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Archive for the ‘Permacultura in casa’ Category

Questo post è stato ispirato da una richiesta di chiarimento di un amico. Sono d’accordo: all’inizio è necessario avere un punto d’appoggio per entrare nell’argomento. Online la documentazione in p/c è scarsa (le reti sono attive e basate soprattutto su incontri, non lezioni virtuali). Io mi sono trovato bene cominciando con i libri (I testi fondamentali sono stati finalmente tradotti anche in italiano) e con un corso pratico di 72 ore.

La permacultura è progettazione di insediamenti umani sostenibili. Sembra molto generico e in effetti gli insediamenti umani hanno bisogno di animali e piante come cibo, energia, abitazioni, microclima, acqua, organizzazione sociale, riscaldamento, trattamento dei rifiuti, ecc… In tutto questo entra la progettazione in p/c.

Le tre Etiche

La p/c, come ogni cultura che sappia della nostra connessione all’ecosistema, rifiuta o meglio supera ogni idelogia (la si veda questa come una scelta di evitare i pericoli del “Pensiero Unico”). La Natura resta come l’unica ispiratrice.

Dalla considerazione ovvia di dover mantenere l’uomo in equilibrio con la biosfera, nasce la necessità di rispettare le seguenti etiche:

: Cura della Terra. Ricostruire il “capitale naturale”.
2ª: Cura delle Persone. Abbi cura di te, del prossimo e della comunità.
3ª: Condivisione del Surplus. Porre limiti di consumo e riproduzione. Redistribuire l’eccesso condividendolo con gli altri.

I 12 principi (da ore 1 a ore 12). Al centro: le tre Etiche.

Tratto da: permacultureprinciples.com

I 12 principi di progettazione

I principi di progettazione in p/c sono “strumenti di una cassetta degli attrezzi” che, se usati bene e insieme, ci consentono di progettare il nostro ambiente esterno ma anche il nostro comportamento in modo da mantenere il nostro percorso sempre all’interno delle tre etiche enunciate sopra. Il risultato in ogni caso dipende molto, data la generalità di questi principi, dalla nostra capacità di vedere le opportunità di miglioramento per ogni caso concreto di progettazione.

I principi sono un invito a vedere con occhi diversi la nostra solita realtà, vedere ad esempio le connessioni là dove abbiamo sempre considerato gli elementi separatamente.

La progettazione in p/c è applicabile ad ogni contesto: si può progettare l’organizzazione domestica, un terreno, una casa, un villaggio, un orto, a secondo che ci troviamo in campagna o in città (nelle figure sotto: due esempi di come “pensare sostenibile” in casa). P/c è una cultura, o ancora un atteggiamento rispettoso nei confronti di nostra Madre Natura, in ogni cosa che facciamo.

Esempio di permacultura urbana: erbe aromatiche coltivate nel cortile.

Ridurre rifiuti e le spese: yogurt prodotto in casa.

1 – Osserva e interagisci
“La bellezza è negli occhi di chi guarda”
Prendendoci il tempo di osservare l’ambiente che ci circonda possiamo trovare soluzioni per una progettazione che si adatta perfettamente alla nostra situazione e alle nostre esigenze.

2 – Cattura e conserva energia
“Fai il pieno finché c’è sole”
Sviluppando sistemi che raccolgono risorse quando esse sono abbondanti, possiamo renderle utilizzabili nel momento del bisogno anche se non sono presenti.

3 – Ottieni un raccolto
Non si lavora bene a stomaco vuoto
Assicurati di ricevere premi veramente utili come parte e ricompensa del lavoro che stai facendo.

4 – Accetta l’autoregolazione e il feedback (la revisione del progetto)
“Le colpe dei padri ricadono sui figli fino alla settima generazione”
Dobbiamo scoraggiare il protrarsi di società rigide. Gli elementi che le rendono tali sono principalmente le strutture gerarchiche che fanno leva sulle ideologie. Tali strutture rifiutano di cambiare, di scomparire quando obsolete o modificarsi per aggiornarsi ai nuovi bisogni. Una società più giusta è invece una società creata con approccio bottom-up che accetti il feedback continuamente.

