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Archive for the ‘METODO MANENTI’ Category

E’ tempo di scrivere una relazione sul metodo Manenti perché qualora le vostre idee fossero diverse dalle mie mi farebbe piacere nascesse una discussione costruttiva per utilità di tutti. Anzi spero vivamente che mi correggiate.

Attenzione: Questo post è lungo e noioso, si occupa di argomenti tecnici (agricoltura naturale) e rischia di portare via tempo e farvi appisolare, saltate alla bibliografia se volete avere prima una infarinatura dell’argomento.

Sono stato al famoso corso di Manenti, quello di tre giornate (circa 24 ore complessive) incentrato sulla fertilità naturale del suolo e sul tipo di lavorazioni del terreno.

16-17-18

Premessa: avevo letto il libro che aveva destato in me interesse; avevo in precedenza assimilato i concetti di agricoltura sinergica, biodinamica, organica, naturale e biologica e avevo voglia di un confronto con queste e tra queste, viste dall’occhio del contadino. Avevo inoltre bisogno di un corso non formativo ma produttivo (cioè incentrato su pratiche agricole consolidate, piuttosto che su teorie nuove tendenti a ripartire da zero).

Al corso ho trovato pane per i miei denti e sono stato pienamente soddisfatto.

Cosa abbiamo fatto 

  • Abbiamo ascoltato la storia dell’agricoltura industriale, basata sulla produzione militare di nitrati e ciclo di Haber-Bosch
  • abbiamo fatto una lunga digressione sul ruolo delle micorrize nello sviluppo delle piante (in pratica il corso a livello teorico sviluppa ampiamente il capitolo III, che a mio parere sul libro è appena una bozza di quello che Gigi e Cristina sanno e potevano scrivere)
  • abbiamo visto e praticato la messa in atto della teoria come l’hanno consolidata i Manenti sul loro terreno.
  • abbiamo ascoltato le molte storie e aneddoti su Sostegno che Gigi ha da raccontare, mostrando un forte attaccamento e affetto verso il suo luogo di origine. Incontrare una persona che ha avuto il privilegio e la volontà di vivere tutta la vita nel suo villaggio di origine mi ha fatto sospirare.
  • abbiamo soggiornato nel nuovo e pulitissimo b&b da loro gestito e apprezzato la loro cucina contadina, tutto a prezzo molto modico.

Come la pensa

Gigi ci spiega le sue ragioni per criticare apertamente:

agricoltura sinergica

agricoltura biodinamica, (“Gigi, ma tu presti attenzione alla luna per coltivare?”, risposta “E tu presti attenzione al sole per coltivare?”)

agricoltura organica (quella di Restrepo Rivera per intenderci)

– Dice di non conoscere le ricerche dei coniugi Bourguignon (altro fatto rilevante)

– E’ profondo sostenitore del metodo scientifico, democratico e razionale, proprio quello che serve per investigare in maniera corretta -dice- le fenomenologie con cui abbiamo a che fare. Ed è il solo approccio da cui abbiamo avuto delle risposte evidenti a tutti.

Insomma, fa il tifo per Manenti!

Mi fermo qui, ora vengo al sodo.

Il metodo Manenti (cancellate gli altri:)

Ricordate il metodo sinergico? Ossia tenere arieggiato il terreno senza calpestarlo mai, neanche con un piede, avere cura di coprirlo sempre dal sole con abbondante paglia, per evitare lo spuntare delle piante concorrenti, avere cura di piantare insieme alle altre specie almeno una leguminosa, sempre, per garantire abbondanza di azoto nel terreno, di cui le piante hanno bisogno in grandi quantità? Bene,

Oppure, ricordate Fukuoka?, che ripudiava la coltura in serra, dicendo che coltivare fuori stagione portava, sì, a maturazione gli ortaggi ma a prezzo di averli svuotati di vitamine e micronutrienti, questi ultimi infatti si sviluppano solo quando la pianta produce nel periodo giusto e con il terreno giusto.

terreno_manenti_

Eppure, nel loro terreno, un bel pianoro di 2 ettari circondato da boschi, a 400 metri sul livello del mare, troverete trattori a cingolati che passano sul terreno lasciato nudo, serre sotto cui crescono in filari dritti (non spiraliformi!) eserciti di ortaggi nati da semi ibridi commerciali (conciati ed ad alta resa) dove spesso non si vede neanche una leguminosa, ma anzi talvolta si susseguono pomodori dopo pomodori, patate dopo patate.

