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Archive for the ‘Consapevolezza’ Category

Grande Yann Arthus Bertrand. Questo regista francese è avanti.

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Dopo il grande successo di HOME ha prodotto la serie di tre video HUMAN, tutti gratuiti su youtube, che, spero, faremo vedere ai nostri figli come fossero un sussidiario: un libro aperto per capire l’umanità.

Difficile rimanere passivi di fronte la moltitudine di volti, espressioni e storie che racconta la gente da tutto il mondo. Siamo esseri empatici e non rimaniamo indifferenti davanti una faccia parlante, sorridente, disperata.

Siamo empatici: le lacrime scorrono subito, appena quello che stiamo per dire entra in contatto con i nostri bisogni.

Questo grande progetto multimediale è merito di un regista che ha capito che la connessione con le altre persone è la base della consapevolezza e, quindi, dello sviluppo della coscienza globale.

L’unica vera speranza per un mondo di pace, è la coscienza globale. Prima ci sentiremo vicini agli altri e dimenticheremo le differenze di nazionalità, razza e lingua, prima cominceremo, finalmente, ad aiutarci.

HUMANS VOL 1 – Sottotitoli in Spagnolo

HUMANS VOL 1 – Sottotitoli in Inglese

 

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Ieri notte a Vitoria un mio amico raccoglieva in strada un simpatico adesivo per terra perché riportava una scritta in basco: Eskerrik asko, che significa Grazie. Gli piaceva l’idea di tenerlo attaccato in camera come promemoria per ricordare l’espressione “Grazie” in basco, difficile da ricordare.
Stamattina in un bar mi soffermo a leggere l’articolo in prima pagina: c’era proprio la foto di quell’adesivo, che era il logo di una manifestazione contro la riapertura della centrale nucleare di Garoña, prov. di Burgos, a soli 40 km da Vitoria.
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La manifestazione aveva come slogan: “Garoña? No, Grazie.”

Leggo e capisco la vecchia storia di politica e corruzione, connubio inscindibile:

Il governo locale, in vista delle elezioni, ha avuto la triviale quanto efficace idea di tornare al passato raccogliendo i favoritismi dell’elettorato di destra: ventilando l’idea di firmare la concessione per la riapertura della ormai decommissionata centrale nucleare di Garoña per altri venti anni dalla sua chiusura (40 anni di servizio massimi possibili secondo la legge, 60 anni invece la proroga proposta). Ciò porterebbe la centrale a funzionare rischiosamente fino al 2031.
La popolazione aveva già manifestato in massa sei mesi fa, ma fottendosene ampiamente i politici pochi giorni orsono hanno annunciato in conferenza stampa la decisione come fosse ormai presa.

Come ingegnere rimango allibito da tanta stupidaggine: siamo nel secolo delle rinnovabili, la Spagna produce già più del 40% di energia in rinnovabili. Vitoria è la città del vento.

Il motivo per cui scrivo in questo contesto è la voglia di condividere il seguente pensiero: quanto è simile questa vicenda a quella fiorentina del ritorno al passato con un nuovo inceneritore (dopo che il precedente era ormai stato chiuso per continuativi allarmi per contaminazione da diossine) in contrapposizione totale alla volontà degli abitanti locali che ripetutamente hanno manifestato negli anni la volontà di procedere per altre strade, quelle del recupero ambientale, della deindustrializzazione e della raccolta differenziata.

Penso che il vero problema fiorentino, e vitoriano, e di altre realtà sociali simili in tutto il mondo, non sia la disobbedienza civile, ma piuttosto l’obbedienza civile.

Ce n’è troppa.

La gente va convinta che il mondo si cambia a momento giusto, nel posto giusto. Senza lasciar passare l’attimo e senza mancare della vera arma del successo: la comunicazione.

Mea culpa: anch’io ho fallito in questo. Mi sono stancato di lottare e di perdere, e mi sono fatto cambiare dal sistema.

Diceva mio nonno: “Mangia bene e allucca quando vene!” (mangia bene e grida forte quando ti vogliono far del male)
Chi si sta zitto, come chi non pianta i piedi, perde.