5 – Usa e valorizza risorse rinnovabili
“Lasciate che la natura faccia il suo corso”
Facciamo il miglior uso delle abbondanti risorse naturali per ridurre il nostro atteggiamento di consumismo e dipendenza da risorse non rinnovabili.

6 – Produci ZERO rifiuti
“Una cucitura fatta in tempo salva il calzino. Zero spreco, Zero voglie infantili: siamo cresciuti!”
Diamo valore e utilizzando tutte le risorse che sono disponibili, niente va sprecato.

7 – Progetta partendo dai modelli naturali ai dettagli
“La foresta NON è la somma degli alberi”
Facendo un passo indietro e ampliando la prospettiva con lo sguardo, possiamo osservare i modelli della società e della natura. Essi possono formare l’ossatura dei nostri progetti, arricchendoli di dettagli mentre proseguiamo.

8 – integra invece di separare
“Molte mani rendono il lavoro facile”
Mettendo le cose giuste al posto giusto, le relazioni si sviluppano tra di esse e gli elementi lavorano insieme per supportarsi uno con l’altro.

9 – Usa soluzioni piccole e lente
“Più sono in alto, più male fa la caduta”
Sistemi piccoli e lenti sono più facili da mantenere che sistemi grandi, facendo un migliore uso delle risorse locali e producendo risultati più sostenibili.

10 – Usa e valorizza la diversità
“Non mettere tutte le tue uova nello stesso paniere (facile immaginare che fine faranno)”
La diversità riduce la vulnerabilità verso minacce di varia origine.

11 – Usa e valorizza l’effetto del margine
“Smetti di pensare di essere sulla buona strada solo perché è la strada più battuta”
L’interfaccia tra le cose è laddove i fenomeni più interessanti hanno luogo. Essi sono in generale gli elementi con il maggior valore, diversità e produttività di tutto il sistema.

12 – Reagisci creativamente ai cambiamenti usandoli a tuo vantaggio
“Non vedere soltanto le cose come sono ma immaginale come saranno”
Possiamo avere un impatto positivo su cambiamenti inevitabili tramite l’osservazione attenta e l’intervento giusto al momento giusto.

[Testo tratto da Permacultura, David Holmgren.]

Bibliografia

Permacultura – David Holmgren;

Introduzione alla Permacultura – Bill Mollison e Reny Mia Slay;

Permaculture, a Designers’ Manual – Bill Mollison;

Permaculture, a Beginners Guide – Graham Burnett (sito web, libro, pdf);

Permaculture principles.


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Un buon modo di occupare il tempo nei due giorni di ozio passati nella casa paterna (e materna) è stato l’avvio di un orticello sinergico di tre bancali, di un metro di larghezza per due di lunghezza ciascuno, davanti casa. Vedere foto.

Avevo tante buone ragioni per mettere in pratica un po’ di permacultura nel giardino di famiglia, prima fra tutte la convinzione che ore ed ore spese durante i pasti a tessere le lodi dei sistemi sinergici e del “non fare” in orticoltura, a persone che di orticoltura tra l’altro non hanno mai parlato molto né mostrato particolare passione, non sono per niente paragonabili all’efficacia della dimostrazione pratica e della partecipazione diretta all’evento. “La vera conoscenza è l’esperienza“, ma senza andare tanto nel filosofico, non c’è modo di spiegare niente senza dimostrare di saperlo fare.

E’ necessario praparare il terreno, letteralmente, alla transizione. E’ necessario cominciare la decrescita economica e in molti sono convinti oggi dell’efficacia di cominciare col coltivare sei metri quadrati di terreno, non scherzo!

Non avendo la paglia, ho fatto d’apprima una sottile copertura con cartoni e giornali. Mi è poi successivamente venuta l’idea di ripulire il resto del giardino delle spontanee (soprattutto trifoglio) e farne pacciame verde.

Nell’orto abbiamo trapiantato le decine di pianticelle di pomodori che erano spuntante spontaneamente da dei vasi di geranio sul balcone. Ce n’erano talmente tanti da aver riempito tutti e tre i bancali.

