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Archive for dicembre 2013

“Le notti d’autunno sono lunghe e fredde, il tempo sarebbe bene spenderlo a guardare la brace ardere, con le mani pigiate intorno ad una calda tazza di tè” (1). Ma io scrivo tanto per avere l’illusione di parlare a qualcuno, visto che non ho sonno, brace non ne ho da guardare e televisione neppure…

 ominidi

In famiglia stiamo passando dalla dieta occidentale all’alimentazione tradizionale. Ciò significa non tanto imparare cose nuove, quanto soprattutto decostruire l’immaginario di noi, popolo della società di mercato, risalendo, faticosamente, la china della cultura contadina che ormai solo una ricerca personale può rivangare. Non saremo comunque sicuri che il risultato di questa mutazione culturale personale conduca ad una alimentazione migliore, dato che il caos è grande in una cultura senza radici. La prova la darà il tempo. Le cavie siamo noi. Cominciamo dalla colazione, quindi. Quanto segue non è un articolo medico e non ha la pretesa di dare consigli su come sia meglio mangiare: non voglio alcuna responsabilità se finite per stare peggio di prima ;)

Parto dall’inizio (ma non divagherò per molto, promesso). Come ho maturato l’idea che ci fosse qualcosa che non andava nella colazione fatta di cappuccino e brioche? La risposta è che in realtà non si arriva a ripudiare il cappuccino e brioche perché ha un brutto sapore, tutt’altro! Lo si ripudia piuttosto con la stessa logica con cui il fumatore ad un certo punto ripudia la sigaretta: a monte del suo gesto egli ha già deciso, molto prima di prendere tra le dita l’ultima sigaretta, che da quel momento non fumerà più.

Il processo decisionale arriva dopo la ricerca delle notizie importanti a capire cosa è sbagliato e cosa non lo è. Fatto questo c’è il momento, altrettanto importante, di decidere quanto riteniamo importante la salute e cosa si è disposti a fare per mantenerla. Dopodiché quello che viene è una semplice conseguenza.

Per capire cosa c’è di sbagliato nella dieta occidentale basta guardare i dati statistici e vedere che tutti i mali più diffusi della società occidentale ricca sono collegati allo stile alimentare: infarto, problemi cardiovascolari, cancro, carie, diabete, obesità.

Per sapere qual è l’alimentazione corretta è necessario prendere subito le nostre coordinate: dove viviamo, in quale società, qual è la nostra storia. In altre parole:

Da dove veniamo?

E’ importante porsi queste domande perché per perseguire un’alimentazione il più possibile naturale è necessario disseppellire le abitudini alimentari dei nostri antecessori. Visto che il nostro organismo ha mangiato per secoli determinate cose, è ragionevole pensare che si sia adattato a quelle e ciò, se ce ne fosse bisogno, spiega anche perché le “novità” alimentari dell’uomo occidentale facciano male, sempre.

Detto questo, ecco io da dove vengo: Quelli della mia famiglia sono figli di migliaia di anni di discendenze contadine, adattate al clima mediterraneo, uomini praticanti caccia-raccolta, poi pastorizia, poi, a partire da 10 mila anni fa, agricoltura e allevamento. A mano a mano conoscevano meglio il territorio, selezionavano piante e animali che presentavano una migliore resa, frutti più saporiti e che si ammalavano meno. Dalle mie parti è pratica antica l’allevamento delle api, avere animali da corte come il pollame e possedere almeno un animale da latte: la capra. Tant’è vero che mio nonno aveva tutt’e tre queste risorse per autoconsumo. Questi elementi storici mi hanno aiutato a capire io cosa sono fatto per mangiare: di sicuro uova, latte e miele stanno nel mio DNA.

Il percorso evolutivo rilevante dovrebbe partire dalle origini e fermarsi al secolo scorso, escludendo la storia dell’alimentazione dal dopoguerra in poi perché genererebbe solo confusione: è da quel momento che è subentrato il caos alimentare e che la nostra cultura storica è saltata.

Quale decalogo migliore da seguire della ruota delle stagioni!

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Che farne della ruota delle stagioni? E’ un modo di sapere cosa è a portata di mano in natura in ogni mese dell’anno. Dopodiché, dice Fukuoka (pg 123), i cibi che si trovano a portata di mano sono i migliori per gli esseri umani, le cose che bisogna faticare molto per ottenere risultano poi le meno salutari di tutte. In altre parole: se uno accetta quello che trova a disposizione, tutto va bene.

Questo mi porta al discorso degli zuccheri: i migliori sono quelli naturali, al primo posto la frutta di stagione, poi latte e miele.

Il discorso potrebbe andare avanti, perciò approfondiremo in altro post. Per ora mi interessa chiudere questo discorso con l’intenzione iniziale: indicare in cosa consiste la nostra colazione, a valle di tre anni di cambiamento. Per i più studiosi rimando ai libri in bibliografia.

LA COLAZIONE CONSAPEVOLE

Bambini: latte crudo di capra, pane burro e marmellata, yogurt, saltuariamente miele, torta tradizionale.

Adulti: come sopra ma sostituire il latte con il tè o altra tisana.

– Il pane deve essere integrale, di grani teneri, con poco sale e fatto in casa (vedi a questo post come produrlo col forno domestico).

– Il latte crudo deve essere di sicura provenienza, in alternativa bollirlo in casa.

– Lo yogurt e la marmellata possono essere fatti in casa.

