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Archive for the ‘CAMBIAMENTO’ Category

Ho inserito nel menu “Leggi anche…” il blog di Peppe Carpentieri perché pieno di informazioni e di iniziative. Sono rimasto contento della preparazione di Peppe sull’argomento inceneritori nel film Sporchi da morire, nel quale si può vedere uno stralcio di intervista.

Dateci un’occhiata.

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Ieri notte a Vitoria un mio amico raccoglieva in strada un simpatico adesivo per terra perché riportava una scritta in basco: Eskerrik asko, che significa Grazie. Gli piaceva l’idea di tenerlo attaccato in camera come promemoria per ricordare l’espressione “Grazie” in basco, difficile da ricordare.
Stamattina in un bar mi soffermo a leggere l’articolo in prima pagina: c’era proprio la foto di quell’adesivo, che era il logo di una manifestazione contro la riapertura della centrale nucleare di Garoña, prov. di Burgos, a soli 40 km da Vitoria.
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La manifestazione aveva come slogan: “Garoña? No, Grazie.”

Leggo e capisco la vecchia storia di politica e corruzione, connubio inscindibile:

Il governo locale, in vista delle elezioni, ha avuto la triviale quanto efficace idea di tornare al passato raccogliendo i favoritismi dell’elettorato di destra: ventilando l’idea di firmare la concessione per la riapertura della ormai decommissionata centrale nucleare di Garoña per altri venti anni dalla sua chiusura (40 anni di servizio massimi possibili secondo la legge, 60 anni invece la proroga proposta). Ciò porterebbe la centrale a funzionare rischiosamente fino al 2031.
La popolazione aveva già manifestato in massa sei mesi fa, ma fottendosene ampiamente i politici pochi giorni orsono hanno annunciato in conferenza stampa la decisione come fosse ormai presa.

Come ingegnere rimango allibito da tanta stupidaggine: siamo nel secolo delle rinnovabili, la Spagna produce già più del 40% di energia in rinnovabili. Vitoria è la città del vento.

Il motivo per cui scrivo in questo contesto è la voglia di condividere il seguente pensiero: quanto è simile questa vicenda a quella fiorentina del ritorno al passato con un nuovo inceneritore (dopo che il precedente era ormai stato chiuso per continuativi allarmi per contaminazione da diossine) in contrapposizione totale alla volontà degli abitanti locali che ripetutamente hanno manifestato negli anni la volontà di procedere per altre strade, quelle del recupero ambientale, della deindustrializzazione e della raccolta differenziata.

Penso che il vero problema fiorentino, e vitoriano, e di altre realtà sociali simili in tutto il mondo, non sia la disobbedienza civile, ma piuttosto l’obbedienza civile.

Ce n’è troppa.

La gente va convinta che il mondo si cambia a momento giusto, nel posto giusto. Senza lasciar passare l’attimo e senza mancare della vera arma del successo: la comunicazione.

Mea culpa: anch’io ho fallito in questo. Mi sono stancato di lottare e di perdere, e mi sono fatto cambiare dal sistema.

Diceva mio nonno: “Mangia bene e allucca quando vene!” (mangia bene e grida forte quando ti vogliono far del male)
Chi si sta zitto, come chi non pianta i piedi, perde.

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Bellissima digressione sulla storia recente.

 

C’era una volta l’Agricoltura biologica che non era soltanto un metodo colturale ma era anche un metodo culturale.
Nei primi anni 70, essere un agricoltore biologico era sinonimo di sovversivo, anarchico, hippie, gente che cercava un modello di vita reale all’utopia anticapitalista. In quel tempo agricoltura biologica ed Ecologia andavano a braccetto, per un mondo diverso dallo stato capitalista,
centralista, comunista, iperindustrializzato, consumista e guerrafondaio. Dove la Monsanto forniva l’agente orange alle truppe americane in Vietnam, e oggi produce il Raundup per l’agricoltura, a base di glyphosato principale ingrediente dell’agente orange, o la Union Carbide,  (oggi Dow Chemical ) quella del disastro di Bhopal in India nel 1984, 300.000 morti, che produceva il Sevin pesticida “miracoloso” per gli agricoltori indiani il cui principio attivo (isocianato di metile) è usato come gas di sterminio dagli eserciti di tutto il mondo; multinazionali che forniscono ancora oggi gli stessi prodotti al Ministero della guerra e al Ministero dell’agricoltura.

