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Archive for the ‘Alimentazione’ Category

“Le notti d’autunno sono lunghe e fredde, il tempo sarebbe bene spenderlo a guardare la brace ardere, con le mani pigiate intorno ad una calda tazza di tè” (1). Ma io scrivo tanto per avere l’illusione di parlare a qualcuno, visto che non ho sonno, brace non ne ho da guardare e televisione neppure…

 ominidi

In famiglia stiamo passando dalla dieta occidentale all’alimentazione tradizionale. Ciò significa non tanto imparare cose nuove, quanto soprattutto decostruire l’immaginario di noi, popolo della società di mercato, risalendo, faticosamente, la china della cultura contadina che ormai solo una ricerca personale può rivangare. Non saremo comunque sicuri che il risultato di questa mutazione culturale personale conduca ad una alimentazione migliore, dato che il caos è grande in una cultura senza radici. La prova la darà il tempo. Le cavie siamo noi. Cominciamo dalla colazione, quindi. Quanto segue non è un articolo medico e non ha la pretesa di dare consigli su come sia meglio mangiare: non voglio alcuna responsabilità se finite per stare peggio di prima ;)

Parto dall’inizio (ma non divagherò per molto, promesso). Come ho maturato l’idea che ci fosse qualcosa che non andava nella colazione fatta di cappuccino e brioche? La risposta è che in realtà non si arriva a ripudiare il cappuccino e brioche perché ha un brutto sapore, tutt’altro! Lo si ripudia piuttosto con la stessa logica con cui il fumatore ad un certo punto ripudia la sigaretta: a monte del suo gesto egli ha già deciso, molto prima di prendere tra le dita l’ultima sigaretta, che da quel momento non fumerà più.

Il processo decisionale arriva dopo la ricerca delle notizie importanti a capire cosa è sbagliato e cosa non lo è. Fatto questo c’è il momento, altrettanto importante, di decidere quanto riteniamo importante la salute e cosa si è disposti a fare per mantenerla. Dopodiché quello che viene è una semplice conseguenza.

Per capire cosa c’è di sbagliato nella dieta occidentale basta guardare i dati statistici e vedere che tutti i mali più diffusi della società occidentale ricca sono collegati allo stile alimentare: infarto, problemi cardiovascolari, cancro, carie, diabete, obesità.

Per sapere qual è l’alimentazione corretta è necessario prendere subito le nostre coordinate: dove viviamo, in quale società, qual è la nostra storia. In altre parole:

Da dove veniamo?

E’ importante porsi queste domande perché per perseguire un’alimentazione il più possibile naturale è necessario disseppellire le abitudini alimentari dei nostri antecessori. Visto che il nostro organismo ha mangiato per secoli determinate cose, è ragionevole pensare che si sia adattato a quelle e ciò, se ce ne fosse bisogno, spiega anche perché le “novità” alimentari dell’uomo occidentale facciano male, sempre.

Detto questo, ecco io da dove vengo: Quelli della mia famiglia sono figli di migliaia di anni di discendenze contadine, adattate al clima mediterraneo, uomini praticanti caccia-raccolta, poi pastorizia, poi, a partire da 10 mila anni fa, agricoltura e allevamento. A mano a mano conoscevano meglio il territorio, selezionavano piante e animali che presentavano una migliore resa, frutti più saporiti e che si ammalavano meno. Dalle mie parti è pratica antica l’allevamento delle api, avere animali da corte come il pollame e possedere almeno un animale da latte: la capra. Tant’è vero che mio nonno aveva tutt’e tre queste risorse per autoconsumo. Questi elementi storici mi hanno aiutato a capire io cosa sono fatto per mangiare: di sicuro uova, latte e miele stanno nel mio DNA.

Il percorso evolutivo rilevante dovrebbe partire dalle origini e fermarsi al secolo scorso, escludendo la storia dell’alimentazione dal dopoguerra in poi perché genererebbe solo confusione: è da quel momento che è subentrato il caos alimentare e che la nostra cultura storica è saltata.

Quale decalogo migliore da seguire della ruota delle stagioni!

