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Archive for the ‘Globalizzazione e Mercato’ Category

O quasi.

mobike

E’ da un paio di giorni che scendo di casa, sblocco la prima bicicletta libera che mi capita a tiro con un segnale elettronico inviato dal mio smartphone, e mi faccio 5 km fino al centro di Firenze. Lascio la bici nel primo spazio libero che capita e me ne vado. Non è futuro ma è possibile anche sotto casa vostra visto che mobike, un progetto diffusosi in tutto il mondo, sta portando le sue bici ovunque per il noleggio istantaneo in città al costo di 60 centesimi di euro all’ora. Praticamente gratis.

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Si scarica una App con la quale è possibile cercare sulla mappa la bicicletta più vicina e il gioco è fatto. Le biciclette sono costruite per essere agevoli in città, sono a misura unica e sono attrezzate di portapacchi anteriore.

Lascio a casa la mia macchina e risparmio anche rispetto a qualsiasi abbonamento mensile dell’autobus (che costa €35 a Firenze, mentre invece un mese di utilizzo equivalente della bicicletta di mobike mi costa meno di €15).

Si evita di emettere CO2 e si evita di doversi confrontare quotidianamente con gli autisti dei bus e con le loro pregevoli idee: stamattina 15 agosto 2017 ad esempio dopo aver atteso alla fermata il bus numero 29 che è arrivato alle 7:56 alla fermata Baracca-Gori, l’autista avrebbe dovuto mettere la freccia per fermarsi, invece ha rallentato, ha sfilato davanti il marciapiede e invece di aprire le porte ha riaccelerato e se n’è scappato. E’ in teoria possibile denunciare un comportamento del genere alle autorità ma il problema è che nulla si riesce a ottenere. Una perdita di tempo. E allora sono contento di dare una mano a togliere di mezzo il personale dell’Ataf abbattendo gli introiti provenienti dai biglietti e passando alle biciclette mobike.

 

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Da oggi questo blog si avvierà ad un cambio tematico. Porterò avanti quest’idea pian piano, lavorando al cambiamento dei contenuti con il tempo che mi rimane a disposizione, la sera.

Fino ad oggi mi sono occupato di “Permacultura, Transizione e Decrescita”, come recita il sottotitolo. Il blog è partito con questo intento 6 anni fa. Sono passato in questo lasso di tempo dallo studio all’azione. Dopo aver letto molto e imparato dai manuali ho cominciato discuterne in rete e a confrontarmi, sono diventato woofer, home-maker e permaculture trainee. Ho cominciato a facilitare corsi, organizzare eventi, a fare rete, ad avviare progetti di diverso tipo, sia personali che condivisi. Ho gestito mailing-list per organizzare il riciclo e il riuso. Sono andato a conoscere e divulgare le iniziative sostenibili, le fattorie biologiche e i movimenti intorno a me. Ho fondato insieme ad altri amici un’associazione di permacultura. Ho pubblicato delle piccole guide in rete e dispense varie. Ho pubblicato bibliografie, le stesse usate da me e che rappresentano il mio percorso formativo personale, e filmografie varie.

I temi ambientali, l’agricoltura, la sostenibilità, le informazioni sull’economia della decrescita e il cambio di modello, le esperienze personali di produzioni domestiche e saper fare, tutto questo ha occupato gran parte dei capitoli di questo blog.

Ma nel frattempo, dal 2010 ad oggi, molte cose sono cambiate in Europa e nei Paesi dove ho vissuto, Svizzera, Italia, Spagna. Io sono stato testimone di un pezzettino di storia di tutti questi Paesi, vivendoli da dentro. L’economia di Mercato Neoliberista e la globalizzazione si è introdotta nelle nostre vite in maniera sensibile cambiandole, e la società di oggi non somiglia più molto a quella del 2010. Soprattutto la società spagnola ne è stata impattata, mentre invece in Italia l’isolamento delle province ci ha salvati parzialmente, ma è una situazione solo transitoria e che si sta, anche qui, sgretolando.

Sui finti mass-media viene messa in scena una favola della realtà che sembra ancora quella degli anni 60. Invece negli ambiti che contano, cioè l’istruzione, la vita politica, l’economia, le manovre internazionali, l’assetto geopolitico, la storia da raccontare è molta e drammatica. Non è rimasto niente dei diritti, delle democrazie e della società di vent’anni fa.

Sebbene le soluzioni per una virata e per recuperare la prosperità perduta sono ancora valide, e sono le solite sagge quanto inascoltate formule della decrescita, transizione e socialismo politico, tuttavia oggi assistiamo ad una mancanza di partecipazione e di AZIONE del popolo italiano ed europeo agli avvenimenti cruciali di questi mesi, che purtroppo lo condizioneranno per sempre, e ciò è a dir poco inaccettabile.

Per fare un paragone attinente, che faccia capire quanto sono preoccupato:

70 anni fa si passava da una fase di dittature alla nascita delle democrazie moderne. Oggi si vede il passaggio inverso: si stanno togliendo di mezzo le democrazie per far posto alle nuove dittature.

