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Archive for novembre 2013

Spero di fare cosa gradita:

se siete interessati ad acquisti di agrumi salubri dalla Sila, bisogna prima creare una rete di acquirenti.

Il trasporto, durante il periodo di consegne, avverrebbe nella vostra zona di domicilio in giorno prefissato.
Non è solo una questione di acquisto singolo, ovviamente: chi vuole avere la consegna vicino casa deve impegarsi a creare una vera rete di acquirenti. Che ne dite di dirlo, ad esempio, alla prossima riunione di condominio? (Tataan :)
Allego il progetto, bellissimo, di Anna Maria.
Rispondere direttamente a lei, se interessati.

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Saluti e diffondete.

Emmanuele.

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Stiamo organizzando la prossima giornata di autoproduzione.

Qui di seguito i dettagli dell’evento (cliccate sull’immagine per scaricare il volantino).

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Per chi vuole saperne di più del progetto Rete Ticino, andate a questo link.

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Oggi voglio concedermi un lusso e scrivere di quelle cose che più mi piacciono: esempi di successo di persone che mettono in piedi ecosistemi capaci di essere davvero sostenibili e davvero provvedere al nostro bisogno di cibo.

Ho letto e scoperto Veta la Palma due anni fa, quando ho visto questo video esilarante di Dan Barber pescato (il termine non è casuale:) dai TED del 2010.

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http://www.ted.com/talks/dan_barber_how_i_fell_in_love_with_a_fish.html

Per chi non sa cos’è TED, è una piattaforma che accoglie presentazioni di progetti e nuove idee da tutto il mondo e li raccoglie sul sito dove è possibile vederli gratuitamente in streaming. Il motto messo in pratica da TED è: le nuove idee meritano di essere condivise!

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Di che cosa si parla dunque? Il pesce ormai non è più “sostenibile” come alimento perché comprarlo significa incentivare una attività che sta estinguendo l’ecosistema marino. Questo è un evento veramente recente: negli ultimi 60 anni abbiamo pescato nei mari con la stessa logica usata per abbattere sistematicamente le foreste. Per non parlare del fatto che abbiamo, e stiamo, usando il mare come vasca di raccolta dei rifiuti radioattivi delle oltre 500 centrali atomiche di tutto il mondo. per 60 anni.

La conseguenza è che ormai nel mare c’è meno vita che in una tomba.

Ebbene, a Veta la Palma, alla foce del Guadalquivir, Spagna, Miguel ha creato un allevamento integrato basato sul principio che l’interrelazione tra animali e le

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piante garantisce una catena alimentare stabile, quando lasciato in pace di vivere, ottenendo come risultato non solo un’abbondanza di pesce meravigliosa senza ricorrere ai mangimi proteici, ma tutto questo a vantaggio (non a discapito) dell’ambiente, come risultato c’è un miglioramento della qualità dell’acqua e un aumento delle specie di uccelli, una volta scomparse. Una oasi faunistica che produce pesce per l’uomo!

Insomma, detto così sembra poca roba. E’ colpa mia: non lo so spiegare in maniera avvincente, me ne rendo conto.

La morale, secondo me, è che oggi 7 miliardi di persone devono far presto ad acquisire coscienza ambientale nei loro affari, e convertire le loro aziende, e coinvolgere altri con tutti i mezzi possibili, e agire cercando di massimizzare la biodiversità, e non il proprio capitale in banca.

Molti direbbero, belle parole, ma noi abbiamo un lavoro da dipendenti in aziende private, che se ne sbattono della morale ambientale. Che cosa potremmo mai fare?

Per esempio? Queste persone potrebbero lasciare il loro posto di lavoro e dedicarsi ad altro di più sensato. Come ho fatto io.

Tutto qui. Vedetevi il video che sono sicuro vi piacerà.

Riferimenti

Documento – Resoconto e altri link in pdf.