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Che farne della ruota delle stagioni? E’ un modo di sapere cosa è a portata di mano in natura in ogni mese dell’anno. Dopodiché, dice Fukuoka (pg 123), i cibi che si trovano a portata di mano sono i migliori per gli esseri umani, le cose che bisogna faticare molto per ottenere risultano poi le meno salutari di tutte. In altre parole: se uno accetta quello che trova a disposizione, tutto va bene.

Questo mi porta al discorso degli zuccheri: i migliori sono quelli naturali, al primo posto la frutta di stagione, poi latte e miele.

Il discorso potrebbe andare avanti, perciò approfondiremo in altro post. Per ora mi interessa chiudere questo discorso con l’intenzione iniziale: indicare in cosa consiste la nostra colazione, a valle di tre anni di cambiamento. Per i più studiosi rimando ai libri in bibliografia.

LA COLAZIONE CONSAPEVOLE

Bambini: latte crudo di capra, pane burro e marmellata, yogurt, saltuariamente miele, torta tradizionale.

Adulti: come sopra ma sostituire il latte con il tè o altra tisana.

– Il pane deve essere integrale, di grani teneri, con poco sale e fatto in casa (vedi a questo post come produrlo col forno domestico).

– Il latte crudo deve essere di sicura provenienza, in alternativa bollirlo in casa.

– Lo yogurt e la marmellata possono essere fatti in casa.

QUANDO LA TORTA NON SI FA COL PANEANGELI

La torta tradizionale è per noi la sostituzione definitiva a biscotti secchi, brioche, merendine, persino ai frolloni di Scapigliati che ci hanno accompagnato durante tutti gli anni di acquisti biologici a Firenze.

Andati a vivere in una nuova città, dove produzioni di biscotti nostrani non ce n’erano, ci siamo chiesti: ma i biscotti perché dobbiamo comprarli? E così abbiamo scoperto che erano una nostra ulteriore dipendenza, inutile, dall’esterno.

La ricetta riportata sotto è sufficiente per accompagnare una colazione per due persone per una settimana.

Il lievito

Niente più lievito acquistato. Pochi sanno che il famoso lievito da pasticceria non è altro che bicarbonato di sodio e acido citrico, per sostituirlo basta una punta di cucchiaino di bicarbonato di sodio e un cucchiaino di succo di limone. Se non avete limone al momento, usate un cucchiaio di succo d’arancia o pompelmo.

Il siero

Anziché il mezzo bicchiere di latte della ricetta, se avete del siero (avanza dalla preparazione del formaggio) usate quello: la torta verrà morbida lo stesso ma meno grassa.

LA RICETTA

– 100 g burro

– 150 g zucchero

– 300 g farina (metà bianca, metà integrale)

– Mezzo bicchiere di latte (o siero)

– 3 uova

Mescolate in un contenitore lo zucchero, i tre tuorli, il burro (precedentemente scaldato fino a squagliarsi del tutto) e il succo di limone. Montate a parte i tre albumi. Aggiungete poco a poco il latte e la farina, infine gli albumi. Mescolate bene per rompere tutti i grumi di farina. A piacere, se preferite, potete ora aggiungere della cannella, del cacao, dei pinoli. Quando avrete ottenuto un impasto omogeneo, denso, aggiungete il pizzico di bicarbonato e mescolate ancora bene per un minuto affinché non rimangano grumi, poi versate senza perdere altro tempo nel ruoto da forno. Cuocete per 45 minuti a 180°C.

Il ruoto deve essere stato preparato precedentemente spalmando del burro e poi su questo spolverandoci della farina, avendo cura di far andare la farina su tutta la superficie.

Questo assicura che il dolce non si attacchi al ruoto durante la cottura.

Nonostante questo, potrebbe succedere che appena sfornato, il dolce non sembri volersi staccare. Se è così consiglio di non forzare (rischiate di frantumarlo): lasciarlo raffreddare all’aperto per un’ora. Poi cominciate a fare le fette: dovrebbero potersi estrarre senza fatica e alla fine si potrà estrarre anche il resto del dolce.

Bibliografia

(1) M.Fukuoka, La rivoluzione del filo di paglia.

