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Archive for luglio 2011

Sono anni che non vedo la TV, l’ho buttata dalla finestra e non me ne pento. Ogni tanto poi qualche film che merita me lo gusto. Ora con Megavideo non devo nemmeno più scaricarlo. Ovviamente credo fortemente nella pirateria come il lato oscuro e sacrale del partigianesimo globalizzato. E’ disobbedienza civile, è libertà. Sono Gandhiano. E’ una reazione anche normale, non dite che non mi capite. E’ la pietra lanciata contro la milizia. E’ la reazione dell’uomo indignato. E’ l’Intifāda virtuale moderna.

E allora mi capita di guardare Inception, bravo Salvatore a suggerirmelo. Ma al contrario di quanto lui crede, ne ho fatto uso ben più elevato dell’intrattenimento.

A chi l’ha visto: mi è piaciuto lo stato di distacco onirico in cui mi ha catapultato nel tentativo di sbrogliare quella matassa infernale che è il copione. Un labirinto ben congegnato, per usare le parole di Guglielmo da Baskerville.

Ma pensando a quel concetto di idea citato nel film, che non si schioda più e diventa forte più di qualsiasi malattia, mi ritorvo a pensare alla mia, di idea. Quella del cambiamento che sto sognando in questi mesi. Ufficialmente sono in Apprendimento Attivo: dovrei applicare la permacultura nella mia vita. Sperimentare nuove pratiche. Sperimentare la decrescita. Stimolare queste idee nella comunità. Ma poi mi guardo in giro e penso: Ma quale comunità?

Certo, perché non sono soddisfatto della mia routine quotidiana. Perché ad essere sinceri, davvero raramente questo progetto si materializza nella realtà. Più che altro ogni tanto mi concedo il lusso di parlarne all’interno di una conversazione con mia moglie, o con un amico stretto. Ma così facendo -capisco ora- tutti quei contenuti non trovano terreno su cui crescere e rischio di cullare questi progetti nel limbo, lasciandoli inoperativi. Insomma, cosa devo fare? E come mi devo muovere?

Spero di non stare parlando turco.

Credetemi, arrivato a questo punto mi è difficile rileggere quello fin’ora scritto: la tentazione è cancellare tutto e non pubblicare niente. Ma lo vedete? così rallento ancora di più l’idea…. No, DEVO salvare la bozza. E fare un atto di volontà per concludere. Chiudere questo discorso cercando di renderlo comprensibile al lettore e poi.. Pubblicare il post.

Dunque. Il materiale che ho a questo punto del mio cammino non è poco.

Intendo dire: ho diverse idee che riempiono i paragrafi del mio progetto. E ho anche una visione a lungo termine: quello di guadagnare per investire in un terreno. E’ il bilancio di giustizia più grande della mia vita: è un investimento in cui credo. Nel frattempo si deve colmare il gap con un sacco di cose: la mia famiglia deve trovare punti di appoggio dalla società dei consumi alla comunità. Per farlo, dio grazie, non sarà necessario buttare il sangue in tanti sforzi di diffusione di idee perché i tempi sono maturi. In Italia come altrove. Basta cercare.

Esempio

I figli che nascono nell’epoca di transizione devono mangiare bene a tutti i costi, perché la sicurezza alimentare non è ancora assicurata e anzi per un periodo, quello della instabilità da petrolio, andrà ancora peggiorando. Soluzione: allattamento, cibo biologico, orto domestico, Gas.

Devono poi essere educati alla collaborazione e non alla competizione. E allora scuola steineriana, o montessori. Sono disposto a spostarmi io per avvicinare la famiglia a questi istituti.

Il problema dei trasporti, della vulnerabilità al mercato dei combustibili in esaurimento. Soluzione: rilocalizzare il lavoro, la casa e il fabbisogno alimentare, tutt’e tre le cose devono coesistere in una piccola realtà di paese. La città è pericolosa, è problematica. E’ instabile, per come la vedo io è una bomba ad orologeria.

Riduzione dei consumi: con molto buon senso e voglia di fare si può produrre a sufficienza in casa da limitare l’acquisto di prodotti trasformati e confezionati. Lo stiamo già sperimentando.

