Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘TRANSITION TOWNS’ Category

Domenica 1° aprile ha avuto luogo un evento speciale in una struttura privata dell’Associazione Via del Carota, Bagno a Ripoli (FI).

Volantino_TT_1apr2012

Vale la pena di raccontare brevemente questa storia dall’inizio. E’ andata così.

§ Un Transition Talk cercato con le persone giuste

Il 20 gennaio nei dintorni di Firenze avevo organizzato una serata sull’Economia Locale. Fu un bell’incontro in cui mi colpì l’interesse di alcune persone presenti, Francesco, Milena, Raffaella, Eva e molti altri non li conoscevo bene allora, ma erano lì. Come spesso accade, chi è recettivo al cambiamento ed aperto alle esperienze comunitarie si ritrova insieme in cerchio, prima o poi.

Il discorso di cambiamento partito quella sera aveva bisogno di maggiori appuntamenti per crescere. Molti me lo dissero.

Proprio in quei giorni sarebbe partito un Circolo di Studio sulla Permacultura. Il luogo di ritrovo è la proprietà di Milena a Bagno a Ripoli, dove ci incontriamo per fare l’orto e per seguire delle lezioni pratiche di Permacultura.

Il seguito della serata del 20 gennaio stava ancora aspettando, e a ben vedere molti dei partecipanti al Circolo di Studio erano interessati (e alcuni entusiasti conoscitori) del Movimento delle Transition Towns.

E’ cosi che ho trovato il modo di far coincidere più cose contemporaneamente: organizzando un Transition Talk “di secondo livello” proprio con queste persone, le quali vivono quasi per la totalità nei comuni di Firenze Sud e hanno costituito la giustificazione di apparecchiare per loro, ma in verità per tutti i partecipanti interessati, una discussione su come partire con un movimento di Transizione dal titolo: Quali passi fare.

Per l’occasione è venuto Stefano Peloso, facilitatore di Lame in Transizione.

§ Appunti sparsi della serata

(in grassetto le parole chiave della discussione)

– Un gruppo guida dovrebbe essere formato da più di 3 persone (a Lame hanno cominciato e sono tutt’ora in 6). E’ importante dato il carico di lavoro/responsabilità nella prima fase.

– L’iniziativa deve coinvolgere una comunità (strada, condominio, frazione di comune, dipende dal contesto) l’importante è il contatto diretto con tutti i partecipanti (no via web).

– Meglio il contesto molto piccolo che troppo grande.

– Trovare modi nuovi di coinvolgere:

Cineforum, comizio, seminario        NO

invitare VIP e personalità                  NO

Università del saper fare                  OK

Web-cafè / open space                          OK

giornate comunitarie (es. “Ort’ Attak”) OK

– La rete è usata solo per dare risonanza agli eventi. Il gruppo guida TT usa una mailing-list (per tenersi in contatto internamente) e un blog (per pubblicare le esperienze)

– Il gruppo guida TT non crea doppioni e “lavora dov’è più efficace”: se c’è già un Gas NON ne crea un altro, se c’è già un gruppo di acquisto fotovoltaico NON fa competizione con esso.

– Il gruppo guida TT collabora con tutti i movimenti ma NON si fa assorbire da: politica, legambiente, grillini, comuni virtuosi, centri sociali, Arci, associazioni turistiche, aziende.

– Sottogruppi creati a Lame in transizione: ALIMENTAZIONE, ENERGIA.

§ APPROFONDIMENTI

– Suggerito da Stefano: breve guida per facilitare un Web-Cafè

– Come usare un Open Space

– Cosa sono le “città” di Transizione

Annunci

Read Full Post »

Spesso si aspetta per troppo tempo che “succeda qualcosa”, quando bastano piccoli gesti personali per costruire pezzettini di cambiamento.

UNA SERATA SULL’ECONOMIA LOCALE E LO SCEC

Venerdì 20 Gennaio presso a Sesto Fiorentino (FI) ho organizzato un cineforum e dibattito sull’ ECONOMIA LOCALE.