(2) M.Pollan, In difesa del cibo

(3) Articoli di Cristiano bottone sull’alimentazione:

http://montevegliotransizione.wordpress.com/progetto-alimentazione-sostenibile/breve-storia-dellalimentazione-umana/

http://montevegliotransizione.wordpress.com/progetto-alimentazione-sostenibile/il-decalogo/

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Spero di fare cosa gradita:

se siete interessati ad acquisti di agrumi salubri dalla Sila, bisogna prima creare una rete di acquirenti.

Il trasporto, durante il periodo di consegne, avverrebbe nella vostra zona di domicilio in giorno prefissato.
Non è solo una questione di acquisto singolo, ovviamente: chi vuole avere la consegna vicino casa deve impegarsi a creare una vera rete di acquirenti. Che ne dite di dirlo, ad esempio, alla prossima riunione di condominio? (Tataan :)
Allego il progetto, bellissimo, di Anna Maria.
Rispondere direttamente a lei, se interessati.

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Saluti e diffondete.

Emmanuele.

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E’ TEMPO DI CRAUTI…

E’ tempo di mandare un post sulle fermentazioni domestiche che più conviene fare a casa per tante ragioni, tra cui la semplicità: i crauti, Sauerkraut in tedesco, in Germania sono un’istituzione accompagnati da una Weissbier. Tuttavia pochi tedeschi sanno come si fanno, ed è un gran peccato: ogni anno migliaia di tonnellate di crauti industriali sono consumati in centro Europa e nel mondo, dando vita ad un enorme ciclo economico industriale di produzione, lavoro umano, inquinamento e trasporto, quando si potrebbe invece farla diventare un’attività domestica come quella della panificazione.

Lo scopo infatti dovrebbe essere quello di riappropriarci della sovranità alimentare, cioè di provvedere da noi stessi al nostro cibo, senza demandarlo al mercato (e senza pagarlo tanto caro).

FOTO_IN CAMMINOCi sono ovviamente tonnellate di siti di cucina curati da esperti che spiegano molto meglio di me l’argomento, ma io non mi scoraggio (come al solito :)

PERCHE’ FERMENTARE LA VERDURA

Anche se non è molto diffusa in Italia, la tradizione centro-nord europea delle verze fermentate dovrebbe entrare dritta dritta nella dieta mediterranea, perché in Italia ci sono sia le condizioni climatiche tutto l’anno per fare ottimi crauti, sia perché è una terra dove la materia prima (verze e altri ortaggi) crescono senz’alcun problema.

Perciò non c’è cosa migliore per chi ha l’orto domestico di piantare verze in estate, raccoglierle in autunno (cioè ora) e mangiare crauti per tutto l’inverno!

Anche chi non ha l’orto, né ha accesso a prodotti bio, può comprare verze prodotte industrialmente e facendo i crauti può mangiare un ottimo prodotto bio (questo fatto, che ha del miracoloso per chi non conosce il fenomeno delle fermentazioni, viene spiegato poco più avanti).

Perché mangiare crauti? Eccone alcuni benefici:

  • le fermentazioni eliminano le sostanze nocive dal cibo;
  • conservano i nutrienti già presenti (ad es. le vitamine) e ne producono di nuovi (ad es. acidi organici, omega3, omega6);
  • rendono commestibili i prodotti che originariamente non lo sono perché pieni di tossine (come ad es. la cassava) aiutando a risolvere problemi alimentari nei Paesi deboli;
  • i fermenti non hanno bisogno di essere conservati in frigorifero (risparmiando energia);
  • i fermenti trasformano lattosio e altri zuccheri complessi in acidi di più facile assimilazione per persone intolleranti;
  • ultimo ma non meno importante, la nostra dieta senza cibo vivo diventa carente delle sostanze necessarie ad assicurare in ogni periodo dell’anno il corretto equilibrio e quindi la salute. Mangiare solo cibo di supermercato (che è quasi sempre morto: sterilizzato, pastorizzato, congelato ecc) significa assumere calorie vuote, senza vitamine e senza micronutrienti, questo perché le regolamentazioni alimentari impongono una “sicurezza” sul cibo commercializzato, il che significa agire sul cibo con processi che uccidono i batteri. Quindi: si può recuperare la fauna batterica mangiando fermenti.

