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Le mie autoproduzioni essenziali in un appartamento in piena città, riducendo tutto all’indispensabile e per cui ne valga davvero la pena in termini sia di risparmio sia di riduzione d’impronta, sono sette:

Panificazione, yogurt, crauti, funghi, sapone (per il corpo), detergente (per la casa), sapone per i piatti.

Parto con i detergenti per la casa, facendo una premessa. La premessa è che, per chi lo fa da anni è ovvio ma utile rielencare, le cinque sostanze di base per produrre in maniera economica praticamente tutti i detergenti e pulenti per la casa sono: bicarbonato di sodio, aceto, acido citrico, acqua della pasta e liscivia. Parto dalla liscivia.

La liscivia serve per avere un potente sostituto ai detergenti comunemente comprati per le pulizie in casa: varechina, candeggina, acidi vari per pulire i pezzi del bagno, lavapavimenti, ma anche sapone per il bucato, per la lavatrice, ecc.

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RICETTA – setacciare e mescolare 1 bicchiere di cenere per ogni 5 bicchieri d’acqua. Far bollire per 2 ore in una pentola d’acciaio (non d’alluminio!). Spegnete, coprite con un coperchio e lasciate cosi per 24 ore. Il giorno dopo la cenere si sarà depositata tutta sul fondo della pentola: preparate un’altra pentola, prendete un colino e un asciugamano e scolate la liscivia ottenuta. Lasciate cosi per qualche ora, poi togliete il colino e lasciate il liquido riposare per altre 24 ore circa. Ripetete l’operazione 3-4 volte, finché il liquido non sarà limpido. Conservarlo in una bottiglia da detersivo.

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La liscivia è molto potente, usatene poca! 50 ml per la lavatrice a pieno carico è sufficiente. In letteratura troverete moltissimo riguardo l’uso della liscivia perché la liscivia la usavano le nostre bisnonne riutilizzando la cenere del camino.

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Camaiore (prima puntata)

Chi pratica arrampiacata sportiva come me conosce il camaiorese come il miglior posto dove trovare ottime falesie.

Tuttavia è anche una zona ricca di boschi e acqua. Un primo punto dove rifornirsi è presso il mulino di Candalla. Dal Mulino si può poi proseguire lungo un sentiero a piedi (il C7, segnato dal CAI) alla scoperta degli antichi mulini oggi in disuso, nella stretta valle del fiume lombricese.

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COME ARRIVARE A CANDALLA

In auto

Usciti dall’autostrada al casello di Viareggio, seguire le indicazioni per Camaiore. Poi proseguire per Casoli. Ad un certo punto, dopo aver lasciato la pianura ed aver iniziato ad addentrarci nella stretta valle, c’è un’indicazione marrone per Candalla sulla destra. Seguire la tortuosa stradina di paese fino ad arrivare all’indicazione Osteria di Candalla.

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LE FONTANE

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Prima fontana sotto il ponte. Acqua non controllata.

Proprio dopo l’osteria la strada si chiude (vedi foto). Sotto l’antico ponte a schiena d’asino c’è un primo fontanello. Un secondo fontanello lo si incontra proseguendo a piedi lungo il sentiero dopo qualche tornante

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Seconda fontana sulla sinistra (acqua non controllata).

Nei pressi del mulino di Candalla c’è il tabellone che indica l’itinerario ad anello di circa 7 Km a piedi del sentiero C7, molto bello da percorrere in autunno.

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A Camaiore c’è il negozio, Tosco Climb Store, che ha varie mappe dei sentieri, qui di seguito l’indicazione per trovarlo (Camaiore è piccola):

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Ci stanno riuscendo

Dietro l’Euro c’è il piano, non più tenuto sotto i radar, di rifacimento del sistema economico dell’intera Europa occidentale. Il trattato di Lisbona è una guerra dichiarata contro le Democrazie europee. Le azioni dei lobbisti e dei tecnocrati di Bruxelles degli ultimi anni non lasciano dubbi. Basti elencare alcuni fatti: l’intrusione e modifica del processo referendario greco del 2011, la deposizione in Italia di Berlusconi (dopo che aveva accennato al ritorno alla lira), la manovra subdola per far saltare il voto del Brexit (video Byoblu), i referendum costituzionali annullati a Francia e Irlanda.

Il piano è quello dichiarato senza alcun timordidio dai banchieri-finanzieri-lobbisti, ovvero i nuovi “rentiers” per usare un termine degli economisti. Qual’è questo piano:

Impoverire l’Europa con una deflazione forzosa e prolungata negli anni. La deflazione è l’opposto dell’inflazione.