Il programma della serata è stato:

1) Vedere il film l’Economia della felicità;

2) Presentazione del Progetto Arcipelago SCEC;

3) Dibattito.

L’evento si è svolto bene. Il film è stato bellissimo e la presentazione del “picco del debito” (fatta da Giovanni, uno dei volontari del Progetto Arcipelago SCEC) ha interessato tutti.

A seguire si è svolto un cerchio di domande a cui hanno partecipato una trentina di persone provenienti dai diversi comuni vicini, inclusi Firenze, Montespertoli, Bagno a Ripoli e in cui sono state sollevate molte domande inizialmente scettiche ma successivamente sempre piu’ interessate alla soluzione SCEC, a mano a mano che venivano spiegati i vantaggi del denaro locale.

L’obiettivo della serata era far adottare ai Gruppi di Aquisto Solidale di firenze lo SCEC e spingere ad una adesione anche i produttori dei Gas stessi. Spero che un po’ sia successo.

E ORA? COSA DOVREBBE SUCCEDERE?!

Dopo la serata molti mi hanno scritto di continuare così. La naturale evoluzione per me sarebbe arrivare a parlare del quadro completo della crisi e introdurre il movimento di Transizione.

Sto raccogliendo consensi per capire se c’è la massa critica che giustifichi l’impegno a organizzare questo secondo evento.

E cosi’, eccomi qua a buttare giu’ bozze di un programma per venerdì 10 febbraio 2012:

ECONOMIA LOCALE, CONTINUIAMO A PARLARNE

(Transizione in corso… quali passi fare)

AGENDA (bozza):

–          SALUTO: I singoli partecipanti si presentano (5 min ciascuno);

–         LA CONVERGENZA DELLE CRISI e L’APPROCCIO DELLE TRANSITION TOWNS: presentazione power point (30-45 min circa);

–          DIBATTITO: dopo la presentazione, si formeranno tavoli di discussione (4-5 partecipanti per tavolo) che potranno autogestirsi esplorando le possibili soluzioni fattibili nel proprio intorno;

–          IL TABELLONE DEI PROGETTI: i singoli tavoli presentano le proprie proposte al resto della sala.

Read Full Post »

Guardate la nostra terra, è meravigliosa.

Immagine di Martin

…Serve un bel respiro prima di cominciare…

§ Acqua passata?

“Nessun sottosistema di un sistema finito può crescere all’infinito: è una legge fisica.”

L’annosa questione dei limiti della crescita è stata risolta con l’accettazione della verità di cui sopra.

E’ stato poi elaborato un brillante progetto sociale con cui tenerci a galla nella fase di passaggio dalla vecchia maniera di commerciare, sprecare e speculare (business as usual) verso il nuovo paradigma economico. Il progetto si chiama Transizione ed è tutt’ora in corso.. Ma le Nazioni cosa fanno nel frattempo?

Nell’ottobre del 2008, in piena crisi, il sindaco di Londra, Boris Johnson, inaugurando un enorme centro commerciale, invitava la gente ad uscire ed andare a spendere. Del resto lo stesso Presidente Bush all’indomani dell’ 11 settembre suggeriva agli americani di “uscire a fare spese”. E lo stesso suggerimento era solito darlo ancora nel Natale di 2 anni fa il presidente del consiglio come rimedio alla crisi economica: “Italiani, spendete e non risparmiate!”

Cosa aggiungere a questo sopra? Si commenta da solo.

L’economia mondiale indottrina a oltranza generazioni di colletti bianchi, di politici e finanzieri non potendo e non volendo fermarsi. Evidentemente tra noi in questa società parliamo lingue molto diverse.

§ Vedere per credere

Il modello matematico elaborato dai Meadows predice bene, seppur grossolanamente, quello che sta succedendo.