INGREDIENTI DI PARTENZA

Prendete delle verze. Tuttavia, come indica lo stesso termine kraut, la ricetta dei crauti significa genericamente verdure fermentate, perché allo stesso modo si possono usare come ingrediente di partenza oltre alle verze: carote, cipolle, agli, ravani, ravanelli, mele, scorzobianca, scorzonera, zucche, cetrioli, peperoni, asparagi, zucchini, melenzane, sedano, porri, cavoli rapa, rape (solo la parte radicale), barbabietole. Insomma vanno bene tutti i fusti e le radici (evitate anche le patate per questa volta).

cavolo-cappuccioIniziare a fare i crauti usando il cavolo cappuccio: si presta meglio di tutti allo scopo.

La tipologia di ingredienti da escludere sono invece: le leguminose, i frutti troppo acquosi (come i pomodori e le angurie) e la parte fogliare delle verdure (lattuga, scarola, spinaci, rucola, ecc.).

UNA STORIA SOFFERTA: IL BOCCACCIO DI TERRACOTTA

Un tema ampio occupa mio malgrado il contenitore dove mettere a pressare i crauti. E’ l’unico oggetto veramente necessario. La cosa migliore è avere un contenitore di terracotta come quelli usati in sud Italia per preparare le alici sotto sale, avete presente? Bisogna procurarsene di diverse capacità, ad esempio da 1 a 3 litri.

E’ difficile oggi recuperarlo, parlo per esperienza, e la recessione in Italia sta facendo fallire i pochi vasari ancora in attività. La perdita di quest’artigianato è una cosa drammatica.

Senza ripescare troppo nelle cronache di questi anni, basti pensare che ho provato addirittura a farmelo da solo il boccaccio, comprando creta e vernice impermeabilizzante. Ho cercato vasari, artisti della ceramica, ho negoziato con loro per ottenere vasi adatti allo scopo, fatti secondo le mie istruzioni. Con gli artisti non vale la pena contrattare: lavorando su commissione chiedono troppi soldi per un oggetto che dovrebbe costare al massimo 20 Euro. La richiesta più alta l’ho ricevuta qui a Lugano: oltre 60 Euro per un vaso di terracotta smaltata di 20 centimetri d’altezza.

Alcune alternative efficaci sono i boccacci di vetro, purché siano di forma cilindrica e abbiano una bocca larga adatta allo scopo.

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Mi sono procurato i boccacci qui sopra in paesi di mare come Marina di Camerota e Palinuro (miei luoghi di origine, dove l’isolamento ha reso frammentario l’arrivo della globalizzazione e dei cinesi), dove i millearticoli (detti mesticherie in Toscana, o casalinghi in altre parti d’Italia) ancora vendono di questi oggetti.

Attenzione se comprate vasi di manifattura estera che non sono a scopo alimentare, potrebbero essere stati verniciati con prodotti a base di piombo.

LA PREPARAZIONE

Affettate i crauti in striscioline (non devono rimanere foglie intere, ma listarelle sottili, un poco come si fa per preparare le melenzane sott’olio), poi cominciate a introdurli nel contenitore e a pressarli. Ad ogni strato di verdure spolverate con una presa di sale.

Mettete uno trato di verdure e spolverate col sale, poi pressate col pugno più forte che potete (vedrete uscire già l’acqua dalla verdura), poi ripetete l’operazione, e così via, fino a traboccare dal contenitore. A questo punto mettete un separatore (ad esempio un piatto) e pressate con un peso sopra di 5Kg. Lascerete questo stato di cose per tutto il tempo della salamoia: 2-8 settimane.

Nelle successive 24 ore deve accadere che le verdure vengano sommerse completamente dall’acqua. Se questo non succede dovete aggiungere voi stessi dell’acqua salata, assicurandovi di bollirla prima, per eliminarne il cloro (*). Le dosi sono: 2 cucchiai rasi di sale per ogni litro d’acqua.

(*) si può evitare di bollire l’acqua (energia sprecata!) lasciando l’acqua in una bottiglia di vetro esposta alla luce diretta del sole per una giornata.

Una volta partita la fermentazione, cioè dopo le 24 ore (non vedrete nulla inizialmente, confidare nella vita batterica che è dappertutto), da ora in avanti dicevo, l’unica regola da seguire è il continuo monitoraggio e agitazione delle verdure:

Due volte al giorno (mattina e sera, ma io lo faccio anche solo una volta al giorno) smuovete il peso che avete messo sopra facendo uscire le bollicine d’aria che via via si formano sott’acqua. I primi due-tre giorni dovrebbero uscirne parecchie, poi il fenomeno si riduce.

