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Archive for the ‘CAMBIAMENTO’ Category

Un articolo preso da WeForest a cui faccio annualmente una donazione

A post taken from WeForest:

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Just doing ‘less harm’ won’t get us there: we need a paradigm shift to tackle global warming.

Reducing carbon emissions and reducing deforestation (the second leading contributor of carbon emissions worldwide after the burning of fossil fuels) are essential and urgent: yet, they won’t suffice. The excess carbon is already stored in the oceans and will be released in the next decades, no matter what we do.

This is where our climate paradigm needs to shift.

Scientists are warning us: we need to drastically reduce the excess carbon in the atmosphere, and we need to do it now.
What’s more, we know how to do it. The New York Declaration on Forests (NYDF) in 2014 came up with a global commitment to mitigate global warming through large-scale forest protection and restoration. This can buy us decades on our race against global warming until a low carbon economy is available for all.  Why wait?

“How is the New York Declaration on Forests relevant to us as a company?”

3 years ago, before the Paris Climate Accord (COP21), world leaders got together at the UN Secretary-General’s Climate Summit in New York to announce what is now called the New York Declaration on Forests (NYDF). This non-legally binding political declaration grew out of dialogue amongst governments, companies and civil society to endorse a global timeline to cut natural forest loss in half by 2020, and to stop all deforestation by 2030. It also calls for restoring 350 million hectares of degraded forests and croplands,  an area larger than India. This ambitious – but achievable – target would enable us to absorb between 4.5 and 8.8 billion tons of carbon pollution every year – about as much as the current emissions of the United States.

So far, a total of 190 bodies have signed up to the NYDF: 40 governments, 20 sub-national governments, 57 multi-national companies, 16 groups representing indigenous communities, and 58 NGOs.  Those 57 companies who have already endorsed the NYDF have made a political statement. They want to be part of the change process. They want to be on the right side of history. They believe they can play their own significant part in global efforts to influence the UNFCCC process. We believe that joining this NY Declaration does give companies more visibility and credibility.

 

 

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Sto seguendo con molta passione i progressi tecnologici delle aziende fondate e dirette da Elon Musk, un genio che in pochi anni ha rivoluzionato il mercato dell’automobile, delle energie rinnovabili e dei viaggi spaziali producendo e mettendo in funzione una serie di innovazioni incredibili. Per chi non lo conosce si guardi gli innumerevoli video biografici e le interviste messe a disposizione da TED, da YouTube ecc.

spaceX

Elon Musk sta vendendo nel mondo una autovettura elettrica straordinaria, la Tesla, che ci proietta nel futuro delle automobili a zero emissioni, autopilotate e con ricarica elettrica gratuita distribuita in tutto il territorio per mezzo di una rete di postazioni fisse. Il costo, dopo il terzo modello appena inaugurato, è già sceso a livello di una normale berlina commerciale come Audi e Mercedes ed è destinato a scendere ulteriormente grazie alla concorrenza che Elon Musk non rifiuta di avere (pensate che rende disponibili i dettagli tecnologici della sua auto non brevettando nulla, è dunque tutto accessibile ai concorrenti).

tesla

Nel frattempo ha anche dato avvio ad un’altra azienda, The Boring Company, che si occupa di creare la prima rete sotterranea di veicoli elettrici per smaltire il traffico nelle città.

Come se non bastasse ha investito nel creare con un’altra azienda, SolarCity, una serie di prodotti come tegole solari, accumulatori di carica elettrica ecc, che servono a creare la famosa smartgrid, la famosa energia prodotta e condivisa da tutti in casa nostra, che tanto è stata sognata ma mai messa in pratica dai governi. Anche se lui non nega la resistenza dei governi il suo pensiero è: nel frattempo io faccio la mia parte dando un impulso alla tecnologia e rendendo i prodotti e le soluzioni rinnovabili alla portata di tutti, dopodiché sarà più facile per tutti la transizione al nuovo modello sostenibile.

Una ulteriore impresa di Elon Musk, Space X, si occupa di creare navi spaziali autopilotate e riutilizzabili, già ora hanno prodotto razzi che hanno con successo portato a termine missioni multiple, lasciando sbigottiti persino gli scienziati della NASA. In questo c’è davvero dell’incredibile: il salto in avanti che Elon Musk sta facendo nel ramo dell’esplorazione spaziale è tanto grande che entro pochi anni egli stesso ha annunciato che partirà il primo viaggio umano verso Marte per costruire una città permanente di terraformanti. Il progetto è quello di produrre il carburante che serve per il rientro utilizzando le risorse di Marte, oltreché installare convertitori atmosferici per iniziare a facilitare la formazione di vita vegetale.