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E’ TEMPO DI CRAUTI…

E’ tempo di mandare un post sulle fermentazioni domestiche che più conviene fare a casa per tante ragioni, tra cui la semplicità: i crauti, Sauerkraut in tedesco, in Germania sono un’istituzione accompagnati da una Weissbier. Tuttavia pochi tedeschi sanno come si fanno, ed è un gran peccato: ogni anno migliaia di tonnellate di crauti industriali sono consumati in centro Europa e nel mondo, dando vita ad un enorme ciclo economico industriale di produzione, lavoro umano, inquinamento e trasporto, quando si potrebbe invece farla diventare un’attività domestica come quella della panificazione.

Lo scopo infatti dovrebbe essere quello di riappropriarci della sovranità alimentare, cioè di provvedere da noi stessi al nostro cibo, senza demandarlo al mercato (e senza pagarlo tanto caro).

FOTO_IN CAMMINOCi sono ovviamente tonnellate di siti di cucina curati da esperti che spiegano molto meglio di me l’argomento, ma io non mi scoraggio (come al solito :)

PERCHE’ FERMENTARE LA VERDURA

Anche se non è molto diffusa in Italia, la tradizione centro-nord europea delle verze fermentate dovrebbe entrare dritta dritta nella dieta mediterranea, perché in Italia ci sono sia le condizioni climatiche tutto l’anno per fare ottimi crauti, sia perché è una terra dove la materia prima (verze e altri ortaggi) crescono senz’alcun problema.

Perciò non c’è cosa migliore per chi ha l’orto domestico di piantare verze in estate, raccoglierle in autunno (cioè ora) e mangiare crauti per tutto l’inverno!

Anche chi non ha l’orto, né ha accesso a prodotti bio, può comprare verze prodotte industrialmente e facendo i crauti può mangiare un ottimo prodotto bio (questo fatto, che ha del miracoloso per chi non conosce il fenomeno delle fermentazioni, viene spiegato poco più avanti).

Perché mangiare crauti? Eccone alcuni benefici:

  • le fermentazioni eliminano le sostanze nocive dal cibo;
  • conservano i nutrienti già presenti (ad es. le vitamine) e ne producono di nuovi (ad es. acidi organici, omega3, omega6);
  • rendono commestibili i prodotti che originariamente non lo sono perché pieni di tossine (come ad es. la cassava) aiutando a risolvere problemi alimentari nei Paesi deboli;
  • i fermenti non hanno bisogno di essere conservati in frigorifero (risparmiando energia);
  • i fermenti trasformano lattosio e altri zuccheri complessi in acidi di più facile assimilazione per persone intolleranti;
  • ultimo ma non meno importante, la nostra dieta senza cibo vivo diventa carente delle sostanze necessarie ad assicurare in ogni periodo dell’anno il corretto equilibrio e quindi la salute. Mangiare solo cibo di supermercato (che è quasi sempre morto: sterilizzato, pastorizzato, congelato ecc) significa assumere calorie vuote, senza vitamine e senza micronutrienti, questo perché le regolamentazioni alimentari impongono una “sicurezza” sul cibo commercializzato, il che significa agire sul cibo con processi che uccidono i batteri. Quindi: si può recuperare la fauna batterica mangiando fermenti.

INGREDIENTI DI PARTENZA

Prendete delle verze. Tuttavia, come indica lo stesso termine kraut, la ricetta dei crauti significa genericamente verdure fermentate, perché allo stesso modo si possono usare come ingrediente di partenza oltre alle verze: carote, cipolle, agli, ravani, ravanelli, mele, scorzobianca, scorzonera, zucche, cetrioli, peperoni, asparagi, zucchini, melenzane, sedano, porri, cavoli rapa, rape (solo la parte radicale), barbabietole. Insomma vanno bene tutti i fusti e le radici (evitate anche le patate per questa volta).

cavolo-cappuccioIniziare a fare i crauti usando il cavolo cappuccio: si presta meglio di tutti allo scopo.