Stiamo vivendo una fase di veloce esaurimento delle risorse (curva rossa in copertina), a causa del loro eccessivo sfruttamento. Quello che ne consegue è una breve parentesi di massimo splendore della tecnologia (curva gialla in copertina): avendo noi a disposizione il maggiore flusso di materie prime e combustibili della storia dell’umanità, la popolazione che ne può beneficiare cresce e produce manufatti tecnicamente sofisticati, vive nell’opulenza, seppur sulla base di un radicato sistema economico iniquo e coercitivo, basato sulla logica della proprietà, del profitto e del potere. Il sistema economico ha anche preso una piega suicida acquisendo la dottrina del consumo ciclico, della obsolescenza pianificata e della moneta debitoria come nucleo dei suoi meccanismi. Un sistema così malato non potrebbe mai sopravvivere a lungo, è fatto per esplodere.

Il massimo di popolazione, reddito, tecnologia, cibo, produzione eccetera cade proprio nel punto di mezzo dell’esaurimento delle risorse (punto di massimo relativo della curva gialla in copertina). Passato il punto di mezzo delle riserve e dei depositi, l’estrazione di energia a basso costo rallenta, e porta ad uno squilibrio tra domanda e offerta che fa collassare il sistema economico. L’estrazione delle risorse rallenta da lì in poi progressivamente. Decresce per la prima volta anche il flusso di materie prime e risorse non rinnovabili (terreno coltivabile, banchi ittici, biodiversità vegetale, risorse forestali).

Nessun sistema economico umano può esserci al di fuori del sistema biologico entro cui vive l’uomo.

Per la prima volta nella storia, raggiunto il punto di picco, il limite alla crescita del sistema economico è dato dal processo di sgonfiamento del sistema biologico. Sta letteralmente finendo l’aria nella navicella.. non perché respiriamo troppo, ma perché la navicella si sta rimpicciolendo.

La natura sta scomparendo dalla Terra.

Il processo è inarrestabile una volta superato il punto di non ritorno climatico.

Il punto di non-ritorno climatico, a detta dei climatologi, dei meteorologi e della comunità scientifica di tutto il mondo, è demarcato dalla linea delle 300-350 parti per milione (abbreviato ppm) di anidride carbonica in atmosfera. Questa è un limite dettato dal buon senso: in nessuna epoca della storia geologica in cui è nata e cresciuta la specie umana sulla Terra la concentrazione di anidride carbonica aveva mai superato tale valore.

E’ dagli anni ottanta che abbiamo superato tale livello. Da quest’anno siamo oltre le 390 ppm.

Un altro indicatore è l’impronta ecologica mondiale, quanto velocemente distruggiamo le risorse che la natura deve ripristinare. Incisiva è l’osservazione che l’uomo non è capace di produrre il proprio ambiente vitale, sa solo distruggerlo. Ad esempio non sa produrre frutta, la frutta sboccia ogni anno sugli alberi grazie agli insetti impollinatori, non certo grazie alla “tecnologia”. L’uomo non sa produrre acqua potabile, se non a costo di dispendiosi sistemi energibori che producono maggiore CO2. Non sa nemmeno produrre ossigeno, da cui dipende per respirare. Tutte queste cose le fa per lui la biosfera. La biosfera ha risorse che sono capaci di ripristinarsi da sole, come le foreste, ma a patto che sia inferiore la velocità dell’uomo di distruggerle. Quando le due velocità si equivalgono, si dice che l’impronta ecologica è uguale a uno.

IE = 1

Tuttavia per nostra sfortuna non siamo stati attenti alla nostra impronta ecologica. Dal 1984 la nostra impronta è maggiore di quella terrestre, ed oggi siamo arrivati ad impronta ecologica di circa il 150%. Distruggiamo la Terra piu velocemente di quanto le sue risorse rinnovabili si riformano.

Tuttavia questo conteggio è molto ottimistico, perché non tiene conto della velocità di distruzione delle risorse non rinnovabili, come uranio, petrolio, gas naturale, fosfati, che non sono tenuti in conto nel calcolo dell’impronta, di cui non sappiamo fare a meno in questa nostra economia e per i quali i tempi di ripristino non sono calcolabili.