Ma insieme sento il bisogno di una crescita personale. E cosi studio tonnellate di libri. Leggo due, tre testi al mese che riguardano tematiche vive, di transizione. Sono spesso libri di temi che non avrei mai creduto di potermi sciroppare. Non credevo di diventare un esperto di monetarismo, di marketing, di agronomia, di psicologia, di economia, di politica di mercato. Ma forse piano piano lo sto diventando. E mi interessa. Ma.. in cosa lo metto in pratica questo know how? Non mi piace l’autocompiacimento. E infatti lo scopo di questo blog era avere un’interfaccia. Ma mi sto rendendo conto della poca partecipazione sociale ad un blog. E in internet in generale. Ehsi.. internet lo usiamo tutti quasi solo, me compreso, come fonte. Meno come social network. Malgrado tutta la gente che popola i facebook o i flickr.. Il discorso di usarlo per intessere percorsi di crescita sociale è poco produttivo. Provate per credere. E poi ditemi. Ma mandandomi una mail per un incontro di persona, per piacere. Siamo sinceri: la vita è questa.

Facciamo il punto

Dunque. Sono in percorso di Apprendimento Attivo. Ma mi rendo conto che porto avanti solo l’apprendimento. Non attivo.

La vita sociale langue, sono subordinato come al solito a 1) lavoro  2) occupazioni di quelle che rientrano praticamente sempre nella sfera commerciale (fare la spesa, andare in banca, appuntamenti con l’immobiliare., ecc.. ). E così riempio le giornate.

Parlo poco o zero dei progetti. In pratica restano pensieri tracciabili appena nel corso della giornata, e solo io ne so l’esistenza.

Allora, partendo dall’idea del film, cerco un nuovo motivatore.

Azioni

– Parlare con qualcuno delle idee da sviluppare.. Con chi?

Il gruppo del GAS potrebbe essere una possibilità.

Andare a trovare qualche amico che sta in transizione, che ha fatto passi più coraggiosi di me, e ascoltare quello che ha da dire.

Molto probabilmente sentirà di consigliarmi quello che già so. Ma potrà raccontare la sua testimonianza. Questo va bene perché può essere di ispirazione ulteriore.

… Sono in brain storming, scusate. Continuo sul mio taccuino. Per non saturare troppo qui.

Ma, vedete, questo è quello che passa nella testa di un trentenne in cambiamento al giorno d’oggi.

A presto, lettore. Fatti vivo se vuoi condividere la tua.

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Le attuali crisi e il momento storico che stiamo vivendo rendono evidente la necessità di trasformazioni profonde.

Siamo dentro un’era di passaggio, nella quale dovranno cambiare i sistemi di gestione della politica, della cultura e dell’economia, in cui servono nuovi paradigmi.

[Carlo Petrini, Terra Madre, pg. 53]

E’ più facile cominciare questo difficile post con una citazione del fondatore di Slow Food, grande comunicatore dell’epoca globalizzata e carismatica guida occidentale della Moltitudine Inarrestabile. La sua visionaria consapevolezza del mondo anticipa quello che la maggior parte dei nostri concittadini non sa ancora e che probabilmente non riuscirà mai a vedere. Tra le righe e le rughe del tempo, questo tempo, si sta disegnando una rivoluzione. C’è un cambiamento in corso. L’umanità si trova ad una svolta storica, mossa da una convergenza quasi incredibile di eventi.

Il debito Statunitense.

L’epoca dei picchi, la chiamano alcuni studiosi (del petrolio, dell’acqua, del suolo fertile, della salute, della popolazione, del debito, dell’uranio, dei minerali).

La popolazione umana mondiale.

L’epoca di transizione, la chiamano altri.

Vero è che, dati alla mano, qualsiasi individuo dotato di senso della realtà e di una certa consapevolezza etica si sentirebbe tremare le gambe al momento di apprendere tutte insieme le verità che oggi si manifestano senza possibilità di negazione: crisi del clima, crisi della economia del consumo, crisi demografica, in una parola, siamo al collasso mondiale.

Ogni civiltà ha avuto un picco prima del collasso. Ogni impero ha esaurito una risorsa naturale prima di cadere: noi stiamo esaurendo l’intero Pianeta.

Ma come spiegarlo in poche righe a chi non ha aperto gli occhi? Vedetevi qualche film come quelli disponibili a questo link. Sono solo alcune briciole di quello che sta succedendo.

Ed ecco che veramente tutto questo farebbe crollare emotivamente anche i più forti.