INFLAZIONE – DEFLAZIONE

Nei periodi di inflazione circola molta moneta cartacea ed elettronica, troppa. Tanto che la valuta stessa si “svaluta”, perde di valore, come fosse una merce di cui ce n’è troppa e quindi vale sempre meno. Questo è visibile tenendo d’occhio il prezzo di uno stesso prodotto prima e dopo l’inflazione: ad esempio teniamo d’occhio una scatola di fiammiferi, il cui prezzo vediamo salire duarnte un periodo inflativo. Quel prezzo non sale certo perché improvvisamente la tecnologia arretra facendo costare di più all’industria produrre una scatola di fiammiferi. Piuttosto è la moneta che vale meno e quindi semplicemente alla scatola di fiammiferi viene applicato un prezzo maggiore in euro sul mercato, perché gli euro hanno meno valore di prima, rispetto alla scatola di fiammiferi.

Nella deflazione succede l’opposto circola poca moneta, cartacea ed elettronica. Troppo poca. Quando non circola la moneta sufficiente per mandare avanti l’economia si hanno gli stessi effetti in un corpo umano di quando non circola abbastanza sangue. Nonostante vi siano organi, come le membra o il fegato, in perfetta salute e capaci di lavorare (equivalenti, nel paragone, alle varie classi lavorative, braccianti, il comparto dei servizi, i comparti industriali, ecc) queste non sono messe in condizione di lavorare perché manca loro il sangue. Si impoveriscono, cioè dimagriscono pian piano, come dei muscoli sottoutilizzati, fino a morire di inedia.

Allo stesso modo agisce la deflazione forzosa prolungata in uno stato: le classi lavorative perdono lavoro e si impoveriscono. Di conseguenza si riduce la loro spesa privata (come gli acquisti), spendono sempre meno perché non hanno nulla da spendere, mentre i loro risparmi scompaiono. Chi ha contratto un debito fallisce, perché non circola abbastanza denaro da intascare e poter ripagare il debito. Si scatena cioè tutta una catena di eventi che, in sostanza, porta il paese alla miseria.

Ma cosa credeva la plebaglia europea? Che l’euro fosse stato fatto per la loro felicità?

A.Parguez

Perché si vorrebbe impoverire l’Europa? per saccheggiarla, ovviamente. Come i sovrani medievali facevano sei secoli or sono.

Per farlo è necessario togliere di mezzo la figura del cittadino. E’ necessario cancellare il popolo, smagliarlo, scoordinarlo fino a farlo diventare un ammasso di poveri reietti che accettano finalmente la loro condizione di poveri e non pretendono più di risollevarsi. Accettano la loro povertà e si piegano da quel momento a vivere in una miseria che non si vedeva dal medioevo, accettano stipendi da cinesi, accettano di essere dominati da una plutocrazia, essere governati cioè dai ricchi.

Questa favola dell’orrore in realtà mi faceva sorridere anche a me, fino a poco tempo fa: mi dicevo, Non esageriamo!

Oggi voglio scrivere di due aspetti inquietati che, seppur non connessi necessariamente tra loro, vedo davanti ai miei occhi e che remano invece a favore di questo piano tragico.

PASSIVITÀ

Gli italiani si sono stati zitti dopo il golpe del 2011 (video Fusaro, video Barnard), dopo che è stato deposto un governo regolarmente eletto ed è stato messo al suo posto un banchiere della Goldman Sachs (articolo del Giornale).

Non si sono viste rivolte, movimenti, scioperi, azioni legali. Insomma, vedo che il popolo sta accettando qualsiasi porcheria gli venga perpetrata dal di sopra e ingoia qualsiasi cosa, passivo.

Unica denuncia formale alla Procura della Repubblica è quella avanzata dall’Avv. Marco Mori e tutt’ora in corso (che vi invito a presentare anche voi, sperando che prima o poi qualche anima buona di giudice la colga) scaricabile a questo link.

Insomma sembra che il popolo non sia più capace di rivoluzioni, nel sud Europa.

Mi sembra una realtà di importanza epocale, una cambiamento interiore della società impressionante, storico. PERCHÉ NON SE NE PARLA?!?

COMUNICATIVITÀ IN DECLINO

Secondo aspetto preoccupante. L’avanzamento della tecnologia e la maggiore comunicazione messa a disposizione di tutti con i mezzi tecnologici, in Italia primo fra tutti Whatsapp, sta avendo l’effetto opposto.

Ad esempio mi è successo pochi giorni fa di mandare in riparazione lo smartphone e rimanere con un datato ma ancora funzionante cellulare. Gli ho inserito la mia SIM e quindi ero reperibile sul mio numero mobile, avevo poi a casa email e skype, fax, ecc. Mancava, insomma, solo la chat line di Whatsapp.