Nel terreno scoperto, invece, quando arrivamo noi il suolo è stato arato qualche giorno prima, poi subito dopo caso ha voluto che è arrivata un’acquazzone, seguita da sole forte che ha spaccando il terreno a grandi placche, ebbene si vedono spuntare le piantine tra una spaccatura e l’altra, rigogliose. Malattie e parassiti quasi nulla.

Ma poi entriamo nel terreno con i nostri piedi e iniziamo a imparare.

(seguono appunti di campo che vorrebbero dare alcuni cenni di quanto imparato sul metodo nel suo insieme)

I cinque criteri dei Manenti

Preparare il terreno

I funghi simbionti sono la chiave di volta della salute e dello sviluppo delle piante. E’ necessario assicurarsi un loro sviluppo rigoglioso nel sottosuolo affinché le piante possano essere resistenti alle malattie e abbiano acqua e nutrienti in quantità adeguata.

Per far sviluppare i funghi simbionti (o micorrizici) è necessario non compattare troppo il suolo.

Il terreno anche se non calpesato mai più dopo una lavorazione iniziale, come in sinergica, tende comunque a compattarsi con il passare delle stagioni, troppo perché sia sufficiente solo con colture, ossia radici, garantire la presenza di ossigeno in profondità.

Allora i Manenti intervengono prima di ogni coltura

prima con una falciata e rastrellata superficiale di tutto il materiale verde che intralcia. poi si fresa e ripunta, senza sconvolgere gli orizzonti del sottosuolo. Si passa con un ripuntatore che solleva e arieggia il suolo e tuttavia senza alterare o spostare verticalmente gli orizzonti (cioè la successione di stati), che debbono il pù possibile essere lasciati cosi come sono perché tutto rimanga in equilibrio come prima.

L’errore di molti sta nell’usare aratro troppo potenti o con ruote inadatte (che schiacciano e compattano il terreno dove passano) con utensili come l’aratro rivoltatore che rovesciano il suolo capovolgendo gli orizzonti. Cosi la sostanza minerale va su e quella organica va in profondità, magari marcendo o fermentando per deficienza di ossigeno.

Il ripper, o ripuntatore, pochi lo sanno usare. i denti nel terreno profondo devono entrarci e scorrerci a 45 gradi, non verticali. é necessario prima del passaggio con il ripuntatore aver sfalciato e ripulito di materia verde la superficie, altrimenti questa si ammucchia sui denti del ripuntatore frenandolo. Questo e altro da sapere: insomma come effettuare l’aratura con le varie sequenze di lavorazione è cosa che non ho mai visto insegnare da nessuno a questo modo. Poi facciamo pratica e prepariamo insieme un bancale lungo una cinquantina di metri

Gigi ha cura di creare bancali della stessa larghezza dell’interasse dei cingoli del trattore, cosi calpesterà uno spazio con i cingoli che poi userà come passaggio, nel resto seminerà. Viene a creare file di 80 cm con 60 cm coltivabili e 20 cm di passaggio.

Rispettare le fasi di lavorazione

– Si decespuglia o trincia l’erba. Se c’è tempo, si lascia decomporre all’aria sul posto.

– Si fresa a 5-10 cm

– Si ripunta a mezzo metro di profondità

– Si rifresa (perché il trattore ha schiacciato la terra con la passata precedente)

No all’apporto di concime, fertilizzanti, compost, pacciamatura

e giusto apporto d’acqua

La paglia della pacciamatura è praticamente tutto carbonio, invece il terreno per trasformarsi bene (lo sappiamo dalla pratica della compostazione) deve avere 20 in peso di carbonio, 1 di azoto. stando a queste proporzioni non è corretto apportare solo carbonio, ne consegue che il suolo si squilibra e riduce in produttività rispetto alla situazione naturale.

Peggio ancora la pratica dell’interrare sostanza organica (legno, letame, compost, ecc..): in assenza di ossigeno la sostanza organica marcisce.

2013

L’acqua! L’acqua!

L’impianto a goccia è ottimale, ma quale impianto a goccia è ottimale?

Qui volete sapere troppo: andate al corso e… scopiazzate da lui, ehm cioè prendete esempio dalla sua esperienza.

:)

Basta dire questo: le serre di manenti sono aperte, l’intento non è coltivare fuori stagione, ma riparare dalle intemperie ed evitare di perdere le colture (ecché lavoriamo per perdere tempo?) il che in previsione del cambio climatico che aumenterà l’intensità delle grandinate è un’ottima idea.