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Bellissima digressione sulla storia recente.

 

C’era una volta l’Agricoltura biologica che non era soltanto un metodo colturale ma era anche un metodo culturale.
Nei primi anni 70, essere un agricoltore biologico era sinonimo di sovversivo, anarchico, hippie, gente che cercava un modello di vita reale all’utopia anticapitalista. In quel tempo agricoltura biologica ed Ecologia andavano a braccetto, per un mondo diverso dallo stato capitalista,
centralista, comunista, iperindustrializzato, consumista e guerrafondaio. Dove la Monsanto forniva l’agente orange alle truppe americane in Vietnam, e oggi produce il Raundup per l’agricoltura, a base di glyphosato principale ingrediente dell’agente orange, o la Union Carbide,  (oggi Dow Chemical ) quella del disastro di Bhopal in India nel 1984, 300.000 morti, che produceva il Sevin pesticida “miracoloso” per gli agricoltori indiani il cui principio attivo (isocianato di metile) è usato come gas di sterminio dagli eserciti di tutto il mondo; multinazionali che forniscono ancora oggi gli stessi prodotti al Ministero della guerra e al Ministero dell’agricoltura.

Finita la festa del 68 alcuni di quei capelloni hippie anarchici pacifisti, abbandonano la città e si trasferiscono in campagna, su terreni marginali della collina centro italiana, terreni abbandonati dai contadini mezzadri negli anni 50, o meglio costretti dal padrone ad abbandonarli perché poco
produttivi, non a caso le tre sorelle, CIA, Coldiretti, Confagricoltura, si schierarono subito apertamente contrarie a questi nuovi arrivati che sapevano pure leggere scrivere e far di conto.
Si cominciò a mettere in pratica le utopie del 68. “Piccolo è bello” di Ernest Schumacher e “Il testamento agricolo” di sir Albert Howard furono i nostri manifesti politici culturali e colturali, si capi che il mangiare era un atto politico, e che il suolo era il primo anello della catena
alimentare, che la “fertilità del suolo” era la chiave del problema agricolo.

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Non i concimi chimici, la mentalità NPK (azoto, fosforo, potassio) dei seguaci di Justus von Liebig, (a onor del vero va detto che fu lo stesso Liebig ad accorgersi dell’errore alla fine della sua vita, con una serie di scritti apocalittici, oggi noti come testamento di Liebig, tenuti segreti
per oltre un secolo a generazioni di agronomi, dalle università di tutto il mondo), non i pesticidi la cui pericolosità per l’eco sistema è ormai ampiamente documentata, non gli OGM, l’ultima frontiera della scienza riduzionista, che il padre della genetica italiana il Prof. Giuseppe
Sermonti tentò invano di mettere in guardia i suoi studenti all’università
di Perugia prima di essere isolato e deriso dall’italiota intellighenzia.

Tutti metodi agricoli che cercano di curare la malattia e non la causa che l’ha generata.

“Le microbe n’est rien le terrain est tout.” (Louis Pasteur.)

In Italia il movimento del biologico muove i suoi primi passi in Toscana alla fine degli anni 70 nascono le prime associazioni: “ Cos’è biologico?”, la Fierucola, Asci, Il Coordinamento Toscano Produttori Biologici (C.T.P.B.) Quest’ultimo da vita al primo sistema di controllo autocertificato, con un pugno di giovani agronomi fortemente motivati. In pochi anni in tutte le regioni italiane si formano associazioni di produttori biologici, dal Veneto alle Marche alla Sardegna, fioriscono come funghi associazioni, dibattiti, convegni. Nasce un mercato, prima di nicchia poi di settore che fattura numeri importanti. Furono dieci anni di crescita esponenziale.