Ora c’è da dire che sto in molti gruppi in cui si stanno portando avanti tramite Whatsapp numerose conversazioni importanti sulla scuola di mia figlia, ma anche riguardo all’organizzazione di gruppi di attivismo di varion genere, conversazioni con i miei clienti, informazioni di lavoro, ecc.

Ebbene, non ho ricevuto una chiamata! Mi è stato detto quando sono ritornato in possesso dello smartphne: “Ma dov’eri finito!?”

Scritto attraverso un messaggio Whatsapp… ovvio.

In conclusione, in questi anni la comunicazione tra piattaforme informatiche, software e file sta aumentando, ma la comunicatività delle persone sta diminuendo. La capacità di comunicare verbalmente, di telefonare qualcuno, il coraggio di sollevare la cornetta e di affrontare una voce dall’altra parte, con un suo accento, un suo pensiero, con delle convizioni, una sua risposta perentoria e magari sgradita lì per lì. Tutto questo si evita con Whatsapp. Si evita il contatto umano e ci si rifugia nel cuscino morbido e rassicurante del sonno della mente.

E allora sì che mi chiedo dove si andrà a finire se si reputa una situazione scolastica come quella della scuola in cui sta mia figlia non abbastanza importante da scomodarsi a chiamare per telefono qualcuno, oppure se non si reagisce neanche di fronte l’immensità della notizia di una perdita di sovranità.

Questi due aspetti dell’imbarbarimento della società rappresentano la condizione ideale per fare di un popolo carne da macello. Chi non ne approfitterebbe! Un popolo che non comunica e non reagisce davanti una aggressione finanziaria fatta a suon di leggi che cancellano il proprio diritto a gestire la propria economia, chi non ne farebbe un sol boccone di un popolo di pecore così!

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La fontana a San Quirico.

Nella svizzera pesciatina (prov. Pistoia) sono presenti molte sorgenti lungo sentieri e strade sterrate. Questo mese ho partecipato ad un itinerario CAI per poterle scoprire. Mi sono affiliato al gruppo di Scandicci (ringrazio Simona e Laura) e insieme abbiamo percorso i boschi di castagno attraverso alcune delle dieci “castella” (cioè borghi medievali) della montagna pistoiese. Nella mappa seguente trovate le sorgenti indicate a pagina 4 insieme all’itinerario del percorso evidenziato in giallo.

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Da oggi questo blog si avvierà ad un cambio tematico. Porterò avanti quest’idea pian piano, lavorando al cambiamento dei contenuti con il tempo che mi rimane a disposizione, la sera.

Fino ad oggi mi sono occupato di “Permacultura, Transizione e Decrescita”, come recita il sottotitolo. Il blog è partito con questo intento 6 anni fa. Sono passato in questo lasso di tempo dallo studio all’azione. Dopo aver letto molto e imparato dai manuali ho cominciato discuterne in rete e a confrontarmi, sono diventato woofer, home-maker e permaculture trainee. Ho cominciato a facilitare corsi, organizzare eventi, a fare rete, ad avviare progetti di diverso tipo, sia personali che condivisi. Ho gestito mailing-list per organizzare il riciclo e il riuso. Sono andato a conoscere e divulgare le iniziative sostenibili, le fattorie biologiche e i movimenti intorno a me. Ho fondato insieme ad altri amici un’associazione di permacultura. Ho pubblicato delle piccole guide in rete e dispense varie. Ho pubblicato bibliografie, le stesse usate da me e che rappresentano il mio percorso formativo personale, e filmografie varie.

I temi ambientali, l’agricoltura, la sostenibilità, le informazioni sull’economia della decrescita e il cambio di modello, le esperienze personali di produzioni domestiche e saper fare, tutto questo ha occupato gran parte dei capitoli di questo blog.

Ma nel frattempo, dal 2010 ad oggi, molte cose sono cambiate in Europa e nei Paesi dove ho vissuto, Svizzera, Italia, Spagna. Io sono stato testimone di un pezzettino di storia di tutti questi Paesi, vivendoli da dentro. L’economia di Mercato Neoliberista e la globalizzazione si è introdotta nelle nostre vite in maniera sensibile cambiandole, e la società di oggi non somiglia più molto a quella del 2010. Soprattutto la società spagnola ne è stata impattata, mentre invece in Italia l’isolamento delle province ci ha salvati parzialmente, ma è una situazione solo transitoria e che si sta, anche qui, sgretolando.