§ Le idee che sono in giro

Penso che in questo periodo, in cui il disfacimento del sistema si manifesta progressivamente sempre più visibile (e tangibile), l’idea di essere tra coloro che preparano strategie per il “politicamente inevitabile” possa essere di grande motivazione per tutti. Per chi sta sperimentando la Transizione, ma più in generale per tutti quelli che sono alla ricerca di modelli differenti (come i Gas) e che fanno “circolare idee” che potranno essere raccolte al momento opportuno da tutti gli altri.

Tim Jackson riflette abbastanza seriamente sul senso della crisi che viviamo oggi.

Per chi è angloabile e ha un po’ di tempo da perdere, come me stasera davanti il pc, consiglio un discorso in più parti di Rob Hopkins (Rob Hopkins Off Grid 2011) sul percorso che Transition sta facendo e sui punti cardini del processo culturale: localizzazione, decrescita, autosufficienza, cambiamento interiore.

Troppo povero questo paragrafo? Poche idee?

Leggerete tanto su quello che sto tentando di fare io in questi mesi. A chi mi vuole bene consiglio la bibliografia che fin’ora ho elencato nella pagina del blog, tutta, e magari da leggere di nuovo il libro di transizione di Luca Mercalli, vedi link.

Read Full Post »

Le generazioni future non ci perdoneranno i danni che stiamo loro facendo.

[Lorenzo Tomatis]

Non si può non fare informazione riguardo l’incenerimento, è una priorità di ciascuno, come una chiamata alla mobilitazione nazionale:

Ho esempi in famiglia mia e ovunque intorno a me di disinformazione sui danni dell’incenerimento. I cittadini vengono tenuti buoni con convincenti false notizie, il bombardamento mediatico concorde con le lobby non risparmia nessuna rete televisiva. Gli inceneritori sono un affare per chi li costruisce, per chi li gestisce, per chi li deve dismettere. Sono lavoro (poco). Sono PIL. Il PIL è spreco, consumo e costi, ricordiamolo.

Più PIL crea più dipendenza dai soldi. Più soldi aumentano il PIL.

Una società sostenibile e in armonia con la Natura ha PIL uguale a zero, ricordiamolo.

Il ciclo d’affari dell’incenerimento parte dagli industriali e si aggancia al territorio tramite i politici:

Lobby -> politico -> legge territoriale -> appalto.

La beffa è che le imprese che costruiscono gli inceneritori ricevono anche incentivi per farlo. Spesso i politici e gli uomini di lobby sono la stessa persona. In questo momento storico l’Italia ne è il triste primato in Europa. Gli stessi cittadini sono azionisti delle Spa che costruiscono gli inceneritori. Finanziamo il cancro dei nostri figli per un interesse a breve periodo sulle azioni quotate in borsa. La domanda, la cui risposta ormai è solo retorica, è: Che fine farà una società che basa il guadagno sulla malattia e sul sopruso?

Beh, vorrei rispondere: Mi oppongo! Il futuro che sogno è il mondo che voglio per me e i miei figli. Nonostante tutto, credo nell’effetto dirompente delle azioni positive e nel coinvolgimento di altre persone desiderose di una realtà migliore.

Gli inceneritori sono impianti ad enorme impatto, non sono sostenibili, sono la maniera meno efficiente di ricavare energia dai rifiuti.

Costruire inceneritori significa inevitabilmente limitare e boicottare la raccolta differenziata (soprattutto la “porta a porta”, che è la più efficace). Vedere il caso di Brescia, dove la raccolta differenziata di carta e plastica stenta a partire.. Chissà perché?!

Non chiedetevi ora: cosa possiamo fare in alternativa? … Perché le soluzioni già ci sono.

Penso che a molte persone manca poco così per cominciare a fare qualcosa in questa direzione: basta solo poco così di informazioni e qualche idea e contatto con cui cominciare ad agire. Perché noi dobbiamo diventare la soluzione ai problemi, piuttosto che invocarla, piuttosto che delegarla con il voto. Perché l’ora è tarda.. E chi ha aspettative aspetta. E rischia di farlo a tempo indeterminato.