Poi come dice il Prof. Giorgio Nebbia: “ L’attenzione per l’ecologia declino presto e nuovi aggettivi più accattivanti comparvero come “verde”, “sostenibile” e, più recentemente “biologico”, da associare al nome di prodotti commerciali che un venditore vuole dimostrare “buoni”. Fu allora che lo stato centralista, che ormai era diventato Europa, corse ai ripari. Nel 1993 viene varato a Bruxelles il primo regolamento comunitario sull’agricoltura biologica. Ci sembrò una vittoria, fu l’inizio della fine.
La strategia? Quella di sempre: “divide et impera” Separarono per legge il controllore dal controllato con la scusa del conflitto di interessi, salvo far pagare il controllo come prima agli agricoltori controllati. Iniziò una guerra fratricida fra associazioni di controllo e associazioni
di agricoltori biologici. Le prime forti delle leggi comunitarie si imposero sulle associazioni degli agricoltori chiudendo ogni rapporto, rifiutando persino una rappresentanza degli agricoltori controllati nelle commissioni di certificazione dove erano presenti consumatori e ricerca
universitaria, salvo sceglierseli da soli, (come se la FIAT si scegliesse i rappresentanti sindacali) ancora una volta gli agricoltori furono relegati a servi della gleba, va sottolineato come la stragrande maggioranza delle associazioni del “biologico certificato” IFOAM compresa siano
particolarmente carenti di democrazia partecipata, strutture piramidali autoreferenziali, forse solo così hanno facile accesso nei palazzi della politica?
Gli stessi giovani agronomi che pochi anni prima coinvolti dagli agricoltori biologici ne avevano sposato ideologie e politiche, che insieme avevano costruito un sistema di controllo aperto e costruttivo, gli stessi controllori che il CTPB prestò ad AIAB per essere accreditata a livello
europeo, ora certificavano tutto e il contrario di tutto, l’agricoltura biologica, e l’agricoltura integrata, la piccola fattoria autosufficiente e il latifondo ad agricoltura industriale “biologica”. secondo le nuove normative CEE.
In pochi anni le associazioni regionali di agricoltori biologici certificati o meno furono spazzate via, oggi associazioni regionali di agricoltori biologici degne di questo nome non esistono più. Asci, Fierucola, AIAB, AMAB, lo stesso CTPB sono ormai degli spettri che si aggirano con nostalgia nella campagna toscana e come in Toscana lo stesso è successo nelle altre regioni.
Miglior sorte non è toccata alle associazioni di certificazione, i controllori sono stati trasformati in esattori del governo, griglie e tabelle di conformità nei minimi particolari decidono per loro, come robot si aggirano nelle loro visite ispettive controllano la burocrazia delle
aziende, (in media il 90% del tempo della visita) spuntando gli innumerevoli quadratini delle tabelle di conformità che il ministero dell’agricoltura gli fornisce. ( un “regalo” del Ministro Nunzia De Girolamo, nella sua lunga carriera come ministro dell’agricoltura, tre
mesi.) Umiliandoli con un lavoro che al massimo richiede una licenza media,
disprezzando così quella laurea in agraria che potrebbe fruttuosamente essere messa a disposizione dell’agricoltore controllato in un ottica diametralmente opposta alle tabelle di conformità, che riconosce all’agronomo controllore la sua professionalità.
Si chiude per legge il rapporto costruttivo fra agronomo controllore e agricoltore controllato, come formulato da Schumaker in “Soil Association” in Inghilterra nel 1946.
Questo unito alla deriva mercantile a cui ci siamo assoggettati accettando acriticamente tutte le leggi che la Comunità europea ci calava dall’alto, in primis il brevetto del logo “agricoltura biologica”, D’ora innanzi l’agricoltura biologica per legge era cosa loro. L’assioma che il
settore Primario l’agricoltura produce merci “speciali” che non possono sottostare alle stesse leggi di mercato del settore Secondario l’industria, viene abilmente aggirato.

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Il dado è tratto. L’agricoltura biologica diventa un metodo di coltivazione fra i tanti, che produce prodotti “che un venditore vuole dimostrare buoni”, per lo stesso mercato consumistico capitalista, allineandosi in bella vista fra i banchi dei supermercati.