Potete tenere tranquillamente il recipiente in cucina, su un tavolo, lontano dalla luce diretta del sole (io ho ricavato uno spazio sul balcone dove poterle lasciare indisturbate: vivo lontano da strade trafficate e da fonti inquinanti).

Con l’andare delle settimane sulla superficie dell’acqua si formeranno prima schiuma, poi muffe di tutti i tipi. E’ normale, nessun pericolo! L’importante è che i crauti rimangano lontani da ciò, sommersi per almeno un paio di centimeti sotto il pelo dell’acqua. Abbiate comunque cura di schiumare (cioè ripulire) con le mani o con uno straccio tutto questo per avere sempre un ambiente ben pulito. L’importante inoltre è non rivoltare violentemente, provocando il mescolamento di queste muffe con i crauti sottostanti.

Altro accorgimento è coprire il contenitore con un panno, per evitare che vi vadano a finire dentro insetti e polvere.

Quindi il castello dovrà essere nell’ordine (vedi foto sotto): contenitore, crauti, poi il tappo per pressarli (se serve, come distanziatore, mettete sopra il tappo anche un barattolo di vetro pulito, avendo cura di togliergli etichette varie), sopra a questo barattolo mettete il canovaccio, poi il peso.

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Tutta questa procedura sembra laboriosa, ma non lo è. Basta trovare l’attrezzatura giusta e collaudarla. Il tutto toglie solo qualche minuto di tempo ad essere approntato.

LA SALAMOIA

La quantità di sale dipende da quanto velocemente vuole essere fatta la fermentazione.

In genere sappiate che la fase della salamoia dura un mesetto, ottenendo crauti molto acidi. Se si mette meno sale la fermentazione avverrà più velocemente, con più sale rallenterà. D’inverno la temperatura bassa fa rallentare la fermentazione, quindi in genere si usa mettere meno sale.

Io uso poco sale, il meno possibile (non mi piacciono i crauti troppo salati). Questo significa che metto in estate poco più di un cucchiaio raso di sale per mezzo chilo di verdure fresche, in inverno leggermente meno.

Una discreta dose di sale ci vuole sempre. In mancanza totale di salatura non avviene più la fermentazione, ma piuttosto le verdure rischiano di irrancidire e dovrete buttarle.

Il sale deve essere senza iodio aggiunto (che è un inibitore di fermentazione), senza antiagglomeranti né conservanti.

LA PRESSATURA

Il distanziatore migliore da mettere tra le verdure e il peso sovrastante è un tappo di legno (non usate legno comprato, ma solo legno naturale!). Sopra questo è meglio sovrapporre anche un barattolo di vetro o un bicchiere.

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Questo distanziatore di legno l’ha fatto mio padre (falegname) usando legno d’ulivo naturale di sicura provenienza (la pianta era nostra) e corredandolo di due scanalature per aiutarmi a estrarlo dalla salamoia con due dita. Ottima riuscita.

Come peso si può usare un boccione di vetro riempito d’acqua, oppure un peso da palestra, piccolo e maneggevole. Abbiate fantasia e usate quello che avete già in casa!

Alternative meno ortodosse di pressare le verdure, ma efficaci ugualmente, sono mostrate sotto (dal libro di Sandor).

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LEVARLI DALLA SALAMOIA E SERVIRLI

Mentre il resto dei crauti rimagono in salamoia, una prima parte potete cominciare a toglierla e provarla. Se le verdure hanno ancora il loro sapore (es. le cipolle), non sono pronte. Se invece il sapore è completamente trasformato, vuol dire che potete già mangiarle.

Vedrete che zaffata violenta di acido verrà fuori quando li togliete! E’ acido lattico, salutare e ricco di molte altre sostanze vive benefiche, tra cui vitamine (è proprio l’ambiente acido a preservare queste sostanze a lungo).

Strizzateli prima con cura (la salamoia è un’acqua estremamente salata e sgradevole da bere, tuttavia i tedeschi lo fanno!), poi serviteli direttamente condendoli se preferite con olio d’oliva, come un’insalata fredda. Non aggiungete aceto, limone o altro acido, ce n’è già abbastanza!