La tipologia di ingredienti da escludere sono invece: le leguminose, i frutti troppo acquosi (come i pomodori e le angurie) e la parte fogliare delle verdure (lattuga, scarola, spinaci, rucola, ecc.).

UNA STORIA SOFFERTA: IL BOCCACCIO DI TERRACOTTA

Un tema ampio occupa mio malgrado il contenitore dove mettere a pressare i crauti. E’ l’unico oggetto veramente necessario. La cosa migliore è avere un contenitore di terracotta come quelli usati in sud Italia per preparare le alici sotto sale, avete presente? Bisogna procurarsene di diverse capacità, ad esempio da 1 a 3 litri.

E’ difficile oggi recuperarlo, parlo per esperienza, e la recessione in Italia sta facendo fallire i pochi vasari ancora in attività. La perdita di quest’artigianato è una cosa drammatica.

Senza ripescare troppo nelle cronache di questi anni, basti pensare che ho provato addirittura a farmelo da solo il boccaccio, comprando creta e vernice impermeabilizzante. Ho cercato vasari, artisti della ceramica, ho negoziato con loro per ottenere vasi adatti allo scopo, fatti secondo le mie istruzioni. Con gli artisti non vale la pena contrattare: lavorando su commissione chiedono troppi soldi per un oggetto che dovrebbe costare al massimo 20 Euro. La richiesta più alta l’ho ricevuta qui a Lugano: oltre 60 Euro per un vaso di terracotta smaltata di 20 centimetri d’altezza.

Alcune alternative efficaci sono i boccacci di vetro, purché siano di forma cilindrica e abbiano una bocca larga adatta allo scopo.

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Mi sono procurato i boccacci qui sopra in paesi di mare come Marina di Camerota e Palinuro (miei luoghi di origine, dove l’isolamento ha reso frammentario l’arrivo della globalizzazione e dei cinesi), dove i millearticoli (detti mesticherie in Toscana, o casalinghi in altre parti d’Italia) ancora vendono di questi oggetti.

Attenzione se comprate vasi di manifattura estera che non sono a scopo alimentare, potrebbero essere stati verniciati con prodotti a base di piombo.

LA PREPARAZIONE

Affettate i crauti in striscioline (non devono rimanere foglie intere, ma listarelle sottili, un poco come si fa per preparare le melenzane sott’olio), poi cominciate a introdurli nel contenitore e a pressarli. Ad ogni strato di verdure spolverate con una presa di sale.

Mettete uno trato di verdure e spolverate col sale, poi pressate col pugno più forte che potete (vedrete uscire già l’acqua dalla verdura), poi ripetete l’operazione, e così via, fino a traboccare dal contenitore. A questo punto mettete un separatore (ad esempio un piatto) e pressate con un peso sopra di 5Kg. Lascerete questo stato di cose per tutto il tempo della salamoia: 2-8 settimane.

Nelle successive 24 ore deve accadere che le verdure vengano sommerse completamente dall’acqua. Se questo non succede dovete aggiungere voi stessi dell’acqua salata, assicurandovi di bollirla prima, per eliminarne il cloro (*). Le dosi sono: 2 cucchiai rasi di sale per ogni litro d’acqua.

(*) si può evitare di bollire l’acqua (energia sprecata!) lasciando l’acqua in una bottiglia di vetro esposta alla luce diretta del sole per una giornata.

Una volta partita la fermentazione, cioè dopo le 24 ore (non vedrete nulla inizialmente, confidare nella vita batterica che è dappertutto), da ora in avanti dicevo, l’unica regola da seguire è il continuo monitoraggio e agitazione delle verdure:

Due volte al giorno (mattina e sera, ma io lo faccio anche solo una volta al giorno) smuovete il peso che avete messo sopra facendo uscire le bollicine d’aria che via via si formano sott’acqua. I primi due-tre giorni dovrebbero uscirne parecchie, poi il fenomeno si riduce.