Quello che è più drammatico è che il popolo lo sta lasciando succedere.

Per questo nei ritagli di tempo da oggi più che lasciare traccia di una ricetta di cucina con alimenti biologici mi occuperò di informare sugli avvenimenti intorno a noi, perché in questi mesi si sta davvero riscrivendo la Storia. E io contribuirò a non perderne il filo.

Può darsi che nel lavorare con le modifiche alcuni lettori si ritrovino disinscritti al blog. Mi scuso in anticipo per il disagio e vi invito a risolvere il problema, qualora si presentasse, effettuando nuovamente la iscrizione.

Buona lettura.

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D. Pochi ricordano oggi perché fu scelta quella Costituzione, l’ambiente sociale, politico ed economico. Cosa è cambiato per proporre nuove formule?
R. L’analisi delle teorie economiche e politiche e dei principi fondamentali rinvenibili sia nella Costituzione sia nei Trattati europei evidenzia due modelli sociali ed economici diametralmente opposti; è agevole affermare, in un’interpretazione sistematica «normale», che quello costituzionale è un modello di democrazia redistributiva pluriclasse diretta a risolvere il conflitto sociale, punto d’arrivo del travaglio di oltre 150 anni dei popoli di tutto il mondo e in particolare di quelli europei. Giunti in una società nella quale, sul mito del superamento dell’ancien régime, la borghesia ha autoproclamato la propria direzione della società e la centralità dell’economia capitalista, si è posto un problema difficile da risolvere, perché coinvolge la stragrande maggioranza dei cittadini in assetti che li vedono perdenti dinanzi alla forza irresistibile e crescente del capitale.
D. Temi già dibattuti in passato?
R. Furono posti nella rivoluzione francese. Nelle Costituzioni monarchico-liberale del 1791 e «giacobina» del 1793 emerse questa tensione; non erano argomenti ignoti, tutto l’800 fu percorso dalle lotte politiche che conseguirono al nuovo assetto. Nel ‘900 l’equilibrio sociale entrò in crisi e si ebbero reazioni «di massa», la rivoluzione d’ottobre, l’affermazione del marxismo, i totalitarismi in cerca di un sistema alternativo, e la crisi del capitalismo del 1929. Lo squilibrio sociale fu il costo delle continue pressioni esercitate dal capitalismo, incapace di autolimitarsi stabilmente di fronte alle crisi che ciclicamente provocava. I vantaggi della Costituzione italiana del 1948, derivanti dalla conoscenza di quanto era successo nei 150 anni precedenti, furono una versione di altissima cultura e una delle soluzioni più avanzate realizzate in Occidente.

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Estratto da Specchio Economico, “Luciano Barra Caracciolo: i trattati europei contrastano con la costituzione italiana”

Continua a leggere su:

http://www.specchioeconomico.com/index.php/sommario/interviste/item/1138-luciano-barra-caracciolo-i-trattati-europei-contrastano-con-la-costituzione-italiana

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Intorno a casa mia in queste settimane è tutto un maturare e marcire di cachi sugli alberi, nei giardini, nei parchi. Li vedo dalla finestra. Poi, dopo la visione di uno spettacolo del genere, mi dirigo al supermercato di quartiere dove non c’è neanche un cachi proveniente dalla filiera locale o dalla regione: provengono da Marocco, Spagna, Grecia. Con essi si trovano anche kiwi dalla Nuova Zelanda, noci e funghi dalla Cina. E frutti tropicali di tutti i tipi (a dicembre) come le mini banane, frutti dell’amore, chirimoya, aguacate, le mini ananas, e così via.

Non è una novità, è il Mercato Globalizzato, di cui ben svela trucchi e finezze Paul Roberts nel libro La fine del cibo. E non sono queste chiacchiere oziose del sabato: noi mangiamo questo cibo. Che cibo non può chiamarsi ma piuttosto prodotto industriale (anche quando è etichettato Bio, è sempre industriale e quindi non sostenibile, come riflette Michael Pollan ne Il dilemma dell’onnivoro). Dovremmo chiamarlo Anello della catena di mercato, o Investimento, ma non certo cibo. Cibo è solo un eufemismo. La coca cola non è cibo. Il sofficino, i prodotti trasformati, la rucola coltivata in idroponica sotto serra, irrorata, tagliata col laser, lavata e confezionata sotto celofan, non è cibo. E’ solo un anello della catena investitore-produttore-consumatore-inceneritore. Serve a produrre profitto, non è un alimento. La stessa parola, alimento, dovrebbe indicare qualcosa che nutre, invece la maggior parte della frutta viene raccolta acerba, quando cioè ha meno del 10% delle sostanze nutritive e protettive della frutta a piena maturazione. E’ quindi un soprammobile, più che cibo.

Qualcuno una volta, mentre facevo un intervento ad un transition talk, ha ribattuto che il problema vero era la mia mancanza di fede: “E’ con la preghiera, la preghiera vera, che possiamo cambiare le cose tutti insieme”.

 

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