Ma prima di scoraggiarci, se ci accorgessimo che siamo circondati da esempi di persone che realizzano il cambiamento che vogliamo? E se queste persone lo stessero facendo attuando proprio con la logica del cambio di paradigma, con un modo di pensare che non ha niente a che vedere con la logica del consumo, ma segue piuttosto la sostenibilità vera e cioè: la realizzazione e gestione consapevole di biosistemi che si inseriscono nel ciclo naturale, anzicché interromperlo?

Eccone uno. Ascoltatevi la storia dell’allevamento di pesce di Veta la Palma, in Spagna, raccontato tra l’altro dalla magnifica verve narrante di Dan Barber.

Quello di Miguel si che è un esempio entusiasmante di cambiamento, di capitalismo naturale, come lo chiama Hawken o, semplicemente, di pensiero profondamente ecologico e responsabile.

Vengono applicare le etiche della Permacultura, senza mezzi termini:

Primo. Avere cura della Natura, cioè del prossimo, cioè di se stessi.

E secondo: condividere il surplus. Lasciare i fenicotteri mangiare i pesci del nostro allevamento, perché non sono nostri pesci, non è il nostro allevamento (piantiamola una buona volta con questa idiozia della proprietà privata!): ogni pesce, ogni fenicottero, appartiene a sé stesso. Perché è VIVO. E nessuno, neanche un allevatore, può appropriarsi della sua vita, al massimo la potrebbe imprigionare, come un carceriere, con prepotenza, facendo un peccato al mondo. Come quando si metteva il guinzaglio agli africani negli USA del 1800, come quando lo si mette a un cane oggi. Vergogna.

E allora in cosa queste persone sono speciali? Sono come noi, spesso non hanno particolari riserve finanziarie, ma hanno solo la consapevolezza di come dovrebbe funzionare la cosa, e lo fanno! Pensate a chi fa funzionare un GAS. Quello che succede è che si crea una vera e propria filiera corta e, se l’acquisto di prodotti viene fatto con gli SCEC, si risolve localmente anche il problema dell’impoverimento finanziario del mercato locale.

Continuiamo a pensarci su, d’accordo, al cambiamento. Sognamolo… Ma quanto costa davvero realizzarlo?

All’opera!

Pensate a qualsiasi gesto, anche piccolo, che possa realizzarlo: un micro-credito a interessi zero con Kiva, un acquisto dal produttore biologico della vostra zona, un talk con i vicini di pianerottolo, una compostiera domestica, un vaso di basilico coltivato sul davanzale, una conserva in casa, un po’ di risparmio domestico, un acquisto di pannolini lavabili. Ed è fatto. Il vostro mondo è cambiato!

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Messaggio dalla Foresta. dichiarazione dei capi tribù amazzonici della nazione Shuar dell’Equador

Il denaro delle nazioni industrializzate non ha alcun valore, quando la Terra inizia a tremare. I leader mondiali sono come bambini, quando si trovano di fronte al potere della natura, e la tecnologia diventa nient?altro che un filo di paglia, che non serve nemmeno a costruire un ponte sul fiume.

Di fronte alla furia della natura, niente e nessuno può salvarsi nè essere salvato. Per riportare la calma e l’equilibrio in natura sulla Terra, c’è un solo modo: basta tagliare alberi, basta sottrarre petrolio e minerali alla Terra, e basta ai consumi eccessivi.

Non dobbiamo dimenticare che il cambiamento non viene dai governi, ma da ogni essere umano. Ciascun essere umano è responsabile di quello che può succedere sulla Terra.
In Lak’ech (io sono un altro te stesso/te stessa)

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 Versione corretta del testo dei sottotitoli disponibile al link sotto.

Cosa sappiamo veramente del sistema alimentare e del cibo che mangiamo?

Lo sappiamo che la maggior parte del mais e soia è OGM?

Lo sappiamo che il cibo OGM è brevettato come fosse un prodotto industriale?

Lo sappiamo che il nostro sistema della crescita è arrivato a produrre cibo per 12 miliardi di persone, ma che contemporaneamente 800 milioni muoiono di fame a causa della stratificazione sociale, della competizione economica e del sistema della scarsità necessario a mantenere alti i profitti?

Sappiamo dei danni trasmessi all’organismo umano da un alimento OGM?

Cosa sono i geni “Terminator” e perché li hanno diffusi?