Abbiamo trapiantato anche lattughe e, sui lati, cipolle e agli.

L’orto per adesso è necessario innaffiarlo a mano, ma al più presto verrà messo un bidone per portare l’acqua a temperatura ambiente prima di farla andare nel terreno. Almeno, spero che così facciano i proprietari. :)

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Risparmio idrico.

Per risparmiare sull’elettricità: lampadine di nuova generazione e luci LED! Per risparmiare sul gas: caldaie di nuova generazione a condensazione! E il risparmio idrico? Beh, è un casino se si vive in un appartamento in affitto e senza balconi. Addio raccolta acqua piovana, addio lavori di rifacimento dell’impianto, addio recupero acque grigie per l’irrigazione, addio fitodepurazione, addio wc a secco.

Spulciando su internet si pescano migliaia di decaloghi del risparmio idrico che aiutano a vagliare tutte le possibilità in casa per ridurre i consumi. Ne riporto due: quello di Legambiente e un pdf scaricabile della Federparchi.

Andando per esclusione ed ispirazione, l’unica che mi è venuta è stata la raccolta dell’acqua grigia direttamente dai lavandini per uso gabinetto e irrigazione piante. Risparmio: 1 metro cubo al mese a persona. Da sei m3 a persona a mese siamo scesi a cinque.

Altra idea: sostituzione del meccanismo di scarico con quello a doppio flusso. Risparmio? Difficile misurarlo dalla bolletta. Poco comunque, molto meno di quello che dicono i decaloghi: la cifra di 20.000 litri all’anno, cioè 20 m3 non è realista. Nel nostro caso, sarà perché in casa siamo già accorti al consumo d’acqua, il massimo che risparmiamo così è 6 m3 all’anno.

Difetti: questo prodotto è in plastica, costa piu di 20Euro (equivalente al risparmio di 3-6 mesi) e si rompe facilmente.

Io l’ho modificato affinché una delle due leve scarichi solo finquando si mantiene premuto il pultante. Così è più gestibile.


Sapone per il corpo.

Ho seguito insieme a mia moglie un corso di saponificazione organizzato dal consorzio civico per il riciclo e la gesitone ambientale, una buona inziativa sponsorizzata dal comune. Abbiamo imparato a fare diversi tipi di sapone, saponetta classica, sapone per il corpo, sapone per il viso e sapone per la lavatrice.

Per ora ho messo in pratica una delle ricette ottenendo la classica saponetta per le mani. Il metodo è quello a freddo. Un ingrediente veramente speciale.. lo dico?… è il sale: fa venire il sapone di colore bianco! (ricetta di Ciudad Real)


Sapone per i piatti, piccolo Vademecum

Ho imparato innanzitutto a lavare con il sapone solo quello che è unto veramente. E ripenso a prima quanto sprecavo! Il fatto è che la nostra è la cultura della fretta. L’acqua diluisce e sgrassa quasi ogni cosa: zucchero, miele, uova, latte, caffè, amido, sughi vari non oliati. Praticamente solo pesce, fritture, carni e grasso rimane da trattare!

Primo accorgimento perciò: separo le pentole unte da tutto il resto. Il “resto” spesso costituisce più della metà della montagna iniziale. Via con una sciacquata perciò bicchieri, roba della colazione, tazze, tazzine varie e coltelli usati per la frutta.

Secondo accorgimento: eliminare dalla propria cucina i contenitori di plastica, impossibili da sgrassare! Tra l’altro le plastiche sono cancerogene. Il Pyrex o l’Arcopal ne prenderanno il posto.

Il mio sapone per i piatti preferito è l’acqua della pasta. Sgrassa meglio di qualsiasi sapone chimico, è già tiepida al momento dell’uso e non attacca la pelle (è amido), non ha bisogno necessariamente di risciacquo. Insomma, cosa vuoi di più dalla vita?

Al secondo posto c’è la limonata calda. Mezzo limone spremuto basta per due persone. Lascio il tutto in ammollo, poi sgrasso con una spugna abrasiva normale ma ancora meglio con lo stesso mezzo limone usato al rovescio. In tutto questo l’acqua deve essere sempre calda: sia al lavaggio che al risciacquo.