Finita la festa del 68 alcuni di quei capelloni hippie anarchici pacifisti, abbandonano la città e si trasferiscono in campagna, su terreni marginali della collina centro italiana, terreni abbandonati dai contadini mezzadri negli anni 50, o meglio costretti dal padrone ad abbandonarli perché poco
produttivi, non a caso le tre sorelle, CIA, Coldiretti, Confagricoltura, si schierarono subito apertamente contrarie a questi nuovi arrivati che sapevano pure leggere scrivere e far di conto.
Si cominciò a mettere in pratica le utopie del 68. “Piccolo è bello” di Ernest Schumacher e “Il testamento agricolo” di sir Albert Howard furono i nostri manifesti politici culturali e colturali, si capi che il mangiare era un atto politico, e che il suolo era il primo anello della catena
alimentare, che la “fertilità del suolo” era la chiave del problema agricolo.

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Non i concimi chimici, la mentalità NPK (azoto, fosforo, potassio) dei seguaci di Justus von Liebig, (a onor del vero va detto che fu lo stesso Liebig ad accorgersi dell’errore alla fine della sua vita, con una serie di scritti apocalittici, oggi noti come testamento di Liebig, tenuti segreti
per oltre un secolo a generazioni di agronomi, dalle università di tutto il mondo), non i pesticidi la cui pericolosità per l’eco sistema è ormai ampiamente documentata, non gli OGM, l’ultima frontiera della scienza riduzionista, che il padre della genetica italiana il Prof. Giuseppe
Sermonti tentò invano di mettere in guardia i suoi studenti all’università
di Perugia prima di essere isolato e deriso dall’italiota intellighenzia.

Tutti metodi agricoli che cercano di curare la malattia e non la causa che l’ha generata.

“Le microbe n’est rien le terrain est tout.” (Louis Pasteur.)

In Italia il movimento del biologico muove i suoi primi passi in Toscana alla fine degli anni 70 nascono le prime associazioni: “ Cos’è biologico?”, la Fierucola, Asci, Il Coordinamento Toscano Produttori Biologici (C.T.P.B.) Quest’ultimo da vita al primo sistema di controllo autocertificato, con un pugno di giovani agronomi fortemente motivati. In pochi anni in tutte le regioni italiane si formano associazioni di produttori biologici, dal Veneto alle Marche alla Sardegna, fioriscono come funghi associazioni, dibattiti, convegni. Nasce un mercato, prima di nicchia poi di settore che fattura numeri importanti. Furono dieci anni di crescita esponenziale.