E’ incredibile vedere in quanti pochi anni Elon ha creato e messo in moto tutto ciò, investendo centinaia di milioni di dollari in progetti tanto rischiosi e innovativi.

Giocare col fuoco

Quello che mi rimane da obiettare nel mio piccolo dopo una carrellata di tante spettacolari innovazioni tecnologiche, è che purtroppo il mio punto di vista non mi permette di vedere nulla di buono in tutto ciò.

Mi sono reso conto da qualche anno che l’uomo farebbe bene ad arrestare il suo impeto se non vuole autodistruggersi visto che in fin dei conti appare chiaramente ancora molto arretrato e barbaro, a fronte della tecnologia con cui sta giocando.

Le tecnologie spaziali stanno infatti portando semplicemente a spostare il campo di battaglia delle sue guerre tribali da una quota all’altra. Infatti guardate sotto che offerte di lavoro si vedono su internet per gli ingegneri: cercasi “progettista di armi spaziali”. Non sto scherzando purtroppo.

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Così come l’annuncio che riguarda l’ “ingegnere aerodinamico di sistemi di difesa” non è altro che il tecnico che deve, con l’ausilio di software specialistici, calcolare la forma ottima della prua dei missili balistici, dei proiettili e delle testate nucleari.

Space_Weapons

Ok Marte… E la Terra?

Andare su Marte a cosa serve se mostriamo chiaramente dei limiti nella gestione del nostro pianeta? Lo stiamo distruggendo e siamo artefici in questo medesimo istante di una enorme estinzione di massa (la sesta dalla formazione della vita sulla terra, hanno dichiarato gli scienziati che se ne occupano) che sta portando ad una tasso di scomparsa dell’ordine di centinaia di specie animali al giorno. E neanche sembra comparire ai primi posti delle “major issues” (i problemi più importanti) nell’agenda mondiale delle nazioni industrializzate. Eppure l’estinzione di massa della vita sulla terra riguarda anche noi, che dipendiamo dal mondo vivente attorno.

Egualmente vedo i limiti nella situazione geopolitica mondiale: attualmente ci sono un centinaio di conflitti documentati in corso su quattro dei cinque continenti della terra. Sono tutti conflitti non necessari, legati a disuguaglianza sociale, appropriazione delle risorse, pretese territoriali, operazioni di propaganda politica, tutte operazioni insomma che marcano il limite culturale profondo di una specie umana ancora estremamente immatura.

Quello che insomma ci vorrebbe oggi è un salto evolutivo, impossibile se non passano migliaia di anni, tale da convertirci in un animale totalmente differente, pacifico e collaborativo, una umanità custode.

Invece il potere rimane redistribuito in maniera estremamente iniqua e l’umanità, quella che comanda, è rimasta culturalmente legata a vecchie ideologie aristocratiche di esplorazione → conquista → potere → possesso.

Potremmo mai permetterci di perdere il nostro pianeta? No, non ci è consentito, ma lo stiamo facendo.

Infine mi si faccia aggiungere un pensiero che riguarda la tecnologia. Essa sembra essere una bella cosa, ma purtroppo per fare ogni singolo passo in avanti, peraltro non necessario, abbiamo bisogno di perseverare con la nostra industria e continuare a inquinare, esaurire risorse non rinnovabili e incrementare ulteriormente l’impronta. A che pro serve tutto questo se quando avremo costruito lo smartphone modello cento ci ritroveremo con una terra invivibile?

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Concertone contro Inceneritore e Aeroporto,
contrastiamo le opere inutili insieme, anche con la musica!
Quest’anno al Polo Scientifico di Sesto Fiorentino!

Qui l’evento da condividere: https://www.facebook.com/events/282978775495611/

Rock contro gli eco mostri

Rock contro gli eco mostri

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Penso sia una bella idea regalare alle donne l’8 marzo una speranza per un futuro migliore. Come?

Ad esempio regalare azioni Retenergie, che permettono alla cooperativa di accrescere il numero di soci e capitale, ed investire maggiormente nella crescita del mercato delle rinnovabili.