“Si immagina lei quello che succederà… Se questi geni suicidi contaminano gli altri raccolti nel mondo? “

Fare qualcosa, per esempio parlarne insieme

Gabri ed io abbiamo passato qualche mese a tradurre un’ottima pellicola sull’industria alimentare e genetica dal titolo: The future of food

Qualcuno magari senza problemi di inglese lo ha visto e, come me, ne sarà rimasto colpito per quanto a fondo va con la trattazione del tema. Voglio credere che queste persone, come me, abbiano poi pensato che era questo un documentario che tutti avrebbero dovuto vedere!

Ho deciso di produrre un file di sottotitoli in qualche modo per dare la possibilità ai docenti di permacultura, ai gruppi alimentazione delle città in transizione, e chiunque altro vuole informarsi, di poterlo vedere/mostrare al gruppo (vi avverto che il film ha il copyright.. “Jatece cuonce“, dicono a Napoli).

Ho trovato i sottotitoli sul grande AllSubs, ma erano in spagnolo. Ho appena terminato la traduzione in italiano e voglio darvi le istruzioni per poterlo montare e vedere in locale (sul vostro pc).

1) A questo link innanzitutto dovete scaricarvi il film.

Anche se nella pagina viene venduto a 5 dollari, guardate a sinistra dell’immagine del dvd: c’è un link per il download senza restrizioni (mi capita con Ubuntu, non so voi windowsiani).

…Meglio, no?  :)

Se doveste avere problemi e vi vedete obbligati a pagarlo, cinque dollari per sostenere i produttori della Lily Films per il loro ottimo lavoro non è tanto!

2) Procuratevi il lettore VLC, che permette di vedere il film e sovrapporre i sottotitoli. Se non l’avete installato, a questo link trovate la pagina del download (c’è per tutti i sistemi operativi: Mac, Win, Linux).

3) Fatto? :)

Ora scaricatevi i sottotitoli che perferite:

| ITALIANO | SPAGNOLO

Conservateli nella stessa cartella del file video, è meglio.

4) Per vedere il film aprite VLC e andate in:

Media > Opzioni d’apertura avanzate > Seleziona file > Aggiungi (scegli il file video)

Poi continuando:

Usa file di sottotitoli > Sfoglia (scegli il file dei sottotitoli)

Fatene uso responsabile e non commercializzate.

Ricapitolando

§ Vedere il film online | INGLESE

oppure

§ Scaricare il FILM e guardarlo con o senza sottotitoli | Sub ITA | Sub ESP

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Per chi, come me, cerca casa (e terra), ecco una mappa dove vengoono segnalati gli inceneritori presenti sul territorio.


Saluti

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L’economia è stato il principale motore del cambiamento tecnologico e sociale, quel cambiamento che ci ha portato a schiantarci contro il limite naturale delle risorse del Pianeta (vedi il rapporto al Club di Roma sui limiti della crescita). Ed è stata storicamente soprattutto la matrice americana dell’economia, denominata con un eufemismo “libero mercato”, o liberismo, a tracciare le linee guida e il passo di crescita di questo mercato, alla conquista (o dovremmo dire distruzione) del mondo.

In realtà il mercato non ha un bel niente di “libero”. Solo inizialmente, nel gioco del Monopoli, si può credere che a tutti spetti, meritocraticamente, una parte della ricchezza disponibile, sotto l’ombrello del rispetto delle leggi democratiche. Ma poi avanzando nel gioco, i capitali si accentrano in poche mani, si formano le caste, le lobby e le corporazioni, e la democrazia si corrompe al cospetto dei soldi, diventando plutocrazia.

Un argomento come quello del titolo di questo post rischia di ingenerare in un monologo inutile, tanto vasto è il tema. Si può dire di tutto e alla fine non aver detto niente. Tanto vale concentrare allora i link su pochi episodi e risorse valide e confidare in un approfondimento del lettore. A me, il materiale come quello che segue ha cambiato la vita.

Quando mi domandano secondo me qual’è il carattere negativo che oggi caratterizza la politica e l’economia, io rispondo: la politica si evolve accentrando il potere, l’economia accentrando i capitali. Sono tutt’e due fattori distruttivi sul lungo periodo.