INFORMARSI

Partiamo dalle parole giuste.

Incenerimento: processo di combustione ad alta temperatura.

Il termine termovalorizzatore, seppur di uso comune, è criticato in quanto sarebbe fuorviante. Infatti, secondo le più moderne teorie sulla corretta gestione dei rifiuti gli unici modi per “valorizzare” un rifiuto sono prima di tutto il riuso e poi il riciclo.

[Wiki]

I termini termovalorizzatore e termoutilizzatore sono dunque eufemistici, per non dire altro.

il ‘termovalorizzatore’ non esiste. A termini di legge, evitando parole fuorvianti o fantasiose, questi impianti si chiamano “inceneritore” (anche detto Azienda insalubre di classe I […]

Ilcambiamento.it

 

 

– Patrizia Gentilini è un faro oggi in Italia nella campagna di informazione sui risultati oncologici del danno da incenerimento. A questo link c’è, ad esempio, lo stato di contaminazione del latte materno in mamme di Brescia e Montale (PT).

– Menzogne certificate. A questi link 1 e link 2 alcuni studi sugli inceneritori falsificati perché non compaiano i dati sull’incidenza degli inceneritori sui tumori (alla mammella, stomaco, colon, fegato, polmoni, tra quelli monitorati).

– Patrizia Gentilini intervistata ancora a questo link.

Maurizio Pallante fa una lezione breve e chiara sui rifiuti, gli inceneritori e la raccolta differenziata.

Paul Connett sul processo di incenerimento e gestione dei rifiuti.

– Il gioco di prestigio degli inceneritori, video di Montanari.

– Ma cosa sono le nanoparticelle prodotte dagli inceneritori? Stefano Montanari ha un sito medico che lo spiega (a questo link). Esistono molti video divulgativi su youtube, basta fare una ricerca con il suo nome e cognome.

– Le nanoparticelle passano da madre a figlio: video.

– L’incenerimento a più di 900 gradi produce nanoparticelle, a meno di 900 gradi produce diossine. Le diossine sono le sostanze più tossiche mai conosciute e non esistono in Natura. L’uomo invece la produce in quantità industriali… E chissà perché è successo che i dati sulla quantità di diossina misurata dagli inceneritori sia stata falsificata (vedi il caso di Lucca).

– In tutto questo, c’è un articolo della Costituzione italiana, il numero 32, che non viene rispettato.

– Una mappa (parziale)  degli inceneritori in Italia e un elenco aggiornato su Wiki.

ENTRARE IN AZIONE

Le politiche comunali di raccolta differenziata porta a porta e riciclaggio sono una prima soluzione alla politica dell’incenerimento: ridurre i rifiuti. Farli ritornare nel ciclo economico tramite il riciclo, il recupero, il riuso. Farli diventare un guadagno con il compostaggio.

Agli amministratori: Rifiuti Zero.

Ma non basta: è possibile ridurre i rifiuti anche senza grossi investimenti comunali, passare la palla ai cittadini.

Il vero progresso consiste nello sviluppare una transizione a livello delle persone, dal basso. Perché è il cambio di stile di vita ciò che permette di mettere in atto la vera soluzione al problema dei rifiuti. Sto parlando di soluzioni piccole, casalinge, virtuose.

Per entrare in azione è mandatorio non commettere i soliti errori: la società individualistica di cui assorbiamo continuamente la cultura porta in alto mare. Perché la battaglia solitaria di pochi Don Chisciotte dura poco. Le nuove forme di azione vincente sono una impegnativa ma meritevole, ricostruzione della comunità. Tutto sta ad innescare il processo di transizione, tutto sta a coinvolgere le persone che già sappiamo vivere profondamente come noi il problema e disposte a parlarne.

Cambiare è la chiave. E’ difficile ma è la chiave.

La comunità agirà in locale, organizzando nuove forme di riciclaggio e recupero dei rifiuti a basso costo. Potrà partorire le idee opportune per evitare gli sprechi. Ridurre i rifiuti alla fonte. Chiudere tutti i cicli produttivi che è possibile chiudere a livello locale.

