Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Paul Roberts’

Intorno a casa mia in queste settimane è tutto un maturare e marcire di cachi sugli alberi, nei giardini, nei parchi. Li vedo dalla finestra. Poi, dopo la visione di uno spettacolo del genere, mi dirigo al supermercato di quartiere dove non c’è neanche un cachi proveniente dalla filiera locale o dalla regione: provengono da Marocco, Spagna, Grecia. Con essi si trovano anche kiwi dalla Nuova Zelanda, noci e funghi dalla Cina. E frutti tropicali di tutti i tipi (a dicembre) come le mini banane, frutti dell’amore, chirimoya, aguacate, le mini ananas, e così via.

Non è una novità, è il Mercato Globalizzato, di cui ben svela trucchi e finezze Paul Roberts nel libro La fine del cibo. E non sono queste chiacchiere oziose del sabato: noi mangiamo questo cibo. Che cibo non può chiamarsi ma piuttosto prodotto industriale (anche quando è etichettato Bio, è sempre industriale e quindi non sostenibile, come riflette Michael Pollan ne Il dilemma dell’onnivoro). Dovremmo chiamarlo Anello della catena di mercato, o Investimento, ma non certo cibo. Cibo è solo un eufemismo. La coca cola non è cibo. Il sofficino, i prodotti trasformati, la rucola coltivata in idroponica sotto serra, irrorata, tagliata col laser, lavata e confezionata sotto celofan, non è cibo. E’ solo un anello della catena investitore-produttore-consumatore-inceneritore. Serve a produrre profitto, non è un alimento. La stessa parola, alimento, dovrebbe indicare qualcosa che nutre, invece la maggior parte della frutta viene raccolta acerba, quando cioè ha meno del 10% delle sostanze nutritive e protettive della frutta a piena maturazione. E’ quindi un soprammobile, più che cibo.

Qualcuno una volta, mentre facevo un intervento ad un transition talk, ha ribattuto che il problema vero era la mia mancanza di fede: “E’ con la preghiera, la preghiera vera, che possiamo cambiare le cose tutti insieme”.

 

crossb92582

 

Annunci

Read Full Post »