La grande crisi sistemica che l’ecosistema della Terra e i suoi abitanti stanno vivendo oggi, è dovuta soprattutto ad una serie di caratteristiche economiche che ha fatto diventare l’umanità iperattiva in tutta una serie di attività dannose. Lavoriamo di più. Il danno è stato limitato inizialmente solo dal fatto che l’umanità era “piccolina” – eravamo solo 1 miliardo nel 1900 e avevamo appena iniziato a sfruttare il potere del petrolio – e come conseguenza i danni da noi provocati erano ancora sufficientemente piccoli perché non balzassero agli occhi su scala macroscopica. La Terra poteva ancora tollerarci con la sua resilienza residua. Poteva depurare l’acqua che inquinavamo, poteva far crescere le foreste che disboscavamo.. La nostra percezione intanto delle risorse naturali era che ne avevamo a disposizione in quantità infinita.

Ora che noi persone iperattive del business as usual dobbiamo arrestarci, non troviamo la leva del freno di questa economia che segue come un treno con quelle regole e con i soliti schemi e una minoranza, quella dominante, è talmente ingorda nel voler conservare i propri privilegi sul resto della forza lavoro, che non ammette di dialogale orizzontalmente con tutte le parti per definire un modello sostenibile. Sono troppo ingordi e hanno paura di essere spodestati. Sembra la storia del ricco e di Gesù che gli dice: “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, piuttosto che tu mi segua verso l’economia naturale, quella della sostenibilità!” Questa è una versione aggiornata del vangelo.

Per ora business e mercato sono dalla parte opposta della sostenibilità. Perché hanno una scala di valori dentro la quale non entra niente che non possa essere inquadrato nella logica del profitto. Ma la salvezza dell’umanità, delle specie e della biosfera, le risorse naturali e le connessioni tra tutte queste cose non è parte dell’insieme economia, piuttosto lo contiene. I presupposti per il cambiamento sono allora da rivedere. disse Einstein “non si può risolvere il problema affidandoci alle stesse persone e cultura che lo hanno provocato” ed è urgente piuttosto un passaggio di queste informazioni su quello che sta succedendo a tutti quelli che ne sono coinvolti: l’umanità intera. Perché è dal basso che deve arrivare la spinta per il cambio di paradigma economico. A ruota poi, probabilmente, seguiranno a loro modo le classi potenti e ricche, soprattutto quando i loro privilegi verranno bypassati o semplicemente non avranno più rilevanza. Ma per ora non aspettiamo loro.

In questi anni mi è sembrato di costruire un puzzle, i cui pezzi soppiantavano piano piano tutti i principii e le certezze su cui si affidava il mio cervello precedente. Come potevo avere avuto percezione della realtà se nessuno mi aveva mai raccontato come stanno le cose?

Pezzi del puzzle:

| Un excursus storico e concettuale del Mercato | youtube dal minuto 42′

L’economia è una macchina che produce rifiuti.

| L’obsolescenza è consumo, e il consumo è denaro | youtube

| La sostenibilità frenata: Chi ha fatto fuori l’auto elettrica? | youtube

| Il ciclo dei beni di consumo nel fumetto di Annie Leonard | Story of Stuff

L’economia del consumo non ha etica.

| HOME, Yann Arthus Bertrand (sito originale) | youtube

La globalizzazione smascherata.

I finanzieri statunitensi (e non solo) un giorno pensarono: è tempo di progettare un grande schema di mercato dove i capitali si possano espandere e mettere al sicuro dalle tasse e dalle restrizioni nazionali. Intendiamo mettere le mani sulle pensioni, sulle ferrovie, i servizi sanitari, scolastici, alimentari, burocratici, le poste, il telefono, l’aria, l’acqua, l’energia. Vogliamo farli diventare merci, vogliamo farli entrare nel gioco del Monopoli. comprare e vendere il mondo intero. C’è tempo, ci riusciremo, con i soldi si ottiene tutto. Dobbiamo quindi fare solo in modo che tutto il mondo voglia i soldi, i NOSTRI soldi. I dollari.

Le corporazioni ci sono riuscite a partire dagli accordi di Bretton Woods creando per prima cosa tre organismi sovranazionali: WTO, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale.

Negli anni questi organismi si sono ricoperti di potere, mentre il modello di consumo e crescita economica tramite gli accordi politici e la guerra si è espanso tanto da inglobare gran parte delle economie, anche quelle precedentemente impostate su altri principi, come in Africa, Cina, India.

| La Corporazione (2004, sito originale) | youtube

| La corporatocrazia diventa globale | youtube dal minuto 40’50”

L’impero

Un impero è tale quando impone la propria moneta a tutti gli altri.