Pensateci: a voi non costa nulla, basta solo che spostiate i vostri soldi dalla banca commerciale in cui si trovano, fittiziamente, in questo momento, ad un conto Retenergie rappresentato dall’azione o obbligazione scelta.

Questo movimento, meramente elettronico, ha però un effetto reale enorme: cambia il peso sulla bilancia del mercato energetico, e cioè toglie soldi al mercato fossile e lo sposta verso una economia più sostenibile.

Se vuoi saperne di più leggi l’articolo seguente

 

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Ma siamo proprio convinti che siano le multinazionali, le banche, i politici ad essere corrotti e meschini?

Un conto è analizzare il loro operato, sapere cosa accade dietro le quinte e fare scelte oculate, migliori, intelligenti, lungimiranti nel nostro quotidiano; l’altro, e oltremodo necessario, è rendersi conto che ci sono milioni di individui che scelgono di realizzare i sogni di altri tutte le mattine…per soldi.

Ma se si stessero sbagliando?
Starebbero perdendo anni di vita dietro i sogni di arricchimento, esagerazione, frenesia, alienazione…di altri.

Forse perchè hanno gli stessi sogni di accaparramento e depredazione?
Forse perchè sono solo sul gradino più basso della stessa scala di valori?

[IlCambiamento.it]

 

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Voglio essere propositivo dopo tanti articoli scritti con la bile invece che con l’inchiostro, inoltrando un link utile a chi vuole attivarsi sul territorio sacrificando appena l’1% del proprio tempo (o in alternativa €10 al mese) per cambiare l’Italia e aumentare l’importanza delle iniziative virtuose.

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Dal progetto Italia che Cambia è nata l’idea di chiamare all’azione i lettori richiedendo la loro partecipazione con una iscrizione e una scelta di attivarsi, coordinati da un manager. Leggere questo articolo per capire

http://www.italiachecambia.org/campagna/

 

 

 

 

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Di cosa si parla: Glifosato, celiachia, biologico, byoblu
Tempo fa, 2013 credo, studiai diverso materiale sulla celiachia e in quel periodo mi occupavo anche di agricoltura ecologica.
Stavo studiando anche gli inquinanti in uso in agricoltura e disegnai  due curve: una dell’andamento negli ultimi anni della celiachia, esplosa misteriosamente. Un’altra dell’uso del glifosato.
Tutti intorno a me in quel periodo nutrizionisti e medici compresi stavano a dire: la celiachia è dovuta al glutine, è intolleranza.
Tutti, dotti e profani si sono riempiti la bocca con questa parola senza sapere talvolta neanche che significa.
Ai supermercati è esplosa la moda del gluten-free. Le famiglie con i figli celiaci evitavano il pane come la peste: riempivano la dispensa di prodotti senza glutine. Per esempio mangiavano solo riso e SOIA. Si parlava solo di quello, a Firenze.
Quello che io avevo notato era molto strano: le due curve di cui sopra, glifosato-celiachia, combaciavano perfettamente.
per me era evidente: siccome il glifosato è usato nelle coltivazioni di cereali, è lui la causa della celiachia.
Talvolta al mio interlocutore domandavo: Scusa ma se è il glutine a provocare la celiachia, perché mai noi italiani ne siamo tanto affetti solo ora, dato che da almeno 500 anni ci abboffiamo, tutti i giorni pari e quelli dispari anche, di grano?

Questo bellissimo servizio di Claudio Messora mi ha fatto saltare sulla sedia.
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La soluzione?

Contattare produttori di grani biologici, sani e privi di veleni. Non comprare più prodotti industriali, trovare un gruppo di acquisto solidale vicino casa e iscriversi.
Diffondete!

Postfazione

Sosteniamo Claudio Messora e diffondiamo il suo appello: Leggi qui

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Ho inserito nel menu “Leggi anche…” il blog di Peppe Carpentieri perché pieno di informazioni e di iniziative. Sono rimasto contento della preparazione di Peppe sull’argomento inceneritori nel film Sporchi da morire, nel quale si può vedere uno stralcio di intervista.

Dateci un’occhiata.