Con un operazione di ingegneria genetica hanno silenziato dal DNA dell’agricoltura biologica il gene rivoluzionario… E noi siamo stati le consapevoli o inconsapevoli cavie!
Perché allora non uscire dal biologico “certificato”? Unirsi a gruppi alternativi come “garanzia partecipata”, “genuino clandestino”, “agricoltura naturale”, “mercato a Km. 0”, e tanti altri?
Perché non è solo un problema di certificazione, anche se la certificazione cosi com’é ha fallito.

E’ lo spirito associativo vero, quello capace di essere influente sulle politiche locali che è finito. Si è affievolito lo Spirito direbbe Gino Girolomoni. Abbiamo smesso di credere che avremmo cambiato il mondo, e intanto il mondo cambiava noi. Il tempo passa e lo “spirito giovanile rivoluzionario” con esso?
Che fare?

Sicuramente non buttare il bambino insieme all’acqua sporca.

Un grazie planetario a tutti gli agricoltori biologici certificati e non, che faticosamente in tutto il mondo, oggi in questi tempi oscuri dove i cavalieri dell’apocalisse galoppano per mari e per monti, riescono con il
loro lavoro 365 giorni all’anno anno dopo anno, nonostante tutto a produrre quel poco di cibo buono che c’è.

Le utopie, le speranze i sogni di una vecchia generazione possono diventare realtà per una nuova, purché il filo “sottile” lo Spirito che le unisce non venga spezzato.
Morale? Le speranze “politiche” della mia generazione di agricoltori biologici non si sono realizzate, sicuramente molti gli errori commessi, ma nessun rimpianto, consapevoli del privilegio per essere vissuti a contatto con la Natura, qui abbiamo fatto crescere i nostri figli e i nostri nipoti. Come dice un vecchio proverbio cinese: “…se vuoi essere felice tutta la
vita fai il contadino.”

Forse l’evoluzione ha tempi più lunghi di una vita.

Abbiamo messo un seme nella terra fertile e l’abbiamo concimato con la nostra vita. Madre Terra lo custodirà con amore e un giorno, quando saremo morti, cioè concime, una nuova generazione lo vedrà nascere.

“ La morte è la più grande invenzione della Natura per avere molta vita.”
(Goethe)

E Natura è il nome che i non credenti danno a Dio.

 

di Alfredo Anitori [Az.agr.Sommavilla]

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Nella mia ricerca di acqua di sorgente buona e accessibile oggi volevo fare rifornimento presso due sorgenti: Sorgente Orticaia, Acqua Silva (nel comune di Pracchia), e San Vitale (via di Igno, Pistoia).

La sorgente Orticaia, Acqua Silva (sulla mappa a questo link) si trova sulla strada statale che da Pistoia va a Pracchia. Appena dopo la stazione FFSS di Pracchia si passa sotto un ponte della ferrovia a destra e a pochi metri c’è la Sorgente… Sbarrata dallo stabilimento privato.

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Acqua Silva, Pracchia

Lo stabilimento è privato, ma l’accesso all’acqua dovrebbe essere garantito lo stesso per bere? Datemi una conferma voi, io sono rimasto incredulo e con molta voglia di far saltare tutto il caseggiato in aria con una bomba davanti la porta. Una fontanella sgangherata sta a pochi metri dallo stabilimento, con un cartello di legno con scritto “Acqua Silva”. Ma è impossibile rifornirsi: il rubinetto è rotto (nel momento in cui scrivo è il 31 gennaio 2016).

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Acqua Silva, Pracchia

Un’altra acqua sorgiva nei pressi di Pistoia è Acqua San Felice (sulla mappa a questo link). Anche qui, se la sorgente è un bene pubblico, il cancello sbarra l’accesso e non c’è nessun rubinetto dove sia possibile rifornirsi.

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La fonte San Felice, Pistoia

 

Nonostante lo sapessi, mi occorreva tentare e vedere con i miei occhi com’era la situazione (inutile telefonare ai buffoni in Comune e quelli seduti sulle poltrone delle società di gestione. L’ho già fatto, dicono sempre di non sapere nulla, non scuciono informazioni né gentilezza nel rispondere, chi chiama è considerato, ovviamente per loro, un ingenuo e innocuo rompiscatole).