Il risciacquo ho imparato a non farlo con l’acqua corrente: riempio una tinozza e sciacquo tutto lì. Consiglio di aggiungere quello che rimane della scorza di limone: fa venire i piatti profumati.

Il terzo metodo per lavare è acqua calda e basta! Non mi credete? Scaldarla fino a 40° e poi provare a sgrassare con una spugna abrasiva: si possono lavare in questo modo però solo i grassi vegetali (quelli animali puzzano troppo per limitarsi a usare acqua). Se l’acqua è dura (calcarea) non sgrasserà. Provare ad aggiungere bicarbonato di sodio. Il bicarbonato è alcalino quindi non va usato insieme al limone altrimenti si perde qualsiasi efficacia. Intendo dire: il metodo 3 e il metodo 2 non possono usarsi insieme.

Io con questo metodo lavo bene solo ceramica e vetro.

Piccola classifica in ordine crescente di tenacia dei materiali e il miglior modo per sgrasssarli:

1- Vetro, ceramica   –> acqua calda con bicarbonato, oppure limonata calda

2- Metallo, teflon (antiaderente)         –> acqua della pasta

3- Plastica             –> acqua della pasta e mooolto olio di gomito!

Il legno (es. cucchiaie, forchettoni, taglieri) è una cosa a parte: una spugna imbevuta di acqua della pasta va benissimo, senza lasciarli in ammollo col resto. Evito qualsiasi contatto con saponi chimici data la porosità del legno.

Ultima cosa, con il limone si dovrebbero usare i guanti (il limone contiene acido citrico al 5%) e inoltre credo che non funzioni così bene con acqua dura (cioè calcarea). Provare.


Pulizie domestiche, magico bicarbonato di sodio

La regola che mi sto dando è:

Per sgrassare usare aceto (o limone),

Per scrostare usare il bicarbonato di sodio.

Il bocarbonato è ormai onnipresente in casa per una moltitudine di usi. Giornalmente lo utilizzo:

1- per scrostare i pezzi del bagno (come se fosse la polvere di CIF);

2- lavare il pavimento dei bagni (non sono ingrassati ma incrostati, quindi ok);

3- deodorante per le ascelle (elimina gli odori di sudore);

4- bucato delle magliette sudate (ma non macchiate), stesso motivo di sopra;

5- lavare le verdure e la frutta;

6- nella lavatrice e nella lavastoviglie come anticalcare;

7- nel frigo, nella scarpiera  e sotto il lavandino come antiodore;

8- come digestivo aggiungendolo ad un po’ di limone (viene fuori il citrato di sodio);

9- come lievito quando facciamo i biscotti duri (li chiamano cantuccini?);

10- come dentifricio 2 volte a settimana (usato di più potrebbe essere abrasivo sullo smalto);

11- nel pediluvio e nella vasca per il bagno (questo l’ha provato solo mia moglie).

Ammazza, undici usi.. Utile no? A questo link è disponibile una guida (sponsorizzata ma veritiera) per approfondire.

Last but not least: comprare quello generico invece che quello di marca: io lo pago 2 euro al chilo.

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Pane, Pasta, Pizza.

La cucina vive una nuova vita da quando io e mia moglie abbiamo concordato di dedicare la domenica alla pasta fatta in casa!

La mattina preparo la ricotta (l’ho fatta sin dal primo momento con il procedimento spiegato su Wiki). Poi mia moglie prepara la massa della pasta che lasciamo asciugare nel retrocucina, coperta da un panno. A mezzogiorno è il momento di lavorarla e fare la forma che ci piace di più, con l’uso di strumenti semplici, come il piano di legno tramandatoci dalla famiglia, o la macchina della pasta (chi non se la ricorda!).