Ad esempio: chi ha il terreno (anche un piccolo giardino) ha metà di quello che serve per compostare l’organico, lo spazio. Chi invece non ha il terreno ha metà di quello che serve per compostare l’organico: il rifiuto di partenza. Tutto sta a far incontrare le due persone. Semplice no? Questo tipo di compostaggio domestico riduce il costo dei rifiuti in partenza e procura un guadagno economico: il compost costa cinquanta centesimi a carriola, o qualcosa del genere. E se poi avete quattro metri quadri ma non avete come usare il vostro compost, fatevi un bell’orto!

Piano piano, si può svuotare il mare con un cucchiaio, provare per credere. Io lo sto già facendo. :)

 

Bibliografia e links

§ Nanodiagnostics

§ Lorenzo Tomatis

§ L’ordine dei medici FRANCESE chiede al proprio governo di non permettere più la costruzione di altri inceneritori, e individua le alternative.

 

Read Full Post »

Il Post che segue è preso prevalentemente dal blog Selvatici , Fattoria dell’Autosufficienza e dal sito della Scuola di Agricoltura Sinergica.

Le origini: da Fukuoka alla Permacultura di Holmgren-Mollison

L’agricoltura sinergica è un metodo di coltivazione rivoluzionario elaborato a partire dagli anni ’80 dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip (1938-2003), adattando al clima mediterraneo i principi dell’agricoltura naturale dell’agronomo giapponese Masanobu Fukuoka (1913-2008).

Partendo dall’osservazione di ciò che avviene spontaneamente in natura, Fukuoka estrapolò quattro principi da applicare nella cura della terra e che pongono l’agricoltura in armonia con la natura senza utilizzare tecnologie e senza produrre inquinamento:

1. Non arare – Nessuna lavorazione del suolo poiché la terra si lavora da sola attraverso la penetrazione delle radici, l’attività di microrganismi, lombrichi, insetti e piccoli animali;
2. Non concimare – Nessun concime chimico né composto preparato poiché il suolo lasciato a se stesso conserva ed aumenta la propria fertilità;
3. Non sarchiare – Nessun diserbo poiché le erbe indesiderate non vanno eliminate ma controllate; le radici non vanno eliminate dal terreno;
4. Non usare fertilizzanti né pesticidi – Nessuna dipendenza da prodotti chimici poiché la natura, se lasciata fare, è in equilibrio perfetto.

Il quinto principio, non elencato ma trattato ampiamente nei suoi libri e che egli stesso sperimenta è:

5. Non potare – Ciò è possibile solo coltivando gli alberi dal seme: è sufficiente una sola potatura per non poterne fare più a meno.

Cosa rimane da fare? Beh! Piantare, pacciamare, irrigare, osservare, raccogliere, in ogni caso un carico di lavoro ben diverso. Tali principi diedero il nome a quella che lo stesso autore definì l’agricoltura del Non Fare.


Spostiamoci ora in Australia. Negli anni settanta David Holmgren (a destra) e Bill Mollison (in bianco e nero con Fukuoka) appresero i danni causati dall’agricoltura tradizionale e grazie allo sviluppo di un approccio olistico svilupparono metodi di progettazione coerenti con il principio “vivere senza distruggere”, ovvero cercando di conciliare i bisogni umani con quelli della natura nella costruzione di insediamenti umani sostenibili.

L’agricoltura sinergica di Emilia Hazelip


Emilia scrive in un suo articolo:

L’Agricoltura Sinergica che io pratico si è sviluppata a partire dal lavoro di Fukuoka, microbiologo giapponese precursore della Permacultura, e si tratta di una agricoltura che permette al suolo di mantenersi selvaggio anche essendo coltivato. Quest’agricoltura ha una sua tecnica e non si può definire come del “Non Fare” come il metodo di Fukuoka, giacché mantiene una dinamica selvaggia in un suolo coltivato fertile e sano, il che richiede molto calcolo e organizzazione nel lavoro.