Poi come dice il Prof. Giorgio Nebbia: “ L’attenzione per l’ecologia declino presto e nuovi aggettivi più accattivanti comparvero come “verde”, “sostenibile” e, più recentemente “biologico”, da associare al nome di prodotti commerciali che un venditore vuole dimostrare “buoni”. Fu allora che lo stato centralista, che ormai era diventato Europa, corse ai ripari. Nel 1993 viene varato a Bruxelles il primo regolamento comunitario sull’agricoltura biologica. Ci sembrò una vittoria, fu l’inizio della fine.
La strategia? Quella di sempre: “divide et impera” Separarono per legge il controllore dal controllato con la scusa del conflitto di interessi, salvo far pagare il controllo come prima agli agricoltori controllati. Iniziò una guerra fratricida fra associazioni di controllo e associazioni
di agricoltori biologici. Le prime forti delle leggi comunitarie si imposero sulle associazioni degli agricoltori chiudendo ogni rapporto, rifiutando persino una rappresentanza degli agricoltori controllati nelle commissioni di certificazione dove erano presenti consumatori e ricerca
universitaria, salvo sceglierseli da soli, (come se la FIAT si scegliesse i rappresentanti sindacali) ancora una volta gli agricoltori furono relegati a servi della gleba, va sottolineato come la stragrande maggioranza delle associazioni del “biologico certificato” IFOAM compresa siano
particolarmente carenti di democrazia partecipata, strutture piramidali autoreferenziali, forse solo così hanno facile accesso nei palazzi della politica?
Gli stessi giovani agronomi che pochi anni prima coinvolti dagli agricoltori biologici ne avevano sposato ideologie e politiche, che insieme avevano costruito un sistema di controllo aperto e costruttivo, gli stessi controllori che il CTPB prestò ad AIAB per essere accreditata a livello
europeo, ora certificavano tutto e il contrario di tutto, l’agricoltura biologica, e l’agricoltura integrata, la piccola fattoria autosufficiente e il latifondo ad agricoltura industriale “biologica”. secondo le nuove normative CEE.
In pochi anni le associazioni regionali di agricoltori biologici certificati o meno furono spazzate via, oggi associazioni regionali di agricoltori biologici degne di questo nome non esistono più. Asci, Fierucola, AIAB, AMAB, lo stesso CTPB sono ormai degli spettri che si aggirano con nostalgia nella campagna toscana e come in Toscana lo stesso è successo nelle altre regioni.
Miglior sorte non è toccata alle associazioni di certificazione, i controllori sono stati trasformati in esattori del governo, griglie e tabelle di conformità nei minimi particolari decidono per loro, come robot si aggirano nelle loro visite ispettive controllano la burocrazia delle
aziende, (in media il 90% del tempo della visita) spuntando gli innumerevoli quadratini delle tabelle di conformità che il ministero dell’agricoltura gli fornisce. ( un “regalo” del Ministro Nunzia De Girolamo, nella sua lunga carriera come ministro dell’agricoltura, tre
mesi.) Umiliandoli con un lavoro che al massimo richiede una licenza media,
disprezzando così quella laurea in agraria che potrebbe fruttuosamente essere messa a disposizione dell’agricoltore controllato in un ottica diametralmente opposta alle tabelle di conformità, che riconosce all’agronomo controllore la sua professionalità.
Si chiude per legge il rapporto costruttivo fra agronomo controllore e agricoltore controllato, come formulato da Schumaker in “Soil Association” in Inghilterra nel 1946.
Questo unito alla deriva mercantile a cui ci siamo assoggettati accettando acriticamente tutte le leggi che la Comunità europea ci calava dall’alto, in primis il brevetto del logo “agricoltura biologica”, D’ora innanzi l’agricoltura biologica per legge era cosa loro. L’assioma che il
settore Primario l’agricoltura produce merci “speciali” che non possono sottostare alle stesse leggi di mercato del settore Secondario l’industria, viene abilmente aggirato.

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Il dado è tratto. L’agricoltura biologica diventa un metodo di coltivazione fra i tanti, che produce prodotti “che un venditore vuole dimostrare buoni”, per lo stesso mercato consumistico capitalista, allineandosi in bella vista fra i banchi dei supermercati.

Con un operazione di ingegneria genetica hanno silenziato dal DNA dell’agricoltura biologica il gene rivoluzionario… E noi siamo stati le consapevoli o inconsapevoli cavie!
Perché allora non uscire dal biologico “certificato”? Unirsi a gruppi alternativi come “garanzia partecipata”, “genuino clandestino”, “agricoltura naturale”, “mercato a Km. 0”, e tanti altri?
Perché non è solo un problema di certificazione, anche se la certificazione cosi com’é ha fallito.

E’ lo spirito associativo vero, quello capace di essere influente sulle politiche locali che è finito. Si è affievolito lo Spirito direbbe Gino Girolomoni. Abbiamo smesso di credere che avremmo cambiato il mondo, e intanto il mondo cambiava noi. Il tempo passa e lo “spirito giovanile rivoluzionario” con esso?
Che fare?

Sicuramente non buttare il bambino insieme all’acqua sporca.

Un grazie planetario a tutti gli agricoltori biologici certificati e non, che faticosamente in tutto il mondo, oggi in questi tempi oscuri dove i cavalieri dell’apocalisse galoppano per mari e per monti, riescono con il
loro lavoro 365 giorni all’anno anno dopo anno, nonostante tutto a produrre quel poco di cibo buono che c’è.

Le utopie, le speranze i sogni di una vecchia generazione possono diventare realtà per una nuova, purché il filo “sottile” lo Spirito che le unisce non venga spezzato.
Morale? Le speranze “politiche” della mia generazione di agricoltori biologici non si sono realizzate, sicuramente molti gli errori commessi, ma nessun rimpianto, consapevoli del privilegio per essere vissuti a contatto con la Natura, qui abbiamo fatto crescere i nostri figli e i nostri nipoti. Come dice un vecchio proverbio cinese: “…se vuoi essere felice tutta la
vita fai il contadino.”