Da cosa era nata questa mia ricerca? In zona Firenze-Prato dove vivo l’acqua è inquinata. Cerco quindi una fonte d’acqua pulita e affidabile vicino casa. Vorrei ridurre i 100Km che mi occorrono per andare fino a fonte San Camillo (fin’ora l’unica che abbia trovato) e per questo ho speso due giorni su internet a cercare di documentarmi e poi sono partito con l’auto, il gps e le damigiane all’esplorazione del territorio.

Lo sapevano tutti che la gestione dell’acqua non è più chiara in Italia. Il motivo è questo: il processo di aumento dei profitti di Banche e Multinazionali consiste, in questi anni a cavallo tra i due secoli, nel piano (non più segreto) di privatizzazione di tutti i servizi pubblici su cui si basava la previdenza sociale e la ragion d’essere degli stati europei: scuola, acqua, sanità, ferrovie, autostrade, demanio. L’Europa Unita (UE) è stata fatta nascere per attuare questo e lo sanno tutti (tranne forse i giovanissimi che mi seguono). Aumentando il bacino di utenza di poteva lucrare con la riserva frazionaria del denaro a debito per molti anni ancora. Il motivo è perché spalmando il debito su un pubblico più grande, il suo picco si abbassa e si può indebitare ancora per lungo tempo prima di tornare ancora a livelli alti di debito. l’Euro è nato per questo.

Era necessario, per “impossessarsi” dell’Europa,

1-sostituire ai politici veri dei fantocci, e così è stato fatto (Monti, Renzi ecc.)

2- togliere di mezzo le costituzioni dei singoli Paesi e sostituirle con una finta costituzione che in realtà riportasse scritto che ogni stato doveva pagare il debito verso la Banca Centrale Europea e, se non ci fosse riuscito, avrebbe dovuto sdebitarsi “in natura”: con la cessione dei beni. Un po’ come fa l’agente giudiziario quando viene a confiscare la casa perché non si è onorato il mutuo.

E questo secondo punto ha portato, e sta portando, alla privatizzazione.

Conclusioni

Anche se questo piano è stato fatto sulla carta, quello che penso è che con la recrudescenza della miseria in questi anni, comincerà l’assalto e il saccheggio agli stabilimenti privati di acqua. Così come l’assalto ad altri beni che la gente si è vista tolti e che con la loro miseria che li assale, pretenderà indietro, coltello tra i denti.

E’ probabile che succederà quello che succede sempre. I privati assolderanno mercenari (inizialmente le guardie giurate, ad esempio, poi magari l’esercito) per tamponare l’assalto. Ma prima o poi la gente non ne potrà più e, priva di qualsiasi fiducia, indossato il coraggio dei disperati, assalterà e si riprenderà quello che gli è stato tolto con l’inganno.

Una sorta di Fattoria degli animali, come i questo video. Orwell, dopotutto, non ha fatto altro che descrivere il sistema umano.

E’ solo questione di tempo. E di sete.

Nel frattempo, farò i km necessari per trovare l’acqua buona.

 

 

 

 

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Chi non conosce Paul Grignon? Alzate la mano…

Male! dovete immediatamente rimediare! : )

Esiste una grave lacuna nell’educazione primaria italiana e, mi permetto di osare, europea: il monetarismo.

La lacuna è che non si conosce la natura del denaro, tantomeno la storia di quali sono stati i cambiamenti nell’emissione monetaria e, soprattutto non si capisce qual’è la relazione che lega il denaro (questo sconosciuto!) all’economia reale di tutti i giorni, quella con cui si ha a che fare quando si va a fare la spesa e si apre un conto corrente.

Ebbene, questa lacuna non s’ha da fare! Non è accettabile e nemmeno igienicamente consigliabile vivere dentro questo Sistema Euro senza recuperare immediatamente il dislivello culturale.

E per cominciare a fare chiarezza come si fa?

