a circa 600 metri fino a raggiungere una radura chiamata il Romito, creata dai monaci dell’Abbazia Benedettina (ne rimangono solo dei resti purtroppo non conservati). La cascata citata da Dante fu creata da questi monaci che intervennero nella deviazione di un fiume (l’Acquacheta appunto) creando un salto di circa 70 metri (nei mesi autunnali forse è possibile vederla ancora).

Il telefono del Centro Visite, nel caso voleste telefonare per sapere se la cascata c’è o è in secca lo riporto di seguito: 349 7667400

Esco dal centro visite e mi metto a camminare volenteroso e voglioso di natura e di cascate.

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Il sentiero è comunque bello, anche senza cascata se non fosse per i turisti che ad ogni spiazzo si fermano banchettando e lasciando scottex cacate lattine e altri residui nel sottobosco.

Allora mi sono prodigato nella raccolta dei rifiuti facendo il mio dovere di scout e lasciando il posto un pochino più pulito di come lo avevo trovato e riempiendo una busta di residui.

La quale busta non sapevo dove buttare senonché al ritorno, all’uscita del sentiero ho trovato un signore dalla barba bianca che appena mi ha visto mi ha subito urlato di buttare il sacchetto nel vicino cassonetto. Qualche uovo messo in bella mostra in un cestino di vimini, quelle uova su cui non c’è etichetta né niente, ma a detta sua sono delle sue galline che sono le migliori del mondo.

Così ho tirato dritto e sceso all’incrocio del paese ho trovato invece qualcosa di molto più interessante: una bottega di vendita diretta di prodotti biologici: uova freschissime appena cacate dalle galline biologiche e formaggi e carne di lonza (proprio come la chiamava il sommo poeta!) e formaggi, vino miele insaccati ricotta marmellate e ragù pronti, tutto ma dico tutto biologico.

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E allora ho aperto il portafoglio e ho speso ventisei euro di BIO perché di fronte a questo po’ po’ di roba tutta certificata non si bada a spese.

Ok ora che ho scritto tutto e che l’ho pure condito con le foto esemplificative non rimane altro che andare a letto e pregare di non scrivere più un articolo quando sono ubriaco del vino BIO altrimenti mi comprometto definitivamente… ‘Notte a tutti.

Ah, dimenticavo, avevo portato le taniche per fare rifornimento di acqua nella piazza del paese ma invece questo è quello che ho letto su un cartello

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Ho pensato: ma come, un posto che scoppia di acqua viene rifornito dalle autobotti? Andiamo bene andiamo. Ah, già, dimenticavo che ormai è tutto secco, persino la cascata di 70 metri. Vabbè pazienza.

 

 

 

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Sto seguendo con molta passione i progressi tecnologici delle aziende fondate e dirette da Elon Musk, un genio che in pochi anni ha rivoluzionato il mercato dell’automobile, delle energie rinnovabili e dei viaggi spaziali producendo e mettendo in funzione una serie di innovazioni incredibili. Per chi non lo conosce si guardi gli innumerevoli video biografici e le interviste messe a disposizione da TED, da YouTube ecc.

spaceX

Elon Musk sta vendendo nel mondo una autovettura elettrica straordinaria, la Tesla, che ci proietta nel futuro delle automobili a zero emissioni, autopilotate e con ricarica elettrica gratuita distribuita in tutto il territorio per mezzo di una rete di postazioni fisse. Il costo, dopo il terzo modello appena inaugurato, è già sceso a livello di una normale berlina commerciale come Audi e Mercedes ed è destinato a scendere ulteriormente grazie alla concorrenza che Elon Musk non rifiuta di avere (pensate che rende disponibili i dettagli tecnologici della sua auto non brevettando nulla, è dunque tutto accessibile ai concorrenti).

tesla

Nel frattempo ha anche dato avvio ad un’altra azienda, The Boring Company, che si occupa di creare la prima rete sotterranea di veicoli elettrici per smaltire il traffico nelle città.