Con la pasta acida di Saviana faccio il pane due volte la settimana. Ho usato per un po’ di tempo il “metodo austriaco” per la preparazione. Con questo metodo la massa viene lasciata liquida, ciò mi dava problemi di lievitazione nella cottura con il debole forno elettrico di casa. Credo che il motivo sia il glutine poco tenace. Sono passato quindi al metodo tradizionale della doppia lievitazione. Nell’impasto del pane mi piace aggiungere tutto quello che avanza della cucina del giorno prima (riso, legumi, pezzi di formaggio), così prendo due piccioni con una fava: ottengo un pane più ricco ed evito di buttare cibo. Il pane con le noci d’inverno è buonissimo!

Usiamo lo stesso crescito anche per fare la pizza.

Fermentazioni.

Seguendo il libro ispiratore di Sandor, preparo ogni settimana le fermentazioni che più ci piacciono: yogurt, crauti, verdure miste, formaggio, idromele.

Una fermentazione di verdure miste sperimentale: destinazione finale sott’olio.

A sinistra: yogurt; a destra: l’idromele preparato alla maniera etiope del “T’ej”.

Alimenti biologici.

Secondo l’idea di spostare il bilancio a vantaggio della salute, tutto quello che non produciamo lo acquistiamo tramite l’ordine settimanale della cassetta di ortaggi e frutta di produttori biologici.

Orto in casa.

Nei vasi dietro le finestre facciamo crescere erbe aromatiche da cucina.

 

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La storia da Enrico Franceschini

Un anno intero di rifiuti dentro un solo sacco della spazzatura. Anzi, per la precisione un sacchetto. E’ il record, britannico e  forse mondiale, del riciclaggio ecologico, realizzato da una famiglia di tre persone residente a Longhope, contea di Gloucester,
Inghilterra centrale. Non una setta di fanatici, bensì gente comune, come tutti gli altri, che fino a due anni or sono prestava solo un orecchio distratto ai danni provocati all’ambiente dalla società dei consumi e che certamente non avrebbe mosso un dito o fatto un piccolo sacrificio personale per cambiare la situazione. Poi, quasi per gioco, hanno cominciato a fare a meno dei sacchetti di plastica per fare la spesa. E da quel momento non si sono più fermati.

Nel 2009 sono riusciti a far stare tutta la spazzatura di un anno nel bidone dei rifiuti davanti a casa. Nel 2010 hanno provato a superarsi e hanno ridotto il loro ammontare di rifiuti a un singolo sacchetto: tutto quello che conteneva erano qualche giocattolo rotto, rasoi usa-egetta non più utilizzabili e penne a biro rimaste senza inchiostro. Basta. Nient’altro.

Come hanno fatto? Riciclando praticamente tutto quello che consumano, acquistando prodotti alimentari nei mercati e nelle fattorie locali, coltivando un orticello e naturalmente portandosi dietro i propri sacchetti di tela quando vanno a fare la spesa.

«E’ cominciato tutto così», ricorda Rachel. «Un giorno abbiamo visto in tivù un programma sui danni causati all’ecosistema marino dalla contaminazione con la plastica. Così abbiamo deciso di non usare più sacchetti di plastica per la spesa. All’inizio era un po’ pesante, come fare la dieta o andare in palestra per rimettersi in forma, ma ben presto ci siamo abituati ed è diventato anche divertente». Oltre a comprare alimentari localmente, gli Strauss hanno iniziato a coltivare un orto in giardino: patate, carote, insalata, pomodori, fagioli, ora sono prodotti in casa. Rachel si è messa a cuocere pane e biscotti nel forno.

Richard ha installato pannelli solari sul tetto e una stufa a legno per il resto del riscaldamento. Mobili, vestiti, oggetti che non servono più vengono donati ad associazioni di beneficenza. Tutto quello che avanza viene riciclato come composta, ossia fertilizzante misto. Alla fine non rimane quasi niente da buttare.

La famiglia Strauss ha creato un sito  myzerowaste.com in cui discute i propri metodi di riciclaggio e scambia informazioni sul tema.

«Riciclare è più semplice di quanto si immagina, non costa nulla anzi fa risparmiare e se tutti lo facessero sarebbe una grande differenza per la salute del pianeta »

Fonte: Repubblica, 9 gennaio 2011.

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