Potete tenere tranquillamente il recipiente in cucina, su un tavolo, lontano dalla luce diretta del sole (io ho ricavato uno spazio sul balcone dove poterle lasciare indisturbate: vivo lontano da strade trafficate e da fonti inquinanti).

Con l’andare delle settimane sulla superficie dell’acqua si formeranno prima schiuma, poi muffe di tutti i tipi. E’ normale, nessun pericolo! L’importante è che i crauti rimangano lontani da ciò, sommersi per almeno un paio di centimeti sotto il pelo dell’acqua. Abbiate comunque cura di schiumare (cioè ripulire) con le mani o con uno straccio tutto questo per avere sempre un ambiente ben pulito. L’importante inoltre è non rivoltare violentemente, provocando il mescolamento di queste muffe con i crauti sottostanti.

Altro accorgimento è coprire il contenitore con un panno, per evitare che vi vadano a finire dentro insetti e polvere.

Quindi il castello dovrà essere nell’ordine (vedi foto sotto): contenitore, crauti, poi il tappo per pressarli (se serve, come distanziatore, mettete sopra il tappo anche un barattolo di vetro pulito, avendo cura di togliergli etichette varie), sopra a questo barattolo mettete il canovaccio, poi il peso.

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Tutta questa procedura sembra laboriosa, ma non lo è. Basta trovare l’attrezzatura giusta e collaudarla. Il tutto toglie solo qualche minuto di tempo ad essere approntato.

LA SALAMOIA

La quantità di sale dipende da quanto velocemente vuole essere fatta la fermentazione.

In genere sappiate che la fase della salamoia dura un mesetto, ottenendo crauti molto acidi. Se si mette meno sale la fermentazione avverrà più velocemente, con più sale rallenterà. D’inverno la temperatura bassa fa rallentare la fermentazione, quindi in genere si usa mettere meno sale.

Io uso poco sale, il meno possibile (non mi piacciono i crauti troppo salati). Questo significa che metto in estate poco più di un cucchiaio raso di sale per mezzo chilo di verdure fresche, in inverno leggermente meno.

Una discreta dose di sale ci vuole sempre. In mancanza totale di salatura non avviene più la fermentazione, ma piuttosto le verdure rischiano di irrancidire e dovrete buttarle.

Il sale deve essere senza iodio aggiunto (che è un inibitore di fermentazione), senza antiagglomeranti né conservanti.

LA PRESSATURA

Il distanziatore migliore da mettere tra le verdure e il peso sovrastante è un tappo di legno (non usate legno comprato, ma solo legno naturale!). Sopra questo è meglio sovrapporre anche un barattolo di vetro o un bicchiere.

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Questo distanziatore di legno l’ha fatto mio padre (falegname) usando legno d’ulivo naturale di sicura provenienza (la pianta era nostra) e corredandolo di due scanalature per aiutarmi a estrarlo dalla salamoia con due dita. Ottima riuscita.

Come peso si può usare un boccione di vetro riempito d’acqua, oppure un peso da palestra, piccolo e maneggevole. Abbiate fantasia e usate quello che avete già in casa!

Alternative meno ortodosse di pressare le verdure, ma efficaci ugualmente, sono mostrate sotto (dal libro di Sandor).

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LEVARLI DALLA SALAMOIA E SERVIRLI

Mentre il resto dei crauti rimagono in salamoia, una prima parte potete cominciare a toglierla e provarla. Se le verdure hanno ancora il loro sapore (es. le cipolle), non sono pronte. Se invece il sapore è completamente trasformato, vuol dire che potete già mangiarle.

Vedrete che zaffata violenta di acido verrà fuori quando li togliete! E’ acido lattico, salutare e ricco di molte altre sostanze vive benefiche, tra cui vitamine (è proprio l’ambiente acido a preservare queste sostanze a lungo).