Come se non bastasse ha investito nel creare con un’altra azienda, SolarCity, una serie di prodotti come tegole solari, accumulatori di carica elettrica ecc, che servono a creare la famosa smartgrid, la famosa energia prodotta e condivisa da tutti in casa nostra, che tanto è stata sognata ma mai messa in pratica dai governi. Anche se lui non nega la resistenza dei governi il suo pensiero è: nel frattempo io faccio la mia parte dando un impulso alla tecnologia e rendendo i prodotti e le soluzioni rinnovabili alla portata di tutti, dopodiché sarà più facile per tutti la transizione al nuovo modello sostenibile.

Una ulteriore impresa di Elon Musk, Space X, si occupa di creare navi spaziali autopilotate e riutilizzabili, già ora hanno prodotto razzi che hanno con successo portato a termine missioni multiple, lasciando sbigottiti persino gli scienziati della NASA. In questo c’è davvero dell’incredibile: il salto in avanti che Elon Musk sta facendo nel ramo dell’esplorazione spaziale è tanto grande che entro pochi anni egli stesso ha annunciato che partirà il primo viaggio umano verso Marte per costruire una città permanente di terraformanti. Il progetto è quello di produrre il carburante che serve per il rientro utilizzando le risorse di Marte, oltreché installare convertitori atmosferici per iniziare a facilitare la formazione di vita vegetale.

E’ incredibile vedere in quanti pochi anni Elon ha creato e messo in moto tutto ciò, investendo centinaia di milioni di dollari in progetti tanto rischiosi e innovativi.

Giocare col fuoco

Quello che mi rimane da obiettare nel mio piccolo dopo una carrellata di tante spettacolari innovazioni tecnologiche, è che purtroppo il mio punto di vista non mi permette di vedere nulla di buono in tutto ciò.

Mi sono reso conto da qualche anno che l’uomo farebbe bene ad arrestare il suo impeto se non vuole autodistruggersi visto che in fin dei conti appare chiaramente ancora molto arretrato e barbaro, a fronte della tecnologia con cui sta giocando.

Le tecnologie spaziali stanno infatti portando semplicemente a spostare il campo di battaglia delle sue guerre tribali da una quota all’altra. Infatti guardate sotto che offerte di lavoro si vedono su internet per gli ingegneri: cercasi “progettista di armi spaziali”. Non sto scherzando purtroppo.

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Così come l’annuncio che riguarda l’ “ingegnere aerodinamico di sistemi di difesa” non è altro che il tecnico che deve, con l’ausilio di software specialistici, calcolare la forma ottima della prua dei missili balistici, dei proiettili e delle testate nucleari.

Space_Weapons

Ok Marte… E la Terra?

Andare su Marte a cosa serve se mostriamo chiaramente dei limiti nella gestione del nostro pianeta? Lo stiamo distruggendo e siamo artefici in questo medesimo istante di una enorme estinzione di massa (la sesta dalla formazione della vita sulla terra, hanno dichiarato gli scienziati che se ne occupano) che sta portando ad una tasso di scomparsa dell’ordine di centinaia di specie animali al giorno. E neanche sembra comparire ai primi posti delle “major issues” (i problemi più importanti) nell’agenda mondiale delle nazioni industrializzate. Eppure l’estinzione di massa della vita sulla terra riguarda anche noi, che dipendiamo dal mondo vivente attorno.

Egualmente vedo i limiti nella situazione geopolitica mondiale: attualmente ci sono un centinaio di conflitti documentati in corso su quattro dei cinque continenti della terra. Sono tutti conflitti non necessari, legati a disuguaglianza sociale, appropriazione delle risorse, pretese territoriali, operazioni di propaganda politica, tutte operazioni insomma che marcano il limite culturale profondo di una specie umana ancora estremamente immatura.