(Apri video in un’altra finestra a questo link)

Gli attuali metodi di coltivazione isolano le piante artificialmente in monocolture a filari rigorosamente distribuiti sul terreno. Le incoraggiano artificialmente nello sviluppo, scavando e modificando il terreno naturale, usando fertilizzanti per le specie produttive e diserbanti per tutte le altre ritenute inutili, usando pesticidi contro le più piccole forme di vita animale. Il risultato e’ quello di avere nei supermercati frutta e verdure grandi e colorate, ma povere di micronutrienti, oltre che parzialmente tossiche per la salute umana (veleni occasionalmente non rilevati, o non ancora proibiti, o tollerati in “basse dosi” dalla legge).

L’agricoltura tradizionale crede che se una data quantità di elementi si trova in una pianta coltivata e raccolta, la stessa quantità di elementi dovrebbe essere reintrodotta nel suolo altrimenti quest’ultimo si impoverisce. In sintesi, le piante sono accusate di sottrarre fertilità al suolo.

Ma aggiornati studi microbiologici evidenziano il fatto che le piante crescendo e vivendo creano un suolo più fertile di prima, grazie a residui organici ed attività biochimiche. Alan Smith, un microbiologo australiano, ha dimostrato come arare la terra danneggi i cicli nutritivi del suolo, e lo ha fatto rivelando uno dei cicli più importanti per la vita delle piante e del suolo: il ciclo Ossigeno-Etilene.

 

Con la rielaborazione operata da Emilia, i principi dell’Agricoltura Sinergica che potremmo infine prenderci la briga di enunciare sono:

1. Non lavorare il suolo (né arare né zappare);

2. Non compattare il suolo;

3. Non aggiungere alcun prodotto eserno (concime, fartilizzante, perticida, erbicida);

4. Piantare insieme almeno tre specie di piante.

L’orto

Gli organismi presenti in un suolo spontaneamente nell’ orto sinergico non sono visti come un pericolo ma come un vantaggio da mantenere nel modo migliore a supporto del massimo sviluppo agricolo.

Nell’ orto sinergico non si zappa né si ara il terreno, non si concima con concimi chimici né organici. Evitando lavorazioni artificiali e seminando una gran varietà di piante la fertilità del terreno aumenta anno dopo anno.

Quando ariamo la terra provochiamo sempre un ingresso nel sottosuolo di una grande quantità di ossigeno che “brucia” subito la stragrande maggioranza dei microorganismi utili.

A differenza delle usuali coltivazioni agricole industriali, in un orto sinergico le piante perenni convivono con quelle stagionali e la stessa verdura è presente contemporaneamente a diversi stadi (persino decomposta).

E’ importante dividere nettamente la zona calpestabile da quella dove invece crescono le piante, in questo modo si evita di compattare il suolo.

Le fasi di preparazione dell’orto sono:

1. Preparazione del suolo

2. Formazione dei bancali

3. Impianto di irrigazione

4. Pacciamatura

5. Tutori permanenti

6. Siepi frangivento e protezioni


Nella zona coltivata si mantiene la terra sempre ricoperta da uno spesso strato di pacciamatura (meglio un misto di materiale di recupero o di riciclo: paglia, rametti, carta non tossica, foglie morte) che ha la stessa funzione delle foglie morte sul suolo di un bosco.

Il suolo non è mai scoperto in natura. La pacciamatura trattiene una basilare umidità del suolo, combatte la crescita delle erbe spontanee mantenendo il terreno lontano dalla luce diretta, protegge la fertilità del suolo dal dilavamento della pioggia, evita l’ effetto di compattamento del suolo quando piove violentemente o grandina.

Solitamente in questo tipo di orti l’irrigazione viene applicata con la tecnologia “a goccia” (tubi forati installati sotto la pacciamatura), senza sprecare quantità d’acqua nell’aria o sulle foglie, oltre che senza rischiare di slavare sostanze nutritive utili dal corpo della pianta o dal terreno.