Una volta tolti dalla salamoia e strizzati, quelli che rimangono possono essere conservati in frigo per qualche giorno, poi ammuffiscono. In effetti è meglio togliere solo la dose che pensate di mangiare: la restante parte può rimanere al sicuro sott’acqua, lontano da muffe indiscrete.

Seminari

Mi piace chiamarli seminari: significa in qualche modo piantare dei semi. : ]

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Effettuo seminari di fermentazioni (eccone uno recente) nella zona dove vivo (vivevo!) affrontando in una unica giornata sia la teoria che la pratica.

In genere il programma prevede una-due ore di seminario con dimostrazione pratica la mattina e poi pranzo conviviale.

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Oltre ai crauti, nei seminari si può mostrare come fare yogurt, pane, ricotta, formaggio.

Sono disponibile a organizzarne altri con l’obiettivo di diffondere il cambiamento. Contattatemi se avete da proporre delle date o delle collaborazioni.

Riferimenti

– Sandor Ellix Katz, Wild fermentation, libro impareggiabile sulle fermentazioni (solo in Inglese, ma lo sforzo di leggerlo in madrelingua viene ampiamente ripagato!)

Fermentations in food processing (solo in Inglese), articolo scientifico estremamente approfondito che tratta dei benefici delle fermentazioni.

Video trailer su un seminario di Sandor sulle fermentazioni (solo in Inglese, con sottotitoli)

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Ho tagliato la caciotta!

Dopo una stagionatura di 2 settimane si presenta perfetta da mangiare accompagnata da pane alle noci appena sfornato e… miele!

Il mio primo vero formaggio, ottenuto da caglio (e non con la “finta” cagliata tramite aceto che comunque ho provato in passato) è andato benissimo: con 5L di latte vaccino ho ottenuto 1Kg di cacio. L’ho fatto stagionare su di un tagliere all’interno di uno scatolo di legno con le zanzariere alle due piccole aperture di areazione. E’ stato sul terrazzo, al riparo dal sole (avessi avuto la cantina!)

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Non l’ho immerso in salamoia il primo giorno ma piuttosto l’ho soltanto massaggiato col sale ripetutamente, tre-quattro volte nei primi tre giorni. Mi ha dato conferma una contadina che ho conosciuto al mercato italiano di Ponte Tresa: lei le caciotte da meno di un chilo non le mette in salamoia. Facendo quesa cura di sale ha spurgato molta acqua che ho fatto colare inclinandolo sul tagliere.

Alla fine non è diventato molto salato, al contrario!

Non si è formata muffa. Si è al contrario formata una pasta grassa molto succulenta sulla buccia.

L’ultima settimana l’ho oliato con un panno imbevuto di olio d’oliva: è diventato ancora più aromatico.

Anche mia figlia di due anni se ne mangia a fettone la sera insieme a me.

Devo scrivere un post più rigoroso con la ricetta, appena mi è possibile staccare dal lavoro di mammo. Saluti e, a prenotazione, potrete assaggiarne anche voi.

: )

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Cari tutti, dopo quasi un anno (un anno!) dal pane-day riprendo il programma di decrescita targato non più solo IN CAMMINO ma anche Gassingrasso (il Gas di Novoli) e Permaculturafirenze (poi vi darò altri riferimenti al seminario per chi è interessato).

Per il prossimo appuntamento saremo felici io e famiglia di potervi invitare a passare qualche ora con noi, Domenica 7 Aprile in via di Novoli, Firenze: 

Giornata di autoproduzione
e buone pratiche di decrescita:

LABORATORIO DI FERMENTAZIONI 

ore 11:30 

e PRANZO CONDIVISO

 ore 13:00

Ritroviamoci insieme per un piacevole pranzo condiviso preceduto da un’allegra lezione per chi vuole cominciare a fare fermentazioni in casa.

Faremo una dimostrazione pratica di yogurt e crauti, assaggeremo il risultato e infine potremo portarci a casa le informazioni necessarie a continuare l’esperienza in famiglia!