Le serre e il trattore sono i due investimenti principali del metodo manenti.

Perché parlo delle serre: le serre raccolgono l’acqua piovana, che viene convogliata al laghetto che vedete a valle (a Sud nella foto) e poi pompata nel secondo laghetto di raccolta a monte. Da qui, sfruttando la gravità e un tipo geniale tubi, invenzione italiana, si irriga a goccia.

Tutto l’approfondimento di dettaglio su quale pianta vuole il tubo interrato, quale quello scoperto, quale meno o più acqua, è troppo lungo da raccontare.

A Gigi non l’ho mai visto preoccuparsi molto dell’ora in cui innaffiare: quando sono stato io dava acqua in pieno sole di mezzodì a delle pianticelle di 10 centimetri. Ci sono criteri che è troppo voler scrivere qui.

Poi, coltivare.

Fatta la lavorazione è necessario piantare subito dopo (il terreno scoperto è fragile). Manenti in genere non pianta a mano. La meccanizzazione è una grande invenzione: evitare qualsiasi lavoro faticoso, è una regola d’oro. Usa in genere macchine seminatrici (talvolta cimeli da museo) da attaccare al solito trattorino 50 cv.

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A questo punto in sinergica cosi come in altri metodi si entra nel ginepraio di cosa piantare, con quale alternanza tra i filari, quanti filari di lattuga alternati a quanti filari di cipolle, e poi le leguminose… ecc… in verità sembra che sia importante piuttosto piantare la pianta di stagione con la giusta distanza tra seme e seme, nel bancale. Per questo Manenti consiglia tabelle di semina appropriate. Poi semina anche un’intera fila di pomodori tutti insieme.

Le leguminose che servono ad apportare azoto? Macché, non sono determinanti: in un terreno indisturbato crescono funghi micorrizici, questi si innestano alle radici delle piante appena piantate e poi si collegano tra loro. Creano una rete interconnessa con tutte le piante attorno e, da qui, comincia a svilupparsi una complessità di microfauna (di cui non conosciamo quasi niente) ma che di sicuro ha come risultato di arricchire via via il terreno usando come nutrimento di partenza soprattutto: la lettiera (sostanza organica decomposta dall’alto), l’aria atmosferica e gli essudati delle radici delle piante (zuccheri in eccesso alla fotosintesi della pianta) e acqua. Per questo Gigi si assicura di apportare la giusta acqua al terreno (con impianto goccia a goccia), e soprattutto non toccare, per 15 giorni successivi, il terreno.

E dopo, rispettare la quiete

per due settimane successive Gigi da solo acqua. Il motivo è che si deve avere la pazienza che l’apparato micorrizico si riformi ed entri in simbiosi con la nuova coltura, e ciò avviene se non viene disturbato.

Quinto: rispettare la complementarietà delle piante

“Ogni pianta rende più di quello che prende.”

Le piante spontanee vengono lasciate nascere e crescere. L’unico criterio è che non tolgano luce alle coltivazioni edibili.

E il motivo per cui in sinergica vengono levate? Gigi grida alla contraddizione, ma come dargli torto?

Nonstante ci sia competizione tra spontanee e coltivate, questa è soprattutto per la luce (le piante mangiano per il 97% aria, tutto il resto è poca roba :) .. e allora noi assicuriamo con uno sfalcio periodico che le coltivate siano sempre dominatrici in altezza sul campo. Poi per il resto la presenza di tante ratici differenti nel terreno non può che giovare alla biodiversità e complessità del terreno, ceh cosìì diventa resiliente e ricco.

Mi fermo qui.

Ci sarebbe altro, ma non è mia intenzione stendere un trattato. Consiglio il corso a chi vuole fare l’orto come attività economica.

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Impressioni a caldo

I Manenti a mio parere rientrano nella categoria dei permacultori spontanei. Pur avendo cominciato ben prima del paradigma culturale introdotto da Holmgren e Mollison (e pur essendone rimasti al di fuori per tutto il tempo) Il loro criterio è puntare alla complessità nel loro terreno, inserendo elementi di resilienza, massimizzando la produttività delle risorse locali. Agendo e osservando, agendo e osservando, con metodica passione, con ciclo di retroazione continuo.

Bibliografia 

– Manenti, Sala, Alle radici dell’agricoltura

– Bourguignon, il suolo un patrimonio da salvare

Consigliati da Manenti

– Lester Brown, piano B

– Van der Ploeg, I nuovi contadini

– R. Patel, Il valore delle cose

– Roberts, La fine del cibo

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