Strizzateli prima con cura (la salamoia è un’acqua estremamente salata e sgradevole da bere, tuttavia i tedeschi lo fanno!), poi serviteli direttamente condendoli se preferite con olio d’oliva, come un’insalata fredda. Non aggiungete aceto, limone o altro acido, ce n’è già abbastanza!

Una volta tolti dalla salamoia e strizzati, quelli che rimangono possono essere conservati in frigo per qualche giorno, poi ammuffiscono. In effetti è meglio togliere solo la dose che pensate di mangiare: la restante parte può rimanere al sicuro sott’acqua, lontano da muffe indiscrete.

Seminari

Mi piace chiamarli seminari: significa in qualche modo piantare dei semi. : ]

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Effettuo seminari di fermentazioni (eccone uno recente) nella zona dove vivo (vivevo!) affrontando in una unica giornata sia la teoria che la pratica.

In genere il programma prevede una-due ore di seminario con dimostrazione pratica la mattina e poi pranzo conviviale.

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Oltre ai crauti, nei seminari si può mostrare come fare yogurt, pane, ricotta, formaggio.

Sono disponibile a organizzarne altri con l’obiettivo di diffondere il cambiamento. Contattatemi se avete da proporre delle date o delle collaborazioni.

Riferimenti

– Sandor Ellix Katz, Wild fermentation, libro impareggiabile sulle fermentazioni (solo in Inglese, ma lo sforzo di leggerlo in madrelingua viene ampiamente ripagato!)

Fermentations in food processing (solo in Inglese), articolo scientifico estremamente approfondito che tratta dei benefici delle fermentazioni.

Video trailer su un seminario di Sandor sulle fermentazioni (solo in Inglese, con sottotitoli)

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http://youtu.be/hKEhSKm7kogm7kog

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Crisi sistemica. La maggior parte delle persone con cui parlo non sanno nulla. Mezzo sorriso, scherno sottinteso. Il solito fanatico di qualcosa, pensano.

Facce da schiaffi. Maledizione!

Mi succede con maestre d’asilo, sorveglianti di condomini, anziani pensionati, colleghi coetanei (incomunicazione pura), madri al supermercato con bambino accarrellato, dottori, tutti insomma.

Questo piccolo post-monologo-sfogo mi serve a dirmi/vi una profonda verità che viene messa sotto i piedi dalle persone di cui sopra: Se si vuole fare le cose stando dalla parte della soluzione, non del problema, è necessario ridurre la presenza del Mercato nella nostra vita. Così:

IL SURPLUS VA CONDIVISO, NON VENDUTO.

E’ un principio economico etico banale. Mai applicato da nessuno.

E’ un principio di progettazione in permacultura.

Prendiamo l’albero, in simbiosi con i funghi. Gli zuccheri in eccesso, l’albero li REGALA, sotto forma di essudati radicali, ai funghi. Non li vende, non li presta a interesse. Non li trasforma in titoli azionari. Questo “regalo” fatto ai funghi è tutt’altro che un regalo. E’ una connessione attiva. L’albero così facendo fa prosperare i funghi, li tiene in vita. E cosa ci guadagna l’albero: i funghi di rimando nutrono l’albero con tutto quello a cui l’albero non può provvedere da solo, acqua compresa.

I cittadini dell’economia occidentale hanno dimenticato il contatto con la loro Madre (vedi film Home). E così non condividono il surplus di risorse con i loro simili, men che meno lo usano per ridurre il ritmo della loro economia. sarebbe bastato questo a prosperare sulla Terra. Invece: salvano quel surplus in conti bancari dove il denaro può produrre altro denaro.

Mi succede oggi, di nuovo. Parlo con una persona (che credo dalla parte della soluzione) di un incontro che posso organizzare per insegnare a fare autoproduzioni in casa (perché voglio contribuire alla decrescita, ad abbassare il Pil, lo spreco, bla bla bla). Bene, mi fa, “ospito io il corso, così non mi fai pagare”. E quando gli dico che non avrei comunque fatto pagare nessuno (perché il surplus si condivide, non si vende) mi fa: “E perché? DEVI FARTI PAGARE!”