Quello che insomma ci vorrebbe oggi è un salto evolutivo, impossibile se non passano migliaia di anni, tale da convertirci in un animale totalmente differente, pacifico e collaborativo, una umanità custode.

Invece il potere rimane redistribuito in maniera estremamente iniqua e l’umanità, quella che comanda, è rimasta culturalmente legata a vecchie ideologie aristocratiche di esplorazione → conquista → potere → possesso.

Potremmo mai permetterci di perdere il nostro pianeta? No, non ci è consentito, ma lo stiamo facendo.

Infine mi si faccia aggiungere un pensiero che riguarda la tecnologia. Essa sembra essere una bella cosa, ma purtroppo per fare ogni singolo passo in avanti, peraltro non necessario, abbiamo bisogno di perseverare con la nostra industria e continuare a inquinare, esaurire risorse non rinnovabili e incrementare ulteriormente l’impronta. A che pro serve tutto questo se quando avremo costruito lo smartphone modello cento ci ritroveremo con una terra invivibile?

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O quasi.

mobike

E’ da un paio di giorni che scendo di casa, sblocco la prima bicicletta libera che mi capita a tiro con un segnale elettronico inviato dal mio smartphone, e mi faccio 5 km fino al centro di Firenze. Lascio la bici nel primo spazio libero che capita e me ne vado. Non è futuro ma è possibile anche sotto casa vostra visto che mobike, un progetto diffusosi in tutto il mondo, sta portando le sue bici ovunque per il noleggio istantaneo in città al costo di 60 centesimi di euro all’ora. Praticamente gratis.

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Si scarica una App con la quale è possibile cercare sulla mappa la bicicletta più vicina e il gioco è fatto. Le biciclette sono costruite per essere agevoli in città, sono a misura unica e sono attrezzate di portapacchi anteriore.

Lascio a casa la mia macchina e risparmio anche rispetto a qualsiasi abbonamento mensile dell’autobus (che costa €35 a Firenze, mentre invece un mese di utilizzo equivalente della bicicletta di mobike mi costa meno di €15).

Si evita di emettere CO2 e si evita di doversi confrontare quotidianamente con gli autisti dei bus e con le loro pregevoli idee: stamattina 15 agosto 2017 ad esempio dopo aver atteso alla fermata il bus numero 29 che è arrivato alle 7:56 alla fermata Baracca-Gori, l’autista avrebbe dovuto mettere la freccia per fermarsi, invece ha rallentato, ha sfilato davanti il marciapiede e invece di aprire le porte ha riaccelerato e se n’è scappato. E’ in teoria possibile denunciare un comportamento del genere alle autorità ma il problema è che nulla si riesce a ottenere. Una perdita di tempo. E allora sono contento di dare una mano a togliere di mezzo il personale dell’Ataf abbattendo gli introiti provenienti dai biglietti e passando alle biciclette mobike.

 

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Lunedì 26 alle ore 21 (ma meglio essere lì mezz’ora prima), si svolgerà a Firenze il convegno per dare le risposte alle mille domande dei genitori sul tema vaccini.

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Il dott. Stefano Montanari è Direttore scientifico del labotatorio Diagnostics di Modena in cui si svolgono ricerche e si offrono consulenze di altissimo livello sulle nanopatologie.
Docente in diversi master nazionali ed internazionali, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche e da anni svolge un’intensa opera di divulgazione scientifica nel campo delle nanopatologie.

 

L’ingresso all’evento sarà di minimo 5 €, che saranno devoluti al laboratorio per le ricerche del dottore. Se non potrete essere presenti è comunque possibile contribuire effettuando una donazione su Postepay o con bonifico (vedi sotto).

Saranno presenti anche genitori con bambini danneggiati e sarà una buona occasione per confrontarsi su un tema così attuale.

 

Lunedì 26 Giugno ore 21

Teatro SanCat – Via del Mezzetta, 1

Firenze

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