Sui finti mass-media viene messa in scena una favola della realtà che sembra ancora quella degli anni 60. Invece negli ambiti che contano, cioè l’istruzione, la vita politica, l’economia, le manovre internazionali, l’assetto geopolitico, la storia da raccontare è molta e drammatica. Non è rimasto niente dei diritti, delle democrazie e della società di vent’anni fa.

Sebbene le soluzioni per una virata e per recuperare la prosperità perduta sono ancora valide, e sono le solite sagge quanto inascoltate formule della decrescita, transizione e socialismo politico, tuttavia oggi assistiamo ad una mancanza di partecipazione e di AZIONE del popolo italiano ed europeo agli avvenimenti cruciali di questi mesi, che purtroppo lo condizioneranno per sempre, e ciò è a dir poco inaccettabile.

Per fare un paragone attinente, che faccia capire quanto sono preoccupato:

70 anni fa si passava da una fase di dittature alla nascita delle democrazie moderne. Oggi si vede il passaggio inverso: si stanno togliendo di mezzo le democrazie per far posto alle nuove dittature.

Quello che è più drammatico è che il popolo lo sta lasciando succedere.

Per questo nei ritagli di tempo da oggi più che lasciare traccia di una ricetta di cucina con alimenti biologici mi occuperò di informare sugli avvenimenti intorno a noi, perché in questi mesi si sta davvero riscrivendo la Storia. E io contribuirò a non perderne il filo.

Può darsi che nel lavorare con le modifiche alcuni lettori si ritrovino disinscritti al blog. Mi scuso in anticipo per il disagio e vi invito a risolvere il problema, qualora si presentasse, effettuando nuovamente la iscrizione.

Buona lettura.

Tra Vaglia e Borgo San Lorenzo c’è Monte Senario, con un famoso (immancabile) monastero sulla sommità, oggi meta tradizionale di passeggiate domenicali.

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Per trovare acqua buona abbiamo seguito le indicazioni stradali fino a Polcanto (grazie, Paolo, per i consigli!) e poi all’interno del paese abbiamo seguito l’indicazione gialla “Ristorante Lake Forest” (aridaglie con l’esterofilia!) che fa proseguire a sinistra nei boschi. Già si intravedono tanti castagneti!

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Arrivati al Lake Forest svoltare in salita di nuovo a sinistra seguendo la strada che dopo una breve e ripida salita scende dolcemente. Qui ad un paio di chilometri trovate sulla sinistra la Fonte di Fabio. Acqua buona e fresca, dicono gli abitanti. “Ma controllata?” Mi domando io.

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Intanto la beviamo e ci godiamo la mattinata di questo ultimo fine settimana di ottobre che è stato inaugurato all’insegna del sole più splendido.

Trovate la posizione di questa fonte sulla mappa.

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NB: non è consentito raccogliere funghi, castagne di suolo privato e lavare le auto in prossimità della fontana (!).

Di svizzero non ha nulla, a parte il fatto che non c’è il mare. Sto parlando della regione montuosa localizzata nella Valleriana, in cui rientrano una decina di paesi dell’appennino pistoiese. Questi dieci paesi vengono chiamati Castella e sono: Pietrabuona, Fibbialla, Medicina, Aramo, Sorana, San Quirico, Vellano, Castelvecchio, Stiappa e Pontito. (qualche info a questo link)

Sembra quasi un sintomo del proverbiale complesso d’inferiorità italiano, quello di darsi importanza facendo appello a riferimenti stranieri, ma in questo angolo di appennino trovo invece il tipico ambiente umano appenninico: ruderi, strade rotte, castagne, tanto rigoglìo di vegetazione ovunque, discariche improvvisate sul ciglio della strada, parlata dialettale e tanta buona cucina!

Pescia si raggiunge facilmente dall’autostrada Firenze-Lucca uscendo a Chiesina Uzzanese. Si seguono le indicazioni fino a Pescia e poi si prosegue nel fondovalle lungo la Strada Provinciale Mammianese. Da Firenze in tutto sono circa 40 minuti.

Lungo la strada che da Pescia porta a Pietrabuona si incontra sulla destra una piccola edicola in mattoni, è una fontana costruita nel 1902 da un privato. Proprio in corrispondenza della fontana il manto stradale da segni evidenti di cedimento ed è stato malamente rattoppato.

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L’acqua la sento buona da bere, ma non sono riuscito a reperire informazioni se sia o no controllata. Abbiamo fatto scorta. Non presenta impurità, ma ha un sentore di rubinetto, più che di sorgente.

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La trovate indicata nella mappa come “Fontana di Pietrabuona”