Ps. Il titolo del mio post si riferisce ad una storia raccontata a grandi e piccini per insegnare un po’ di monetarismo (quanto servirebbe saperlo già dalle elementari!)

Eccola qui a fumetti (ci sentiamo piccini stasera).

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Ho tagliato la caciotta!

Dopo una stagionatura di 2 settimane si presenta perfetta da mangiare accompagnata da pane alle noci appena sfornato e… miele!

Il mio primo vero formaggio, ottenuto da caglio (e non con la “finta” cagliata tramite aceto che comunque ho provato in passato) è andato benissimo: con 5L di latte vaccino ho ottenuto 1Kg di cacio. L’ho fatto stagionare su di un tagliere all’interno di uno scatolo di legno con le zanzariere alle due piccole aperture di areazione. E’ stato sul terrazzo, al riparo dal sole (avessi avuto la cantina!)

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Non l’ho immerso in salamoia il primo giorno ma piuttosto l’ho soltanto massaggiato col sale ripetutamente, tre-quattro volte nei primi tre giorni. Mi ha dato conferma una contadina che ho conosciuto al mercato italiano di Ponte Tresa: lei le caciotte da meno di un chilo non le mette in salamoia. Facendo quesa cura di sale ha spurgato molta acqua che ho fatto colare inclinandolo sul tagliere.

Alla fine non è diventato molto salato, al contrario!

Non si è formata muffa. Si è al contrario formata una pasta grassa molto succulenta sulla buccia.

L’ultima settimana l’ho oliato con un panno imbevuto di olio d’oliva: è diventato ancora più aromatico.

Anche mia figlia di due anni se ne mangia a fettone la sera insieme a me.

Devo scrivere un post più rigoroso con la ricetta, appena mi è possibile staccare dal lavoro di mammo. Saluti e, a prenotazione, potrete assaggiarne anche voi.

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E’ mia intenzione condividere le cose che ho imparato in questi periodi di sperimentazione in casa per ridurre gli sprechi e ottimizzare l’ecosistema domestico.

Più avanti metterò tutto insieme in forma di dispensa, per ora mi basta creare un menu a destra inserendo tutti gli articoli che compongono la guida a puntate dell’ECOLOGIA DOMESTICA

Non metto in dubbio che ci siano tonnellate di siti e articoli simili su internet. Ma non mi scoraggio .-]

Comincio con l’argomento del lavare i piatti.

La lavastoviglie

Una guida al consumo razionale dell’acqua riferisce che la lavastoviglie risparmia acqua rispetto al lavaggio a mano, a patto di acquistarne una di ultima generazione e usarla a pieno carico. Falso e tendenzioso.

Le lavastoviglie hanno un consumo che va dai 45 (vecchi modelli) ai 25 litri d’acqua a lavaggio (3), sono dati del 2003. C’è poi da aggiungere l’energia elettrica consumata per riscaldare l’acqua, il prezzo d’acquisto e l’inquinamento prodotto dai tre (tre!) differenti prodotti consigliati: detersivo, sale e brillantante (2), l’usura del filtro, l’usura della lavastoviglie stessa, per non parlare dell’impatto ambientale di tutto il ciclo economico e di mercato delle lavastoviglie (ciclo lineare che prende risorse e restituisce scorie all’ambiente): la produzione industriale, le vernici, i materiali plastici, metallici, elettrici ed elettronici, il servizio di riparazione annesso, il trasporto, l’imballaggio, la vendita, la pubblicità, lo smaltimento, il mercato dell’usato, il commercio elettronico, ecchippiunehappiunemetta.