Forse l’evoluzione ha tempi più lunghi di una vita.

Abbiamo messo un seme nella terra fertile e l’abbiamo concimato con la nostra vita. Madre Terra lo custodirà con amore e un giorno, quando saremo morti, cioè concime, una nuova generazione lo vedrà nascere.

“ La morte è la più grande invenzione della Natura per avere molta vita.”
(Goethe)

E Natura è il nome che i non credenti danno a Dio.

 

di Alfredo Anitori [Az.agr.Sommavilla]

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Il Transition Training (TT) è un corso intensivo di due giorni in cui sotto la guida di uno o più facilitatori si imparano, in modo esperienziale, molti modi di:

1 Progettare il cambiamento nella comunità partendo dal basso, subito, con le persone che ci sono e senza aspettare i politici (in una parola, Transizione);

2 Immaginare il futuro post-carbon e cominciare a lavorare insieme per arrivarci consapevolmente;

3 Gestire un gruppo e la leadership in maniera partecipata;

4 Comunicare;

5 Lavorare giocando;

E molto altro ancora.

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Tutto quello che riguarda il TT è ben spiegato nei blog e nelle community varie del Movimento di Transizione (vedi i link in basso).

Il meglio del Transition Training è, tuttavia, ben altro. E’ quello che non sta scritto in rete, nei manuali, nei video sulla transizione. Il succo non è certo concentrato negli spezzoni di presentazioni di slide reperibili online.

Il succo è la non misurabile esperienza di scambio, sensazioni, commozioni, relazioni, umanità e vita che un gruppo di venti persone può innescare.

Un gruppo di venti persone in due giorni può gettare le fondamenta di amicizie durature, può sviscerare i più profondi problemi sedimentati, può mettersi in gioco e mettere in discussione tutto quanto fatto fino a quel momento nella vita. Ma questa serie a dir poco incredibile di eventi straordinari possono aver luogo solo se i partecipanti si convincono di trovarsi in una stanza magica, una stanza dove non contano i titoli onorifici, ma come ci si sente, non contano le aggressioni verbali ma conta dire al compagno che siede a fianco cosa si spera per il futuro e si provi, per gioco e con strumenti nuovi e che ci riconnettono, a progettarne uno desiderabile. Due giorni bastano a convincerci che quel gioco è proprio ciò che vogliamo fare da grandi.

Per me è stato così, due giorni fa, a Mestre.

 

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La frase del giorno: non gruppi ma flussi ;)

Risorse

– Articolo sul sito ufficiale.

– Per fare un Transition Training il calendario è a questo link (in aggiornamento).

– Il sito di alcuni dei Facilitatori.

– FILM del 2013 sulla Transizione nel mondo | Transizione 2.0 (attivare i sottotitoli in Italiano)

 

 

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Se si vive a Firenze si può cambiare radicalmente il proprio modello, contribuendo a favore di una nuova Economia della Sostenibilità pur agendo comodamente dal “proprio divano”.

Quello che tocca fare è per lo più aggregarsi ad iniziative già in corso, senza doversi esporre e senza dover reinventare il mondo. Qui di seguito c’è un piccolo decalogo, sono tutte iniziative a cui ho partecipato in prima persona, che conosco personalmente, che mi hanno tolto pochissima parte del mio tempo libero, che non hanno minimamente leso il mio tenore di vita e che, anzi, hanno arricchito me e le altre persone coinvolte.

Come cominciare? Un piccolo studio preliminare dai siti web e qualche email o telefonata può fugare ogni tabù e aiutare a fare il salto: da spettatore ad attivista del Cambiamento. Mi auguro che prendiate a cuore TUTTE le iniziative.

 

CAMBIARE I FORNITORI DI ELETTRICITA’ PER L’UTENZA DOMESTICA

Retenergie e E’ nostra sono due iniziative distinte e similari che permettono di usare energia verde invece di quella proveniente da fonti inquinanti e/o in esaurimento. Ci si associa, con quota simbolica, dopodiché con le loro istruzioni si procede a cambiare fornitura.

 

CAMBIARE LA PROVENIENZA DEL CIBO CHE MANGIAMO PASSANDO A CIBO LOCALE, BIO, DI STAGIONE, A FILIERA DIRETTA

Firenze e la Toscana sono regioni PIENE di produttori biologici, biodinamici, organici, sinergici, e chi piunehapiunementta.