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Ieri notte a Vitoria un mio amico raccoglieva in strada un simpatico adesivo per terra perché riportava una scritta in basco: Eskerrik asko, che significa Grazie. Gli piaceva l’idea di tenerlo attaccato in camera come promemoria per ricordare l’espressione “Grazie” in basco, difficile da ricordare.
Stamattina in un bar mi soffermo a leggere l’articolo in prima pagina: c’era proprio la foto di quell’adesivo, che era il logo di una manifestazione contro la riapertura della centrale nucleare di Garoña, prov. di Burgos, a soli 40 km da Vitoria.
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La manifestazione aveva come slogan: “Garoña? No, Grazie.”

Leggo e capisco la vecchia storia di politica e corruzione, connubio inscindibile:

Il governo locale, in vista delle elezioni, ha avuto la triviale quanto efficace idea di tornare al passato raccogliendo i favoritismi dell’elettorato di destra: ventilando l’idea di firmare la concessione per la riapertura della ormai decommissionata centrale nucleare di Garoña per altri venti anni dalla sua chiusura (40 anni di servizio massimi possibili secondo la legge, 60 anni invece la proroga proposta). Ciò porterebbe la centrale a funzionare rischiosamente fino al 2031.
La popolazione aveva già manifestato in massa sei mesi fa, ma fottendosene ampiamente i politici pochi giorni orsono hanno annunciato in conferenza stampa la decisione come fosse ormai presa.

Come ingegnere rimango allibito da tanta stupidaggine: siamo nel secolo delle rinnovabili, la Spagna produce già più del 40% di energia in rinnovabili. Vitoria è la città del vento.

Il motivo per cui scrivo in questo contesto è la voglia di condividere il seguente pensiero: quanto è simile questa vicenda a quella fiorentina del ritorno al passato con un nuovo inceneritore (dopo che il precedente era ormai stato chiuso per continuativi allarmi per contaminazione da diossine) in contrapposizione totale alla volontà degli abitanti locali che ripetutamente hanno manifestato negli anni la volontà di procedere per altre strade, quelle del recupero ambientale, della deindustrializzazione e della raccolta differenziata.

Penso che il vero problema fiorentino, e vitoriano, e di altre realtà sociali simili in tutto il mondo, non sia la disobbedienza civile, ma piuttosto l’obbedienza civile.

Ce n’è troppa.

La gente va convinta che il mondo si cambia a momento giusto, nel posto giusto. Senza lasciar passare l’attimo e senza mancare della vera arma del successo: la comunicazione.

Mea culpa: anch’io ho fallito in questo. Mi sono stancato di lottare e di perdere, e mi sono fatto cambiare dal sistema.

Diceva mio nonno: “Mangia bene e allucca quando vene!” (mangia bene e grida forte quando ti vogliono far del male)
Chi si sta zitto, come chi non pianta i piedi, perde.

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Bellissima digressione sulla storia recente.

 

C’era una volta l’Agricoltura biologica che non era soltanto un metodo colturale ma era anche un metodo culturale.
Nei primi anni 70, essere un agricoltore biologico era sinonimo di sovversivo, anarchico, hippie, gente che cercava un modello di vita reale all’utopia anticapitalista. In quel tempo agricoltura biologica ed Ecologia andavano a braccetto, per un mondo diverso dallo stato capitalista,
centralista, comunista, iperindustrializzato, consumista e guerrafondaio. Dove la Monsanto forniva l’agente orange alle truppe americane in Vietnam, e oggi produce il Raundup per l’agricoltura, a base di glyphosato principale ingrediente dell’agente orange, o la Union Carbide,  (oggi Dow Chemical ) quella del disastro di Bhopal in India nel 1984, 300.000 morti, che produceva il Sevin pesticida “miracoloso” per gli agricoltori indiani il cui principio attivo (isocianato di metile) è usato come gas di sterminio dagli eserciti di tutto il mondo; multinazionali che forniscono ancora oggi gli stessi prodotti al Ministero della guerra e al Ministero dell’agricoltura.

Finita la festa del 68 alcuni di quei capelloni hippie anarchici pacifisti, abbandonano la città e si trasferiscono in campagna, su terreni marginali della collina centro italiana, terreni abbandonati dai contadini mezzadri negli anni 50, o meglio costretti dal padrone ad abbandonarli perché poco
produttivi, non a caso le tre sorelle, CIA, Coldiretti, Confagricoltura, si schierarono subito apertamente contrarie a questi nuovi arrivati che sapevano pure leggere scrivere e far di conto.
Si cominciò a mettere in pratica le utopie del 68. “Piccolo è bello” di Ernest Schumacher e “Il testamento agricolo” di sir Albert Howard furono i nostri manifesti politici culturali e colturali, si capi che il mangiare era un atto politico, e che il suolo era il primo anello della catena
alimentare, che la “fertilità del suolo” era la chiave del problema agricolo.