Critiche al metodo

Il metodo di agricoltura sinergica è criticato dal Metodo Manenti perché non permette alle piante spontanee di crescere a fianco delle piante coltivate (la loro crescita viene ostacolata con cartoni e paglia, e quando crescono lo stesso bypassando tali ostacoli, vengono diserbate a mano). Ma così facendo si tende a mantenere “pulito” il bancale, in disaccordo con l’esigenza del terreno che necessita di biodiversità e complementarità.

Dal metodo Manenti arriva la critica alle leguminose: non sono tanto necessarie alla ricchezza minerale del suolo. Tale ricchezza arriverebbe soprattutto dalle micorrize e dalla biodiversità complessiva (macrofauna, batteri e funghi, piante, microfauna).

Inoltre, il coprire con abbondante pacciamatura (paglia) con elevato carico di carbonio porterebbe, secondo i detrattori del metodo sinergico, uno squilibrio nel terreno, oltre ad essere un veicolo di diffusione per le lumache, che in alcuni climi (in Spagna e Austria meridionale ad esempio) sono una vera piaga. Le lumache amano proliferare sotto gli strati umidi di foglie, che la pacciamatura simula con la sua copertura permanente.

Per farsi una personale idea delle diverse scuole di pensiero si consiglia di confrontare i metodi, diversificare gli studi ma soprattutto sperimentare con approccio osservazione-retroazione.

– Si suggerisce la lettura del libro sul Metodo Manenti (nel blog è presente un resoconto di tale metodo a questo link).

– Si suggerisce la lettura e studio della scuola dei coniugi Bourguignon (testo: Il suolo un partimonio da salvare, Intervista ai Bourguignon nel film: Soluzioni locali per un disordine globale, di Coline Serreau | youtube con sottotitoli in italiano), in disaccordo con Manenti per quanto riguarda il ruolo delle leguminose.

Bibliografia e approfondimenti

§ Manuale orto sinergico scaricabile qui.

§ Manuale orto sinergico del progetto “La città degli Orti” rilegato qui.

§ Documenti di archivio e riferimenti della Libera Scuola di Agricoltura Sinergica.

§ Articolo di Marilia Zappalà su Chi era Emilia Hazelip.

§ Gli appunti di Emilia in Italiano (thanks to Nicola di Ortodicarta).

§ The Living Soil – Ethylene Oxygen Cycle, Alan Smith, 1977.

§ Ciclo Ossigeno-Etilene, Alan Smith, traduzione dell’articolo originale (senza figure).

§ Selvatici

§ Agricoltura Sinergica

§ naturalagriculture.eu

§ Molti libri di agricoltura naturale in italiano a questo link dell’editore.

Qualche video

Una lista di video la trovate al seguente link




Read Full Post »

Arriva dalle città di transizione, in particolare da Monteveglio, un vademecum per migliorare la propria dieta a partire da principi di buon senso in stile permacultura.

Una cosa che noto è l’estrema somiglianza con il decalogo di Michael Pollan presentato nel suo libro in difesa del cibo.

Ma d’altronde nell’epoca in cui la rete rende disponibili molte risorse e riferimenti, le conclusioni di persone e associazioni che riscoprono la salute nel riavvicinamento alla terra convergono allo stesso punto, perché i percorsi di presa di coscienza sono comuni.


In questo link il post originale di Monteveglio città di Transizione.

Read Full Post »

L’invenzione del KiteGen non sta avendo la giusta risonanza, ma ha tutti gli elementi per permettere una svolta radicale al problema energetico del genere umano. Sembrerà uno scherzo ai più: ma di cosa parliamo, di un “aquilone” che produce energia? Non è un aquilone e non è solo energia, ma energia rinnovabile.

Vi invito a prendere atto della realtà che propone l’ingegnere Massimo Ippolito, guardando (anzi ammirando, bravissimi Cristiano e Nicolò) il bel documentario-intervista appena postato dai transizionisti.

Video 1

Video 2

Read Full Post »

« Newer Posts - Older Posts »