MERCATI CONTADINI – Si può rifornirsi andando a fare la spesa in un unico mercato, un unico giorno della settimana, come ad esempio in questi appuntamenti, elencati sotto.

– Fierucola – ogni terza domenica a Piazza Santo Spirito e sporadicamente in P.zza Santissima Annunziata. Scarica qui il Calendario 2015.

– Mercatino Mangiasano – ogni seconda domenica del mese a Impruneta Pozzolatico

– Il Pagliaio – San Casciano Val di Pesa

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GAS Gruppi di Acquisto Solidali – Si può entrare a far parte della rete di gruppi di acquisto, gruppi di privati che si organizzano per acquistare direttamente dai produttori biologici facendosi recapitare la merce direttamente al proprio quartiere di appartenenza. Non è necessaria alcuna tassa di iscrizione: è fatto tutto nel solo interesse comune.

A questo link trovate l’elenco dei Gruppi più vicini a voi.

 

CAMBIARE IL MODO DI COMPRARE E VENDERE (LEGGI RICEVERE / DONARE) OGGETTI DI USO QUOTIDIANO

Non buttare via più niente e non comprare più niente di nuovo. Attraverso la Rete Gas Fiorentini è attiva una frequentatissima mailing list di scambio usato. Prendere i contatti dal sito per farne parte. L’iscrizione è libera e si accettano donazioni.

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CAMBIARE L’USO CHE FANNO LE BANCHE DEL NOSTRO DEPOSITO (E DEL NOSTRO LAVORO)

Banca Etica finanzia produttori locali e imprese sostenibili. Non veicola il capitale in investimenti militari né in grandi lobby della finanza. Promuove il comportamento finanziario etico. Chiudere il conto corrente attuale e aprirne uno presso la filiale di Banca Etica più vicina (ce n’è una a Via dell’Agnolo 73R) è un semplice passaggio di carte che sottrae sangue alla finanza speculativa e ne da’ a quella (un po’) più virtuosa. Chi lavora come segretaria, può cercare lavoro in Banca Etica e dare le dimissioni dalla propria.

Link video su Banca Etica.

USCIRE DALLA CRISI ECONOMICA

Se ne è parlato tanto. Chiariamo cosa è in crisi, di questi tempi: in crisi è il Modello di Crescita, in crisi è il mercato globalizzato. Quindi se ne esce cambiando Modello, usando meno prodotti di mercato globale e più prodotti locali, riciclando, riusando, facendo parte di aziende a ciclo chiuso anziché aziende predatrici, spargendo la voce.

Non esiste una unica medicina, una formula magica. Ci si può dar da fare in vari modi, secondo le proprie volontà:

Finanziando le imprese locali >> Vedi punti precedenti, in particolare il 2 e 4.

Usando la moneta complementare: lo SCEC non è soggetto a Debito Sovrano, né a inflazione, né a speculazione. E’ una moneta gratuita che circola creando valore, non debito. E’ locale. Ciò significa che per pagare i prodotti provenienti dall’economia locale si può usare lo SCEC, per i restanti prodotti del mercato globale si continuerà invece a usare l’Euro.

Quindi più si userà lo SCEC più il potere di acquisto delle famiglie sale e, contemporaneamente, si da’ spinta economica alle imprese locali.

Per saperne di più contattare uno dei volontari della distribuzione dello SCEC e guardare la lista degli esercizi commerciali che già oggi accettano SCEC come moneta corrente.

Link video sullo SCEC.

Altro video2 sugli SCEC, ambientato a Napoli, divertente.

FINANZIARE CAMBIAMENTI STRUTTURALI ORIENTATI ALLA PRODUZIONE DI ENERGIA PULITA

Entrando a far parte di Retenergie si apre una ulteriore possibilità economica interessante: è possibile partecipare ad uno dei tanti progetti di costruzione di impianti fotovoltaici. Sono progetti che traggono fondi dal basso, quindi ogni socio può dare una quota volontaria (fino ad un massimo di €10000) che verrà trasferita direttamente nel conto bancario della cooperativa e gestito in maniera trasparente e che, pur non rimanendo bloccata come succede con un Investimento Bancario, rende di più. Ovviamente più si mantengono i soldi nel fondo, più si apporta asset alla cooperativa che quindi potrà investire in progetti rinnovabili. Una scelta davvero azzeccata per chi vuole far rendere i proprio risparmi e nello stesso tempo dare una mano a questi progetti. Si può ovviamente optare per una rinuncia agli interessi maturati, devolvendoli a beneficio della cooperativa. A voi la scelta. Contattare via mail o iscriversi ai social di Retenergie per saperne di più.