Dopo aver visitato oltre venti appartamenti della zona in cui abito, posso dire che le lavastoviglie più comunemente usate nell’epoca in cui scrivo (2013) sono cimeli da museo acquistati dieci-vent’anni fa. Evidentemente sono elettrodomestici che durano molti anni, con mia sorpresa. I modelli che ho potuto vedere sono fuori produzione sui siti delle case produttrici. Ad essere cosi vecchie immagino vadano su un consumo ben maggiore di 25 litri d’acqua a lavaggio. Tuttavia una tabella di consumi esatti per le lavastoviglie non sono riuscito a recuperarla, battete un colpo se avete più fortuna di me. I dati certi non li so a parte le ricerche da alcuni istituti indipendenti presentate in bibliografia (3), quindi passo a dire qual’è il consumo del mio metodo di lavaggio dei piatti a mano per dare un’idea dell’abisso che passa tra “progresso” e sostenibilità: io impiego dai 3 ai 5 litri d’acqua a lavaggio.

Il miracolo è presto rivelato.

Lavare i piatti usando l’acqua della pasta

0- se non si mangia pasta tutti i giorni la stessa cosa può farsi con l’acqua di cottura del riso o qualsiasi altro cereale (segale, orzo, farro, ecc) e delle patate (*).

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1- Si deve aver cura di separare SEMPRE in due lavandini distinti (o in due insalatiere) le stoviglie da sgrassare e quelle invece solo da risciacquare con acqua. A queste ultime appartengono tutte le pentole sporche della colazione:

— zucchero, latte, caffè, tè, miele, marmellata, briciole

ed anche:

— acqua di verdure, di cottura a vapore (se cotto senza l’aggiunta di olio)

— pentole usate per cuocere la pasta, lo scolapasta, recipienti dove è stata impastata la pizza (se non si è usato olio), sugo (se cotto senza l’aggiunta di olio)

— piatti dove è stata servita frutta, vegetali crudi, dolci secchi.

Per l’uovo e latticini, da distinguere i recipienti in plastica e metallo (per i quali va fatta la sgrassata) dalle tazze e pentole di ceramica e vetro, per le quali non serve insaponare. Il motivo? Penso sia riconducibile alla differente tensione superficiale dei diversi materiali.

Ci si deve quindi occupare solo di

— sporco di pesce

— olio vegetale e animale, frittura

— grasso animale, carne, pancetta, burro, salumi, formaggi, residui di grigliata

— bicchieri e stoviglie ingrassati

2- Quando si fa la pasta, scolare l’acqua avendo cura di raccoglierla in un recipiente (che ne dite di usare la pentola più sporca che avete da lavare? Comincerà così già a sgrassare).

Metteteci dentro anche tutte le stoviglie arretrate da lavare, e tutto quello che può entrarci.

Se potete coprite con un coperchio (l’acqua si manterrà calda più a lungo, non riempirà di vapore la cucina e non ridurrà di volume evaporando).

3- Quando è il momento di lavare i piatti, adoperate solo l’acqua della pasta necessaria (mezzo litro per le pentole e stoviglie per due persone).

Vi accorgerete presto delle dosi sufficienti a lavare i piatti. E’ una cosa soggettiva. Ad esempio io con l’acqua usata per cucinare 200g di pasta ottengo due dosi abbondanti di acqua della pasta, per due lavaggi separati, che saranno uno per il pranzo, il restante per i piatti della cena o del giorno dopo (l’acqua della pasta agisce anche quando si è raffreddata, si deve solo rigirarla un po’ per rimettere in soluzione l’amido che nel frattempo sarà decantato sul fondo).

Lavare i piatti con l’acqua della pasta non rovina le mani. Se l’acqua è molto dura, cioè calcarea, basta aggiungere un cucchiaio di bicarbonato di sodio.

Contro l’acqua della pasta non servono protezioni, né guanti né crema per le mani, ve ne accorgerete presto: non c’è acidità ne alcalinità nell’acqua della pasta, solo un poco di amido capace di tirare via ogni sorta di grasso.