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Non i concimi chimici, la mentalità NPK (azoto, fosforo, potassio) dei seguaci di Justus von Liebig, (a onor del vero va detto che fu lo stesso Liebig ad accorgersi dell’errore alla fine della sua vita, con una serie di scritti apocalittici, oggi noti come testamento di Liebig, tenuti segreti
per oltre un secolo a generazioni di agronomi, dalle università di tutto il mondo), non i pesticidi la cui pericolosità per l’eco sistema è ormai ampiamente documentata, non gli OGM, l’ultima frontiera della scienza riduzionista, che il padre della genetica italiana il Prof. Giuseppe
Sermonti tentò invano di mettere in guardia i suoi studenti all’università
di Perugia prima di essere isolato e deriso dall’italiota intellighenzia.

Tutti metodi agricoli che cercano di curare la malattia e non la causa che l’ha generata.

“Le microbe n’est rien le terrain est tout.” (Louis Pasteur.)

In Italia il movimento del biologico muove i suoi primi passi in Toscana alla fine degli anni 70 nascono le prime associazioni: “ Cos’è biologico?”, la Fierucola, Asci, Il Coordinamento Toscano Produttori Biologici (C.T.P.B.) Quest’ultimo da vita al primo sistema di controllo autocertificato, con un pugno di giovani agronomi fortemente motivati. In pochi anni in tutte le regioni italiane si formano associazioni di produttori biologici, dal Veneto alle Marche alla Sardegna, fioriscono come funghi associazioni, dibattiti, convegni. Nasce un mercato, prima di nicchia poi di settore che fattura numeri importanti. Furono dieci anni di crescita esponenziale.

Poi come dice il Prof. Giorgio Nebbia: “ L’attenzione per l’ecologia declino presto e nuovi aggettivi più accattivanti comparvero come “verde”, “sostenibile” e, più recentemente “biologico”, da associare al nome di prodotti commerciali che un venditore vuole dimostrare “buoni”. Fu allora che lo stato centralista, che ormai era diventato Europa, corse ai ripari. Nel 1993 viene varato a Bruxelles il primo regolamento comunitario sull’agricoltura biologica. Ci sembrò una vittoria, fu l’inizio della fine.
La strategia? Quella di sempre: “divide et impera” Separarono per legge il controllore dal controllato con la scusa del conflitto di interessi, salvo far pagare il controllo come prima agli agricoltori controllati. Iniziò una guerra fratricida fra associazioni di controllo e associazioni
di agricoltori biologici. Le prime forti delle leggi comunitarie si imposero sulle associazioni degli agricoltori chiudendo ogni rapporto, rifiutando persino una rappresentanza degli agricoltori controllati nelle commissioni di certificazione dove erano presenti consumatori e ricerca
universitaria, salvo sceglierseli da soli, (come se la FIAT si scegliesse i rappresentanti sindacali) ancora una volta gli agricoltori furono relegati a servi della gleba, va sottolineato come la stragrande maggioranza delle associazioni del “biologico certificato” IFOAM compresa siano
particolarmente carenti di democrazia partecipata, strutture piramidali autoreferenziali, forse solo così hanno facile accesso nei palazzi della politica?
Gli stessi giovani agronomi che pochi anni prima coinvolti dagli agricoltori biologici ne avevano sposato ideologie e politiche, che insieme avevano costruito un sistema di controllo aperto e costruttivo, gli stessi controllori che il CTPB prestò ad AIAB per essere accreditata a livello
europeo, ora certificavano tutto e il contrario di tutto, l’agricoltura biologica, e l’agricoltura integrata, la piccola fattoria autosufficiente e il latifondo ad agricoltura industriale “biologica”. secondo le nuove normative CEE.
In pochi anni le associazioni regionali di agricoltori biologici certificati o meno furono spazzate via, oggi associazioni regionali di agricoltori biologici degne di questo nome non esistono più. Asci, Fierucola, AIAB, AMAB, lo stesso CTPB sono ormai degli spettri che si aggirano con nostalgia nella campagna toscana e come in Toscana lo stesso è successo nelle altre regioni.
Miglior sorte non è toccata alle associazioni di certificazione, i controllori sono stati trasformati in esattori del governo, griglie e tabelle di conformità nei minimi particolari decidono per loro, come robot si aggirano nelle loro visite ispettive controllano la burocrazia delle
aziende, (in media il 90% del tempo della visita) spuntando gli innumerevoli quadratini delle tabelle di conformità che il ministero dell’agricoltura gli fornisce. ( un “regalo” del Ministro Nunzia De Girolamo, nella sua lunga carriera come ministro dell’agricoltura, tre
mesi.) Umiliandoli con un lavoro che al massimo richiede una licenza media,
disprezzando così quella laurea in agraria che potrebbe fruttuosamente essere messa a disposizione dell’agricoltore controllato in un ottica diametralmente opposta alle tabelle di conformità, che riconosce all’agronomo controllore la sua professionalità.
Si chiude per legge il rapporto costruttivo fra agronomo controllore e agricoltore controllato, come formulato da Schumaker in “Soil Association” in Inghilterra nel 1946.
Questo unito alla deriva mercantile a cui ci siamo assoggettati accettando acriticamente tutte le leggi che la Comunità europea ci calava dall’alto, in primis il brevetto del logo “agricoltura biologica”, D’ora innanzi l’agricoltura biologica per legge era cosa loro. L’assioma che il
settore Primario l’agricoltura produce merci “speciali” che non possono sottostare alle stesse leggi di mercato del settore Secondario l’industria, viene abilmente aggirato.