 

CAMBIARE L’USO CHE SI FA DEL TEMPO LIBERO DOMENICALE, QUALCHE PROPOSTA

– CINEMA – Il cinema Odeon a Piazza Strozzi ha una programmazione ricca di film e documentari sull’ecologia e movimenti sociali. Alcuni titoli:

L’economia della Felicità 2011

Trashed 2012

The ancient futures – Learning from Ladakh 2014

Iriria 2015

– Circolo ARCI di Colonnata – Piazza Rapisardi 6, Colonnata (FI). Si organizzano spesso proiezioni di film a ingresso libero e discussioni. Qualche esempio, il film “Il più grande successo dell’euro” del 2014

 

– Orti comunitari – Potete trascorrere il tempo libero (due ore a settimana) aiutando a produrre cibo sano nel vostro quartiere, socializzando, facendo scoprire ai vostri figli la meraviglia di piantare e veder crescere gli ortaggi: esistono molti orti urbani a Firenze e pochi lo sanno. Alcuni riferimenti sono elencati sotto senz’ordine

Orti Dipinti – Community Garden

Cooperativa Sociale Fontenuova – Quartiere 3 di Firenze

Vivaio del Malcantone – laboratorio di orticoltura

 

CAMBIARE IL TIPO DI INFORMAZIONE CHE RICEVIAMO DA GIORNALI E TV

Se si vuole prendere parte ad una vera e propria Rete di nuova economia e contropropaganda, abbonarsi a Terra Nuova. Il giornale contiene annunci cerco/offro di nuovi lavori, attività private ecologiche ecc. oltre che essere una fonte inesauribile di riferimenti ecologici, di consumo consapevole e produzioni locali. Contiene articoli che informano sulle realtà toscane e italiane e permette di conoscere i retroscena del sistema alimentare ed economico italiano.

I soldi dell’abbonamento proverranno da quelli del giornale quotidiano che si può smettere tranquillamente di comprare (!).

Oltre a Terra Nuova esistono altri periodici di informazione tra cui:

Vivi Consapevole,

The Ecologist (Edizione Italiana e Originale).

In rete ci si può abbonare gratuitamente ai canali di TED (disponibili sottotitoli in Italiano), IlDocumentario, ArcoirisTV, Report, e visionare i video su internet in modo da sostituirli al solito squallido palinsesto mediaset farcito di pubblicità che avrete sicuramente visto e stravisto 100 volte.

 

CAMBIARE SCUOLA PER I PROPRI FIGLI

I nostri bambini sono sempre più stimolati. Con lo stare di fronte ad un pc collegato a internet precorrono di anni l’epoca della lettura-scrittura e cercano stimoli più complessi. I voti della scuola tradizionale sanciscono l’inaugurazione della società competitiva piena di frustrazione. Esistono scuole paritarie spesso poco costose che approcciano ad una didattica senza “voti” e dedicano un programma didattico specifico per ogni bambino (mi riferisco alla Scuola Montessoriana) oppure che dedicano più ore alle arti, alle capacità manuali e alla vita all’aria aperta (Scuola Steineriana o Waldorf). Qui di seguito alcuni riferimenti in zona fiorentina:

Asilo montessoriano La Voce dei Bambini

Liceo dei Colli a Pozzolatico

 

PARTECIPARE ALLA RETE INTERNET CONDIVISA

Si chiama NoiNet, è una rete di distribuzione ADSL che funziona esattamente come quella della Telecom. NoiNet rende i fruitori del servizio anche gestori della rete. Il passaggio dalla propria ADSL a NoiNet è indolore. Per saperne di più visitare il sito e prendere contatti.

Link video su NoiNet (dal minuto 3:30).

 

 

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L’effetto delle economie partecipate è sempre quello di stupire per la rapidità e capillarità di diffusione.