Se puoi, porta qualcosa di cucinato per contribuire al pranzo e non dimenticare il piatto e le posate personali :) 

 
QUANDO / DOVE

 

Domenica 7 Aprile 2013, dalle 11:30
Parrocchia San Donato in Polverosa,
via di Novoli, Firenze

vedi mappa

 

INFO
Emmanuele – ecammarano@gmail.com – 3472364475

 

Trovate a questo link il volantino con il programma. A presto.

volantino_2013-04-07

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Gli ortisti Via del Carota sono un gruppo di persone che da tre anni coltivano insieme un orto sinergico a Via del Carota, Bagno a Ripoli (FI). Si ritrovano una o due volte a settimana, generalmente mercoledì e sabato previa organizzazione (perché non c’è un  calendario fisso e il gruppo si auto-organizza in base alle esigenze) portando avanti il ciclo completo di semina, coltivazione e raccolta degli ortaggi.

Coltivare la terra è un’attività comunitaria e come tale dovrebbe essere vissuta, è un’attività che crea legame con i cicli naturali, rende consapevoli delle risorse che abbiamo e l’energia necessaria ad ricavarle, permette di fare esercizio fisico e ottenere un raccolto, permette di capire da dove viene il nostro cibo, di conoscere la stagionalità delle specie di piante d’uso alimentare e il modo migliore di cucinarle (la cucina vista come naturale conseguenza dell’orto). Per tutte queste ragioni il gruppo di persone che si avvicendano a Via del Carota danno un valore molto alto a tutto quello che significa l’orto che stanno coltivando.

L’idea è condividere le spese di sementi e di materiali (quando ce ne sono) e al momento del raccolto distribuirlo in modo equo ai partecipanti. La proprietà mette gratuitamente a disposizione il terreno senza oneri di affitto in cambio di una condivisione del lavoro necessario alla gestione.

Milena, che traina il progetto dell’orto e che è proprietaria del terreno, ha fatto nascere anche una associazione denominata Via del Carota, che organizza corsi di orticoltura, cucina, danza, cucito, bidinamica e altro, facendo da catalizzatore a chi ha interesse alle pratiche sostenibili e di alimentazione naturale.

Il Circolo di Studio organizzato a Via del Carotanella nella primavera-estate 2012.

Io e mia moglie facciamo parte del gruppo da quasi un anno. Abbiamo contribuito a fatto nascere in questi mesi diverse iniziative intorno a questa realtà, che includono il circolo di studio sulla Permacultura e il corso di progettazione di 72 ore tutt’ora in via di svolgimento.

Ieri 28 settembre ci siamo ritrovati con alcune persone dell’Associazione Basilico provenienti dall’ecovillaggio Corricelli (Marco, un progettista di permacultura e Marilia, una docente della Scuola di Orticultura Sinergica) per presentare il gruppo e discutere di possibili sviluppi del progetto.

L’orto di Via del Carota è solo uno dei numerosi orti sinergici nella cintura agricola intorno a Firenze, e ha come tutti gli altri un’enorme potenzialità se si risuscisse a far funzionare una rete di comunicazione e scambio tra i vari orticoltori. Quello di cui parlo è già stato sperimentato in più Paesi, da dove arrivano esempi di reti di scambio come quelle che riporto di seguito.

GROWTH THE PLANET

Progetto Orti in Condotta (per le scuole).

Mappa del Mondo nuovo, dove potete segnalare il vostro orto e scambiare esperienze e idee.

PER SAPERNE DI PIU’

  • Cibo locale, Rob Hopkins e Tamzin Pinkerton, in italiano, libro molto recente che passa in rassegna numerosi progetti di cibo locale tra cui gli orti condivisi.

  • Introduzione all’orticoltura sinergica | Link.
  • Corsi di orticoltura sinergica organizzati dalla Scuola Emilia Hazelip | Link.

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Il mio Gas di Firenze ha dedicato una pagina del sito alla giornata del pane, in cui spiega con maggiori dettagli il metodo della noce (io non l’ho fatto).

www.gassingrasso.altervista.org/laboratorio-del-pane.html

Foto del pane

Sotto, il risultato della panificazione di gruppo!

Compiti a casa

E questo è il compito a casa di uno dei membri che ha partecipato al laboratorio. Ammirate il risultato della sua panificazione:

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