John Perkins spiega come attraverso le tre organizzazioni prima nominate, le multinazionali fanno soldi e ottimi affari nei cosiddetti Paesi del terzo mondo (io invece li chiamo Paesi deboli)

| Addendum (dal minuto 25′)

| L’Economia killer

La privatizzazione smascherata.

TRASPORTI

Dunque. I soggetti forti del mercato sono sempre tre: i politici, gli investitori e i mediatori che stanno nel mezzo.

Gli investitori (banche, corporazioni, gruppi finanziari) fanno pressione sui politici promettendo ogni tipo di fortuna e gloria in cambio, ottengono da loro che nel Paese si privatizzi per legge un servizio o bene pubblico, dopodiché lo acquistano a prezzo stracciato nelle maniere più pittoresche (in Austria la privatizzazione dei trasporti pubblici è stata fatta cosi: youtube dal minuto 8’50” – e a questo link il reportage completo).

Spesso lo Stato in tutto questo entra come azionista (di minoranza) della neonata Spa, come successe in Italia con la moneta.. A proposito, sapete che tra i vari beni pubblici di sovranità del popolo è stata privatizzata anche la moneta? Ma questa è un’atra storia. Tornando a noi, una volta che gli avvoltoi hanno ottenuto quello che volevano, spolpano ogni cosa senza etica: nel caso delle ferrovie italiane, mezzo secolo di infrastrutture e impianti costruiti con le tasse degli cittadini sono cadute a pezzi in vent’anni di gestione (se così si può chiamare) da parte di una società la cui responsabilità è stata talmente sregolamentata che l’amministratore delegato non va in galera neanche quando ci scappano i morti (puntata Report 2009).

ACQUA

Il giochetto sopra detto può essere fatto su qualsiasi cosa sia possibile mercificare. Anche l’acqua.

| Privatizzazione dell’acqua in un reportage del 7/02/2010.

L’economia impossibile

La convergenza di eventi ambientali, economici e demografici che testimoniano l’insostenibilità della nostra economia viene ormai evidenziata da molti studiosi (attenti però ai venditori di enciclopedie!). Ne parlano Lester Brown, Tim Jackson, Richard Heinberg, Paul Hawken, John McMurtry, Ray Anderson, Joseph Stiglitz, Michael Pollan, Jeremy Rifkin, Mathis Wackernagel, Wolfgang Sachs, etc.

Un corso che ne spiega in maniera interessante le connessioni è il Crash course di Chris Martenson (tradotto a questo link).

Ma c’è un residuo di buono in quello che teorizza l’economia del libero mercato, almeno prima che si manifestasse la crescita democrafica e il conseguente esaurimento delle risorse?

Certo, quello che c’è di buono nella teoria economica è l’idea di una distribuzione della ricchezza accessibile a tutti e diretta in maniera etica da leggi di governi retti e onesti.. Ma dov’è oggi questa idea? Nella pratica non sopravvive all’avarizia.

Questa utopia detta sopra è quello che predicano e in cui credevano un gran numero di persone: Ron Paul, gli economisti della Scuola Austriaca di Economia, i Padri Fondatori degli Stati Uniti come Abraham Lincoln, Jeorge Adams, Thomas Jefferson.

Guarda un po’, durante il loro governo questa utopia poté realizzarsi (vedi grafico dal minuto 1’30” estratto dal Crash course) ma loro stessi ne capirono la fragilità.

Salviamoci con le nostre mani

Questa parte dobbiamo scriverla noi. Con le nostre mani, appunto.

Ma non ci vuole capacità tecniche né tanti soldi. Come ci insegnano le esperienze vissute nei villaggi ecologici o nella rete di transizione, ci vuole un’altra cosa, che non tutti hanno di questi tempi: il coraggio.

In questa società rammollita dove ci vuole coraggio persino ad indossare un paio di scarpe usate per la “brutta figura” che farebbero fare, il cambiamento ci aspetta al varco e avremo bisogno del coraggio vero, come quello che fuoriesce dalle persone comuni in tempo di guerra nel vivere quotidiano, per andare avanti e ripudiare lo status quo.

Abbiamo disperatamente bisogno di non sentirci soli nella lotta. La salvezza sta nella comunità, a cominciare da quell’antipatico del nostro vicino di casa, sì. E allora, se può servire, ecco un discorso motivante, sempre di John Perkins (per angloabili)

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