La crescita economica è ormai un danno, lo sanno tutti, nel nostro pianeta sovraffollato [5][6]. Il GDP (o Pil, in italiano) è un bene che venga fatto decrescere in maniera pianificata e progressiva [1][2], mentre invece è benefico che cresca la diffusione del nuovo modello di ecologia ovvero economia sostenibile. Per farlo è ormai chiaro che la chiave di (leeeeento) successo sono le iniziative locali, di Contro-movimento, di Comunità con la iniziale maiuscola (il cosiddetto Piano C [3], alternativo al fallimentare Piano B [4] imposto dall’alto della piramide).

E, dunque, ben vengano queste mappature che permettono di trovare facilmente l’economia di prossimità con una semplice spulciata in rete.

Scegliete la rete che vi interessa di più e partecipate!

 

– Pasta Padre – Comunità del pane fatto in casa

– Rete di Economia Solidale della provincia di Como

– Mappa dell’Italia che Cambia di Daniel Tarozzi

Mappa Rete Ticino – Siti d’interesse ambientale e alimentare del Ticino e regioni limitrofe

Biologico.Parma – Mappa del Consorzio Parmigiano Bio

 

 

Altre mappe in arrivo! Accetto commenti che ne segnalino altre e arricchiscano l’elenco.

 

Riferimenti

[1] I Limiti della crescita, Rapporto al Club di Roma, Meadows

[2] I nuovi limiti della crescita, Meadows

[3] Community Solution (in Inglese e Spagnolo)

[4] Piano B, Lester Brown, Edizioni Ambiente

[5] Richard Heinberg, La fine della crescita, conferenza (attivare sottotitoli in Italiano)

[6] Who killed the Growth – video (Inglese)

 

 

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Anche se una fetta della gente continua a vivere nel secolo scorso, esiste una frazione sempre più ampia di persone che, venute a conoscenza dello stato dell’economia, dell’ambiente e della società, smette di cercare lavoro nel business as usual e cerca di crearsi un lavoro che assecondi il cambiamento globale. E’ naturale, è un modo di adattarsi per non crepare, una evoluzione.

Gli adattamenti ci hanno sempre contraddistinto come esseri viventi e sono una botta di vita nella piattezza della epoca precedente, in cui l’esigenza di trovare il proprio posto nel sogno americano globale ci ha spento il cervello della ceatività.

Ora sappiamo che piccoli gruppi di persone possono sedersi ad un tavolo e cominciare a progettare una nuova economia per la loro cittadina e portare avanti il loro embrione in collaborazione con il sindaco e le imprese, condividendo il processo in tempo reale su twitter o wordpress ma, ancora meglio, vedendosi e conoscendosi di persona.

Alcuni segnali dello scenario futuro sono che le specie vegetali tradizionali possono smettere di produrre entro pochi anni perché aggredite dall’alterazione climatica (castagni, olivi, albicocche), che l’economia dei servizi del secolo scorso non elargisce più posti di lavoro ma li veicola in luoghi (Cina e India) dove la manodopera è a basso costo. Che al grande movimento delle masse umane dei pendolari dovrà sostituirsi il telelavoro attraverso internet, visto l’enorme disagio dei trasporti che 3 miliardi di esseri umani creano vivendo nelle metropoli. Questi e altri item di una lunga lista di indici di trasformazione economica possono far capire che il mondo non è più come 20 anni fa e che solo chi capisce e asseconda il nuovo scenario potrà avere futuro.

La nuova economia per ora è piuttosto anonima, non ha un nome (è una moltitudine inarrestabile), viaggia sotto i radar, si sta strutturando a macchia di leopardo, striscia talvolta nei consigli di amministrazione delle multinazionali o nei parlamenti (sotto forma di Dario Tamburrano ad esempio), attraverso bizzarri e multicolori gruppi di minoranza etichettati come ecologisti, pacifisti, verdi. Ma si tratta di tutt’altro: di persone come il gruppo di transizione Monteveglio, dalla coscinenza allargata, che stanno cambiando l’idea di come deve funzionare la nostra società. E che stanno facendo opera di persuasione aprendo varchi ideologici e spesso riuscendo a farsi strada negli altri e ottenere maggiore collaborazione.

I capisaldi della nuova forma mentis sono un mix di metodologie create dal basso: collaboratività, sondivisione, distribuzione della responsabilità, senso di comunità globale, ecologia umana applicata all’economia. Da qui scaturirà la nuova economia.

 

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Foto sopra: Transition Town Totnes e il progetto Atmos. Principi chiave molto motivanti.

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