Per chi vuole cominciare, pian pianino, la sera in modo soft, magari in forma di cartone animato e con numerosi esempi esplicativi, c’è Paul Grignon.

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Autore e artista indipendente, Paul vende per corrispondenza una serie di DVD a puntate che spiegano il monetarismo. Le opere si chiamano:

– Money as Debt (Denaro come debito)

– Money as Debt II (Denaro come debito 2)

– Money as Debt III

Ne esistono anche versioni doppiate e sottotitolate in Italiano, si trovano facilmente su Youtube,

Money as Debt I e II

Io suggerisco sempre, indipendentemente dal fatto di poter trovare o meno su Youtube i video, di finanziare liberamente il lavoro di Paul facendo un acquisto anche minimo sul suo sito.

Suggerisco inoltre di organizzare serate insieme ad amici e guardare i film insieme, di prestarli, di diffonderli e farli vedere ai propri figli.

 

 

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Di seguito trovate una nuova lista di film che andranno a rimpolpare la già lunga lista presente nel menu sotto la voce FILMOGRAFIA.

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In molti casi si tratta di link youtube, quindi volatili, perché soggetti a continue cancellazioni da parte dell’ organo di controllo del copyright.    (altro…)

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Oggi voglio concedermi un lusso e scrivere di quelle cose che più mi piacciono: esempi di successo di persone che mettono in piedi ecosistemi capaci di essere davvero sostenibili e davvero provvedere al nostro bisogno di cibo.

Ho letto e scoperto Veta la Palma due anni fa, quando ho visto questo video esilarante di Dan Barber pescato (il termine non è casuale:) dai TED del 2010.

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http://www.ted.com/talks/dan_barber_how_i_fell_in_love_with_a_fish.html

Per chi non sa cos’è TED, è una piattaforma che accoglie presentazioni di progetti e nuove idee da tutto il mondo e li raccoglie sul sito dove è possibile vederli gratuitamente in streaming. Il motto messo in pratica da TED è: le nuove idee meritano di essere condivise!

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Di che cosa si parla dunque? Il pesce ormai non è più “sostenibile” come alimento perché comprarlo significa incentivare una attività che sta estinguendo l’ecosistema marino. Questo è un evento veramente recente: negli ultimi 60 anni abbiamo pescato nei mari con la stessa logica usata per abbattere sistematicamente le foreste. Per non parlare del fatto che abbiamo, e stiamo, usando il mare come vasca di raccolta dei rifiuti radioattivi delle oltre 500 centrali atomiche di tutto il mondo. per 60 anni.

La conseguenza è che ormai nel mare c’è meno vita che in una tomba.

Ebbene, a Veta la Palma, alla foce del Guadalquivir, Spagna, Miguel ha creato un allevamento integrato basato sul principio che l’interrelazione tra animali e le

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piante garantisce una catena alimentare stabile, quando lasciato in pace di vivere, ottenendo come risultato non solo un’abbondanza di pesce meravigliosa senza ricorrere ai mangimi proteici, ma tutto questo a vantaggio (non a discapito) dell’ambiente, come risultato c’è un miglioramento della qualità dell’acqua e un aumento delle specie di uccelli, una volta scomparse. Una oasi faunistica che produce pesce per l’uomo!

Insomma, detto così sembra poca roba. E’ colpa mia: non lo so spiegare in maniera avvincente, me ne rendo conto.

La morale, secondo me, è che oggi 7 miliardi di persone devono far presto ad acquisire coscienza ambientale nei loro affari, e convertire le loro aziende, e coinvolgere altri con tutti i mezzi possibili, e agire cercando di massimizzare la biodiversità, e non il proprio capitale in banca.

Molti direbbero, belle parole, ma noi abbiamo un lavoro da dipendenti in aziende private, che se ne sbattono della morale ambientale. Che cosa potremmo mai fare?

Per esempio? Queste persone potrebbero lasciare il loro posto di lavoro e dedicarsi ad altro di più sensato. Come ho fatto io.

Tutto qui. Vedetevi il video che sono sicuro vi piacerà.

Riferimenti

Documento – Resoconto e altri link in pdf.

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