QUANDO LA TORTA NON SI FA COL PANEANGELI

La torta tradizionale è per noi la sostituzione definitiva a biscotti secchi, brioche, merendine, persino ai frolloni di Scapigliati che ci hanno accompagnato durante tutti gli anni di acquisti biologici a Firenze.

Andati a vivere in una nuova città, dove produzioni di biscotti nostrani non ce n’erano, ci siamo chiesti: ma i biscotti perché dobbiamo comprarli? E così abbiamo scoperto che erano una nostra ulteriore dipendenza, inutile, dall’esterno.

La ricetta riportata sotto è sufficiente per accompagnare una colazione per due persone per una settimana.

Il lievito

Niente più lievito acquistato. Pochi sanno che il famoso lievito da pasticceria non è altro che bicarbonato di sodio e acido citrico, per sostituirlo basta una punta di cucchiaino di bicarbonato di sodio e un cucchiaino di succo di limone. Se non avete limone al momento, usate un cucchiaio di succo d’arancia o pompelmo.

Il siero

Anziché il mezzo bicchiere di latte della ricetta, se avete del siero (avanza dalla preparazione del formaggio) usate quello: la torta verrà morbida lo stesso ma meno grassa.

LA RICETTA

– 100 g burro

– 150 g zucchero

– 300 g farina (metà bianca, metà integrale)

– Mezzo bicchiere di latte (o siero)

– 3 uova

Mescolate in un contenitore lo zucchero, i tre tuorli, il burro (precedentemente scaldato fino a squagliarsi del tutto) e il succo di limone. Montate a parte i tre albumi. Aggiungete poco a poco il latte e la farina, infine gli albumi. Mescolate bene per rompere tutti i grumi di farina. A piacere, se preferite, potete ora aggiungere della cannella, del cacao, dei pinoli. Quando avrete ottenuto un impasto omogeneo, denso, aggiungete il pizzico di bicarbonato e mescolate ancora bene per un minuto affinché non rimangano grumi, poi versate senza perdere altro tempo nel ruoto da forno. Cuocete per 45 minuti a 180°C.

Il ruoto deve essere stato preparato precedentemente spalmando del burro e poi su questo spolverandoci della farina, avendo cura di far andare la farina su tutta la superficie.

Questo assicura che il dolce non si attacchi al ruoto durante la cottura.

Nonostante questo, potrebbe succedere che appena sfornato, il dolce non sembri volersi staccare. Se è così consiglio di non forzare (rischiate di frantumarlo): lasciarlo raffreddare all’aperto per un’ora. Poi cominciate a fare le fette: dovrebbero potersi estrarre senza fatica e alla fine si potrà estrarre anche il resto del dolce.

Bibliografia

(1) M.Fukuoka, La rivoluzione del filo di paglia.

(2) M.Pollan, In difesa del cibo

(3) Articoli di Cristiano bottone sull’alimentazione:

http://montevegliotransizione.wordpress.com/progetto-alimentazione-sostenibile/breve-storia-dellalimentazione-umana/

http://montevegliotransizione.wordpress.com/progetto-alimentazione-sostenibile/il-decalogo/

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Tra le arti domestiche gratificanti, secondo me è una gioia per un padre riscoprire quella dei giochi in legno autoprodotti.

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I giochi, soprattutto quelli per bambini in vendita nelle città dei Paesi (pre)potenti, di cui fanno parte i paesi UE, Svizzera e chipiunehapiunemetta, sono un orrendo paccozzo di plastica usa e getta, manifattura cinese, consumo di petrolio, trasporti transoceanici, sfruttamento del lavoro minorile, delle risorse non rinnovabili ecc…  Bleah.

Occorrente

Seghetto per legno con lamette di ricambio

Compensato fino (io ho usato per i mosaici che vedete in foto lo spessore minimo: 3mm)

Fondo bianco per legno

Carta vetrata di diverse granature (es. 90, 180, 300, 600, 800)

Smalti ad acqua di diversi colori (potete prendere i primari, ottenere i restanti colori per mescolamento). Si possono trovare facilmente nei ferramenta.

Pennarello nero permanente a punta grossa (quello della Stabilo, con punta di misura “M”, usato per scrivere sui DVD, va benissimo)

– Un pennello grosso (per il fondo bianco) e uno piccolo (per gli smalti ad acqua), sintetici.

Il tutto, se acquistato in blocco, dovrebbe portare via non più di 30 Euro (quanto pagato da me nel 2013).

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Per eseguire questo puzzle ho steso uno strato uniforme di fondo bianco (cementite) per legno. Poi ho scartavetrato con carta progressivamente più fina, partendo dalla 300 alla 800. Poi disegnato i contorni con un pennarello a punta grossa (0,7 mm o più grosso). infine dipinto le figure e ritagliato i personaggi col seghetto.

Se non si è bravi fumettisti, si può prendere spunto dall’infinità di immagini che offre internet, stamparsele in economia, ricopiarle sul compensato.

Quanto conviene, monetariamente parlando, farseli in casa?

Risposta: un gioco semplice, come il puzzle della fattoria mostrato qui sopra, può essere completato lavorandoci un’oretta la sera per tre-quattro giorni, equivalente ad uno acquistato a 30 euro. Ma la soddisfazione è molto maggiore del denaro risparmiato.

Stesso discorso vale per i giochi in feltro, di cui ci occuperemo in un prossimo post.

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