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Archive for febbraio 2018

La donna non si è mai emancipata: è diventata un uomo

La donna non si è mai “emancipata”.

Viviamo nella società più maschilista: la lingua è maschilista (al plurale si usa il maschile per entrambi i sessi), il potere è maschilista, la politica è maschilista, la guerra è maschilista.

Quello che è successo è che nella società più maschilista, quella europea contemporanea, la donna, che non ha mai avuto diritti al pari dell’uomo, ha cominciato a pretendere di risalire la piramide venendo considerata maggiormente. Per ottenerlo il ricatto era semplice: diventare un uomo.

E così è stato. La donna ha cominciato ad essere inclusa nei lavori, nelle retribuzioni, delle lotte sindacali e non ultimo nella scala del potere, quello vero, quello di banche e politica, comportandosi esattamente con la stessa mascolinità omicida insita nel maschio.

Con una bella differenza però, che l’uomo agiva così perché era nella sua natura di maschio di branco. Cacciatore e violento. La donna invece il testosterone non l’aveva e non era nella sua natura comportarsi così.

Non esiste più tabù in merito: ora sta alla donna entrare nelle lobby del potere e qualche volta qualcuna c’è riuscita (un esempio a caso: Clinton).

Ma questo è stato pagato a caro prezzo dalle vittime: non esistono più le donne.

La donna, la mamma, non esiste più. Il suo ruolo è ormai snaturato.

La donna vera dovrebbe essere mamma. Quello che si vede in giro nella società del consumo sono una specie di baby-sitter truccate da prostitute e piene di cose inutili in borsa. Svogliate, viziose, estraniate dalla vera cura familiare e, per questo, maggiormente frustrate e sadiche. Con una gran voglia di fargliela pagare a questi uomini (che possono essere il marito, il capufficio, il cognato ecc.).

La donna vera dovrebbe fare la mamma. La mamma si distingue dalla baby sitter perché si dedica alla costruzione di una famiglia. Lo fa con un legante fondamentale: l’amore.

La vera mamma

La vera mamma ama tutti i membri della famiglia e lo mette in pratica col servizio. Serve i figli, giocando con loro. Serve il marito, stirandogli i pantaloni. Nutre i neonati col proprio latte. Si dedica alla famiglia e non semplicemente a se stessa. È un essere divino per questo e per questo è stato tanto divinizzato da tutte le religioni e società, vedi ad esempio la figura della Madonna.

È in questo ruolo tanto importante, tanto diverso dal ruolo del maschio, che la femmina completa e rende perfetta la famiglia. Non c’è alcuna colpa e nessun peccato nel servire: l’uomo d’altra parte si spacca la schiena nel lavoro. Non c’è niente di male neanche in questo: così tiene buono il suo bisogno ormonale di violenza.

La donna ormai si comporta quindi come un alter homo. Vuole essere prevaricatrice e potente come lui.

La società veramente paritaria quale sarebbe?

Una società dove la donna si è emancipata davvero è una società dove metà dei soldi devono andare agli uomini come stipendio per il loro lavoro, l’altra metà alle donne come stipendio per fare le casalinghe.

Una società davvero paritaria è una società dove le decisioni politiche devono essere prese per metà in parlamento, per metà in casa. Dove non è ammesso avere eserciti (la guerra è maschilismo sfrenato). Dove non dovrebbero essere ammessi ginecologi maschi, ma solo matrone. Dove non dovrebbe essere ammessa quella chemioterapia dei cervelli dei bambini che sono le scuole statali italiane, ma diffondere l’educazione in casa e in famiglie allargate.

È questo il vero tabù di oggi, la scomoda verità. Il maschio domina ancora, e le donne sono diventate come lui. La società dovrebbe servire la donna, la donna servire la famiglia.

In tutto questo la famiglia non esiste più come entità. Con tutto questo sovvertimento di ruoli, è scomparsa.

Le vittime

I figli e i padri.

I figli: perché le femmine maschilizzate non sono più mamme, non allattano, non servono la famiglia, non rispettano i mariti e i mariti non rispettano loro di ricambio.

I padri: perché in questo caos la figura che è sparita non è solo la mamma, ma anche il padre.

La società maschilista non ammette il padre.

Un uomo che ha bisogno di interrompere gli affari, la carriera, fare un beak e uscire dall’ufficio, non è ammesso.

La società del consumo non ammette che un uomo si dedichi per due anni della sua vita alla cura della neonata prole e se lo facesse, viene inquisito silenziosamente e ipocritamente dal formicaio.

Nessun padre riceve stipendio per fare il lavoro di cura dei figli, eppure dovrebbe essere così.

Nessun padre viene considerato importante dalle donne.

Nessun padre viene viene considerato un membro essenziale della società.

I padri che si dedicano ai figli vengono chiamati mammi, come se la mamma fosse l’unico essere vivente responsabile del ruolo familiare! Come se la dualità dei genitori fosse diventata prerogativa solo di chi partorisce. Ma ormai neanche il parto esiste più: è arrivato il cesareo signore e signori!

Rimango attonito davanti a tanta trasformazione e soprattutto vedendo che tutto conserva una maschera di normalità, di decenza, in una società di persone solitarie, estraniate, che dovrebbe ricominciare invece daccapo.

 

 

 

 

 

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