Clavier Bio
Il dado è tratto. L’agricoltura biologica diventa un metodo di coltivazione fra i tanti, che produce prodotti “che un venditore vuole dimostrare buoni”, per lo stesso mercato consumistico capitalista, allineandosi in bella vista fra i banchi dei supermercati.

Con un operazione di ingegneria genetica hanno silenziato dal DNA dell’agricoltura biologica il gene rivoluzionario… E noi siamo stati le consapevoli o inconsapevoli cavie!
Perché allora non uscire dal biologico “certificato”? Unirsi a gruppi alternativi come “garanzia partecipata”, “genuino clandestino”, “agricoltura naturale”, “mercato a Km. 0”, e tanti altri?
Perché non è solo un problema di certificazione, anche se la certificazione cosi com’é ha fallito.

E’ lo spirito associativo vero, quello capace di essere influente sulle politiche locali che è finito. Si è affievolito lo Spirito direbbe Gino Girolomoni. Abbiamo smesso di credere che avremmo cambiato il mondo, e intanto il mondo cambiava noi. Il tempo passa e lo “spirito giovanile rivoluzionario” con esso?
Che fare?

Sicuramente non buttare il bambino insieme all’acqua sporca.

Un grazie planetario a tutti gli agricoltori biologici certificati e non, che faticosamente in tutto il mondo, oggi in questi tempi oscuri dove i cavalieri dell’apocalisse galoppano per mari e per monti, riescono con il
loro lavoro 365 giorni all’anno anno dopo anno, nonostante tutto a produrre quel poco di cibo buono che c’è.

Le utopie, le speranze i sogni di una vecchia generazione possono diventare realtà per una nuova, purché il filo “sottile” lo Spirito che le unisce non venga spezzato.
Morale? Le speranze “politiche” della mia generazione di agricoltori biologici non si sono realizzate, sicuramente molti gli errori commessi, ma nessun rimpianto, consapevoli del privilegio per essere vissuti a contatto con la Natura, qui abbiamo fatto crescere i nostri figli e i nostri nipoti. Come dice un vecchio proverbio cinese: “…se vuoi essere felice tutta la
vita fai il contadino.”

Forse l’evoluzione ha tempi più lunghi di una vita.

Abbiamo messo un seme nella terra fertile e l’abbiamo concimato con la nostra vita. Madre Terra lo custodirà con amore e un giorno, quando saremo morti, cioè concime, una nuova generazione lo vedrà nascere.

“ La morte è la più grande invenzione della Natura per avere molta vita.”
(Goethe)

E Natura è il nome che i non credenti danno a Dio.

 

di Alfredo Anitori [Az.agr.Sommavilla]

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