4- Per risciacquare. Prendere un recipiente (es. un’insalatiera) da 3-5 litri di capacità e iniziare a risciacquare la pila di piatti usando inizialmente l’acqua corrente, poi quando si è riempita del tutto chiudere il rubinetto e continuare il risciacquo usando l’acqua nel recipiente. Proprio così.

Partire prima dai bicchieri di vetro, che risulteranno quindi splendenti a dovere perché sciacquati con la prima acqua (quella corrente), poi dopo passate alle pentole e recipienti in metallo e plastica. Durante tutto il lavaggio lasciare le stoviglie sul fondo, così mentre si lavano i pezzi grossi cominceranno a sciacquarsi da sole per immersione, e alla fine si strofinano tenendole immerse e quando si tirano fuori hanno perduto completamente la patina di amido che avevano.

Se si vuole il massimo comfort, lavare i piatti quando l’acqua della pasta non si è ancora raffreddata.

Se non si vuole avere l’effetto macchia sulle pentole, si deve rinunciare ad essere ecologi e sprecare acqua: lavando dal primo pezzo all’ultimo con acqua corrente. Io invece per ottenere questo stesso effetto aggiungo una cucchiaio di bicarbonato di sodio nell’insalatiera del risciacquo, che sciogliendosi fa da brillantante perché fa “scivolare” via l’acqua senza lasciare macchia. E se poi ancora qualcosa di visibile rimane, me ne frego: tra persone intelligenti sta meglio una macchiolina minuscola in più su una pentola (che sappiamo che sporco non è) piuttosto che un litro di acqua potabile in più mandata al depuratore inutilmente.

Il metodo della raccolta d’acqua al posto del risciacquo in acqua corrente evita anche di dover azionare l’acqua calda (altra energia!) per risciacquare: i primi litri d’acqua che escono non sono infatti ancora freddi (perché vengono dai tubi di casa, non da quelli di profondità).

L’acqua della pasta non va gettata nemmeno dopo aver lavato i piatti (rimane pur sempre un alimento), ma piuttosto impastata con il pane secco e i residui di cucina per gettarla al maiale. Ah, già dimenticavo nessuno più ha il maiale dietro casa. beh, male! Innaffiateci i fiori allora.

E’ tutto. Ora si può regalare la propria lavastoviglie (o passare il link di questo articolo) al proprio vicino di casa emerito sprecone.

Staccare la lavastoviglie

Se si sta in affitto, si può mettere in pensione la lavastoviglie:

– si fa una bella strofinata con acqua e bicarbonato per lasciare tutte le parti lucide splendenti.

– si estraggono tutti i filtri lasciandoli asciugare nei carrelli e si svuotano d’acqua completamente i pozzetti.

Per fare questo o ci si mette con una spugna e si assorbe e svuota ripetutamente, sapete come fanno i marinai?, oppure si aziona la lavastoviglie per pochi secondi: la pompa svuota tutto in pochi secondi, poi con mano esperta si interrompe il programma al punto giusto aprendo lo sportello di colpo (non con tutte le lavastoviglie si può fare questo).

– si lascia col coperchio aperto una giornata per far asciugare bene

– Spolverare un po’ di bicarbonato anche nel pozzetto di scolo, per evitare la formazione di melma se dovesse riformarsi un poco d’acqua sul fondo.

– Richiudere, staccare la spina e chiudere il rubinetto dell’acqua. E fine dello spreco.

Riferimenti

(*) L’acqua di cottura delle patate sgrassa, ma meno di quella dei cereali. Fare una prova.

(2) http://www.whirlpool.it/servizi_domande-e-risposte_lavastoviglie.content.html

(3) Opuscolo ENEA, file: “Op12.pdf”

http://old.enea.it/com/web/pubblicazioni/Op12.pdf

Per approfondire

Nuvole e sciacquoni, G.Conte.

Registratevi e scaricate gratuitamente da Edizioni Ambiente questo libro sulla gestione intelligente dell’acqua in casa (a questo link).

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